Romiti, Mattarella: "Fu protagonista di una controversa stagione del capitalismo italiano"
Cesare Romiti in una foto del 2006 (agf)
Il messaggio di cordoglio del presidente della Repubblica per la scomparsa del manager. E quelli del mondo sindacale, imprenditoriale e politico. John Elkan: "Merita un posto di riguardo nella storia della Fiat"
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ROMA - Tanti i messaggi di cordoglio dal mondo economico e politico per la morte di Cesare Romiti. A cominciare da quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Scompare con Cesare Romiti un importante protagonista di una impegnativa e controversa stagione delle relazioni industriali e del capitalismo italiano, in presenza di profonde trasformazioni dei mercati internazionali e di spinta a modifiche negli assetti del nostro Paese. Amministratore di importanti imprese, recò al gruppo Fiat la sua esperienza di uomo della finanza, contribuendo a consolidarne la presenza nel settore automobilistico e a diversificarne le attività. Ai suoi familiari esprimo sentimenti di partecipazione al lutto che li ha colpiti".
"Nei tanti anni vissuti accanto a mio nonno, Cesare Romiti ha affrontato con coraggio momenti difficili, e per questo merita un posto di riguardo nella storia della Fiat. Vorrei anche ricordare il dr. Romiti con riconoscenza personale, per avermi accompagnato nei primi anni della mia vita professionale", ha commentato il presidente di Fca, John Elkann.
Cordoglio è stato espresso dalla sindaca di Torino Chiara Appendino a nome della città.
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Il mondo sindacale e imprenditoriale
La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha affidato il suo messaggio a Twitter: "Cordoglio della Cisl per la scomparsa di Cesare Romiti. E' stato sicuramente un protagonista del capitalismo italiano, per lunghi anni interlocutore del sindacato alla Fiat, in una stagione difficile, caratterizzata da aspri conflitti sociali e da pesanti riorganizzazioni".
Raffaele Bonanni, ex leader dello stesso sindacato, ricorda che Romiti "è stato molto duro negli anni della sua gestione di Fiat con licenziamenti brucianti". "Abbiamo avuto molti contrasti. Quando firmammo l'accordo con Marchionne, si schierò contro quell'accordo dicendo che sarebbe stato un fallimento e che non era un vero piano industriale. Poi, invece, andò bene. Ma credo che fosse un po' di competizione tra manager di diversa generazione", aggiunge. E conclude: "Un'importante e forte personalità. Duro nella sua attività. Era un'altra Italia, dove la Fiat e Confindustria contavano moltissimo. Quella rudezza derivava in parte dai livelli potere che aveva".
Per Luigi Angeletti, ex numero uno della Uil, "era una persona di grande linearità che non ha mai fatto scelte sotto l'impulso politico ma è stato sempre razionale e ha gestito una grande impresa come la Fiat con grande razionalità. Ha dovuto fare scelte difficili negli anni Ottanta per salvare l'azienda e ci è riuscito".
Il presidente di Confindustria piemone, Marco Gay, ricorda "un protagonista dell'industria italiana" che "ha guidato la Fiat in fasi diverse, dalla crisi petrolifera degli anni '70 fino al serrato confronto sindacale che ebbe nella 'marcia dei quarantamila' il suo apice". "Come manager - prosegue - ha portato l'azienda torinese a primeggiare in Europa e si è distinto per un approccio sempre diretto e pragmatico. Oggi ci lascia un uomo che ha contribuito a rendere Torino e il Piemonte un'area di eccellenza e di riferimento per tutto il settore automotive a livello mondiale".
In un posto su Facebook Goffredo Bettini, della direzione nazionale del Pd, racconta la sua esperienza con Romiti, che conobbe all'epoca delal costruzione dell'Autditorium di Roma: "Era un capitalista, non di rado duro; ma era anche un galantuomo, intelligente, attivissimo e nei giudizi libero e franco. Non era un funzionario della Confindustria, o un portaborse illuso di poter far politica... Un borghese di altri tempi, che nella vita partendo da condizioni difficili, ha saputo lasciare un segno che difficilmente potrà essere dimenticato. Anche dalla parte, la mia, che non di rado lo combattè nel periodo tormentoso della crisi della Fiat. Quando Berlinguer andò davanti alla fabbrica occupata per difendere i lavoratori".
Il presidente di Italia Viva Ettore Rosato ricorda "il manager che ha riportato in alto la Fiat, che ha contribuito a scrivere pagine importanti dell'economia italiana. Un uomo dal carattere forte, una persona capace". "Con lui - conclude il vice presidente della Camera - se ne va un pezzo di storia dell'industria italiana".
Anche la vice ministra dell'Economia Laura Castelli (M5s) sottolinea come Romiti sia stato "uno dei più importanti e influenti manager che l'Italia abbia visto, in grado di segnare la storia del gruppo torinese ma non solo".
Per Paolo Savona, con Romiti "scompare un altro dei grandi che hanno guidato il Paese in posizione di rilievo nel mondo". Il presidente della Consob fa poi un'analisi politica dell'operato del manager: "Alcuni lo considerano un personaggio controverso, io non posso che parlarne bene per almeno tre motivi. Si circondava di personaggi colti di diversa tendenza politica e li stava a sentire, anche se, ovviamente, non sempre seguiva i loro consigli; creò e ospitò più volte le riunioni del Club dei 12, che la stampa considerò un gruppo influente sul piano politico. Erano gli anni della rivolta sindacale, delle Brigate Rosse, del sorpasso comunista e della crisi petrolifera. L'Italia era alle soglie della dissoluzione. Non so se le discussioni in quel Club ebbero un ruolo, ma la Marcia dei quarantamila a Torino, da lui propiziata, rappresentò una svolta della politica italiana che Bettino Craxi raccolse con abilità".