Politica

Pd, duello social sull'intergruppo con 5S e Leu: Orfini lo attacca e Bordo lo difende

Matteo Orfini (ansa)
L'iniziativa che vuole blindare il governo Draghi riporta alla luce vecchie ruggini e fratture fra correnti. Intanto il deputato di Leu Erasmo Palazzotto lascia Sinistra italiana dopo il no al nuovo esecutivo e chiede un'alleanza stretta con dem e grillini
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ROMA - L'intergruppo fra Pd, M5S e Leu al Senato fa litigare i dem e suscita l'invidia di Giorgia Meloni che ne vuole fare uno nel centrodestra. Progetti legati alla nascita del governo Draghi che provoca scossoni ovunque. Per esempio, Erasmo Palazzotto, deputato di Leu, lascia Sinistra Italiana dopo il no al nuovo esecutivo. E fra le motivazioni, il deputato indica anche "la necessità di consolidare un'alleanza politica che ritengo strategica per il futuro del Paese, quella tra LeU, il Pd e il M5S".

Ma è nel partito di Nicola Zingaretti che lo scontro è più aspro e riporta alla luce vecchie fratture e divisioni fra correnti che sembravano dormienti. La critica più dura all'idea di creare un coordinamento parlamentare con un occhio alle prossime elezioni amministrative, arriva, infatti da Matteo Orfini e i suoi Giovani Turchi.

 

Il deputato dem, presidente del Pd dal 2014 al 2019, sentito Mario Draghi spiegare ai senatori il suo programma di governo ha subito twittato un ironico: "Un ottimo inizio (Mi scuso per non aver consultato l'intergruppo prima di dirlo)". Seconda puntata di un attacco partito ieri, a caldo, quando Orfini aveva bocciato l'idea dicendo: "Intergruppi che guardano al passato hanno davvero poco senso. Pensiamo semmai al futuro".

L'ironia e il sarcasmo del deputato dem sono stati subito ripresi da Giuditta Pini, altra deputata che si riconosce nei Giovani Turchi. La Pini è molto critica con l'interpretazione dell'intergruppo come trampolino di lancio per le alleanze alle imminenti amministrative, il preludio di un accordo strategico con i grillini e Leu. "Le alleanze non si decidono con gli intergruppi. Le alleanze, specie se strutturali, si decidono con i congressi. Altrimenti si gioca alla subalternità strutturale, cosa che sta riuscendo piuttosto bene",  scrive in un tweet la deputata.

Posizioni espresse con franchezza, fino al culmine della rudezza. Parole che suscitano la reazione di un altro deputato dem: Michele Bordo. "L'ironia sull'intergruppo Pd, M5s, Leu, nato per consolidare l'alleanza che ha guidato il paese in questi mesi, da parte di chi ha contribuito all'isolamento del Pd nel 2018, determinandone il peggior risultato di sempre, è penosa. Consiglierei un po' più di decenza", ribatte sempre su Twitter il vice presidente dei deputati dem.

A Orfini e ai Giovani Turchi non si perdona la passata vicinanza a Matteo Renzi. Negli occhi di molti deputati e senatori dm devono essere ripassate quelle foto dove i due Matteo giocavano alla playstation nel 2015 in attesa dei risultati delle elezioni Regionali. Un'intesa andata in frantumi quando Renzi "licenziò" Ignazio Marino, sindaco di Roma senza avvertire Orfini, commissario del partito romano.

E allora la vice sindaca di Carpi, responsabile del dipartimento Piccole e Medie Imprese del partito, Stefania Gasparini twitta: "Cara Giuditta Pini, mai più soli, divisi e sconfitti come nel 2018. Forse perché sei parlamentare non ti rendi conto del disastro che avete combinato quando ci avete portato alla disfatta. Comunque senza alleanze se vuoi andiamo a votare. Basta dirlo".

I vertici del partito non hanno interesse ad alimentare la polemica e cercano di gettare acqua sul fuoco. SI fa notare non ci sono obiettivi strategici e l'intergruppo è solo una "camera di compensazione", solo un coordinamento dei capigruppo al Senato di Pd, M5s e Leu che scatterà quando si dovranno affrontare temi particolarmente importanti.

Si cita il segretario del partito che, di fronte alla sollevazione della Toscana di fronte all'idea di candidare Giuseppe Conte nel seggio vuoto di Siena aveva detto:  "Non ci saranno decisioni calate dall'alto, ma a scegliere sulle alleanze e le candidature saranno i territori". Si fa notare che l'esperimento è in corso solo al Senato e che alla camera non ci sono avvisaglie di un bis. Altri spiegano che l'intergruppo è solo uno dei tasselli di una manovra per tenere buoni al Senato i dissidenti grillini. E per chiudere i ragionamenti tesi a smontare la valenza politica dell'intergruppo si sottolinea che l'operazione è farina del sacco di Andrea Marcucci.

