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maggioranza in bilico

Governo, il Pd blinda Conte e avvisa Renzi: "Non c'è alternativa"

(ansa)
Zingaretti affida la linea a Bettini: "Pronti a contarci in Parlamento". Anche il M5S d'accordo. Il leader di Iv: "Nuovo Recovery? Lo leggeremo, intanto vogliamo un sì sul Mes
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ROMA - L'altolà del Pd a Matteo Renzi arriva con le parole di Goffredo Bettini. Che alla domanda del giornale on line Tpi sul fatto che Giuseppe Conte possa cadere, risponde: "Per andare dove? Verso l'avventura, il trasformismo, coalizioni incerte e improvvisate?". Il consigliere di Nicola Zingaretti arriva a definire il premier "il pilastro dell'attuale alleanza, che ha lavorato bene e che per il Pd non ha alternative". Di più, quello che auspica, Bettini, è che la coalizione venga rilanciata "per dare ancora più certezza e serenità agli italiani".

Ma non c'è nulla di certo, nulla di sereno, in una crisi di governo che piomba sul Paese in piena pandemia, con il coprifuoco alle 22, i ristoranti chiusi la sera, le scuole superiori che non sono in condizioni di ripartire in presenza, un calendario vaccinale ancora da definire. L'unica cosa certa è che il Partito democratico ha smesso di assistere alla verifica di governo "a braccia conserte", come aveva detto il suo segretario, in una sorta di posizione di terzietà rispetto al presidente del Consiglio e al leader di Italia Viva. Ha deciso invece, insieme al Movimento 5 stelle, di inviare a Matteo Renzi un messaggio chiaro: nessun trucchetto sarà accettato. Nulla potrà accadere, che non sia un rimpasto per rinforzare la squadra dell'esecutivo. O tutt'al più un Conte ter. "Se qualcuno intende rompere, sarà il Parlamento, e poi eventualmente gli elettori, a decidere se dovrà continuare a lavorare al servizio della Repubblica", dice sempre Bettini. Parole che Renzi legge come una minaccia. E che indica come il chiaro segno della volontà di andare avanti senza di lui, con un gruppo di responsabili in Parlamento. Individua addirittura in Renato Brunetta uno dei possibili "pontieri" al lavoro su una soluzione.

Il punto però non è questo. L'idea che si possa creare una maggioranza che lo stesso vicesegretario del Pd Andrea Orlando definisce "friabile" non piace neanche ai dem. Il vero obiettivo è togliere le carte dalle mani dell'ex premier, che gioca - da giorni - al rialzo. Senza far capire neanche a chi gli ha parlato nelle ultime ore quale possa o debba essere il punto di caduta. Il Pd non intende lasciare nelle mani di un partito del 2 per cento le sorti della legislatura, dicono i suoi ministri; Italia Viva vuole usare al meglio le sue truppe parlamentari, stando ai numeri odierni ancora fondamentali per la maggioranza; quanto ai 5 stelle, rinvigoriti dal messaggio di Beppe Grillo che ha ricordato le parole di Cicerone contro il congiurato Catilina, sembrano aver ritrovato fiato e dicono - attraverso l'eterno reggente Vito Crimi - "abbiamo piena fiducia in Conte, i partiti facciano mezzo passo indietro". Nonostante i loro senatori, interpellati su questo qualche giorno fa, abbiano tentennato non poco sulla linea "o Conte o voto". Non sposandola del tutto.

Le urne non le vuole il M5S e non le vuole Grillo, su questo nelle interlocuzioni di queste ore il fondatore è stato chiaro. Appoggia Conte nella sfida, però. Di fatto chiede, insieme al Pd, che Italia Viva metta un argine alle pretese e non vada oltre quel che Palazzo Chigi è pronto a concedere. "Se Conte vuole andare in aula per fare la conta dei responsabili, ne ha il diritto, forse il dovere", dice Renzi alle nove di sera al Tg2 Post. E annuncia che sul Mes, IV non tornerà indietro: "Mettere più soldi sulla sanità significa avere un vaccino in più, salvare vite. Domani presentiamo un documento in cui chiediamo Mes sì o no? Non ci hanno ancora risposto". Torna a proporre di vaccinare gli insegnanti già dalla prossima settimana, per consentire l'apertura delle scuole superiori in presenza (ma a tenerle chiuse non è solo il rischio di contagio tra i docenti). Sostiene di non aver alcun interesse per altri posti di governo, ma di essere pronto a perderne "se le nostre idee fanno schifo". Dà di fatto appuntamento al vertice tra i capidelegazione di stasera. Lì si capirà se, sul Recovery e su tutto il resto, c'è ancora la possibilità di un accordo. O se invece il passaggio in Senato sarà il western che l'ex premier immagina.

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