Il capogruppo dem a Palazzo Madama, grande amico di Renzi, vicino a Base riformista  di Luca Lotti e Lorenzo Guerini. E soprattutto avversari di qualsiasi ipotesi di alleanze strategiche fra Pd e M5S. Ma qual cosa è successo nel gruppo Pd del Senato, se Luigi Zanda, ex capogruppo, ex tesoriere, dice: "Non ne sapevo nulla. Ieri pomeriggio nell'assemblea del gruppo Marcucci non ha parlato di intergruppo. Penso che sia un'iniziativa del mio capogruppo e penso che il coordinamento tra i gruppi dei maggioranza debba essere molto stretto, tra tutti i gruppi di maggioranza, perché se dopo il nostro intergruppo dovesse nascere, lo dico per paradosso, anche un intergruppo tra Lega e Forza Italia, avremmo fatto proprio un bel successo. Vediamo come verrà declinato".

Alla fine, come sempre evocato e aleggiante sulle vicende di casa Pd, arriva Renzi. L'ex segretario vede nella decisione di creare l'intergruppo la mano di Goffredo Bettini: "La strategia Zingaretti-Bettini apre uno spazio liberal democratico riformista al centro che va da Vestager a Macron". Le solite fonti del Pd respinge con durezza le accuse: "Renzi fa disinformazione sistematica per nascondere i suoi fallimenti".  Ma Italia Viva insiste:  "Con la nascita al Senato dell'intergruppo formato da Pd, M5s e Leu, che vede nella figura di Conte il collante, si apre al centro una grande area per chi, come noi, si vuole concentrare su un progetto riformista. La priorità però oggi non è la costruzione di un laboratorio politico ma occuparci del dramma che vive il nostro Paese: l'emergenza sanitaria, economica, educativa", dice il presidente di Iv Ettore Rosato.

Il dibattito è ormai partito. E coinvolge naturalmente i politici impegnati nel rinnovo di sindaci e consigli comunali e delle regioni. "Mi convince e mi sembra doverosa, ma la situazione è talmente fluida che non so tra un anno come sarà il quadro politico", dice il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. "Il fronte centrosinistra-M5S è tutt'altro che unito e si frantumerà ancora di più. L'intergruppo serve per far vedere che c'è ancora un asse all'interno del governo". dice il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, candidato alle regionali calabresi.

De Magistris fa un parallelismo tra ciò che sta accadendo al governo e ciò che sta accadendo a Napoli, in vista delle amministrative, dove il centrosinistra sta tentando di trovare la quadra con i 5Stelle. "Non do nessun valore significativo a questo asse romano rispetto alle amministrative - dice il sindaco - credo che produrranno una frantumazione ulteriore. Si vede con Antonio Bassolino, poi c'è la posizione di De Luca, i tanti candidati. È un fronte che non è in grado di convincere e allo stato attuale le candidature in grado di vincere in campo sono alte".

Ma anche dal M5S arrivano segnali di apprezzamento e letture strategiche della nascita dell'intergruppo. "Ogni alleanza ha senso solo in virtù dell'agenda politica che realizzerà. Avanti con politiche attive per reddito di cittadinanza, sanità pubblica di prossimità e a gestione nazionale, aumento capacità spesa Fondi Ue di Comuni e imprese per il rilancio dei territori intergruppo", twitta Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione Lazio.

L'idea di riunirsi in un super gruppo, intanto, prende piede anche nel centrodestra. La lancia Giorgia Meloni che cerca uno spazio comune per tenere insieme il suo partito, Forza Italia e la Lega finiti nella maggioranza e al governo. Isabella Rauti è d'accordo con la proposta della leader del suo partito. Licia Ronzulli, appena promossa da Silvio Berlusconi responsabile dei rapporti con gli alleati, boccia la proposta: "La sinistra - dice - ha bisogno di un'etichetta per fingere unità e contenere i mal di pancia del Movimento 5 Stelle al Senato nel giorno della fiducia al governo Draghi. Il centrodestra, invece, è una coalizione solida ed è protagonista nel panorama politico Italiano da più di 25 anni. Lavorare con sempre maggiore sinergia è un'ipotesi auspicabile: i leader, come sempre accaduto, si confronteranno a breve sulle ipotesi in campo".

 

 

 

 

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