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Petruccioli: "Festeggio i miei 80 anni aspettando ancora il vaccino, ma intanto brindo con Jannacci"

Petruccioli: "Festeggio i miei 80 anni aspettando ancora il vaccino, ma intanto brindo con Jannacci"

L'ex presidente della Rai e direttore dell'Unità: "Ho votato Giani, ma in Toscana hanno immunizzato prima avvocati e dottorandi, francamente non capisco. Draghi e Mattarella le ultime speranze per il Paese"

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Claudio Petruccioli, come festeggerà oggi i suoi 80 anni?

"Brinderò con mia moglie, con in sottofondo La forza dell'amore di Jannacci".

Le pesano?

"Non direi. Anzi, sono sorpreso che siano già ottanta. Faccio più o meno le stesse cose di sempre, con lo stesso entusiasmo per la vita".

Cosa invece non fa più?

"Non nuoto più al largo, come un tempo, per paura. E tendo ad evitare di salire sulle scale per andare a prendere i libri in cima alla biblioteca. Un anno fa un mio amico coetaneo è morto per una caduta in casa".

Su Twitter ha denunciato di aspettare ancora il vaccino.

"Sono residente a Capalbio e il mio medico riceve 18 fiale alla settimana. Non mi hanno mai chiamato. Ho votato per Giani, ma sono tra il 77 per cento degli over 80 che ancora attende. Sono abbastanza incazzato".

Come lo spiega?

"Leggo che in Toscana hanno vaccinato prima gli avvocati e i dottorandi e francamente non capisco. Mia moglie, che si è trasferita nel Lazio, l'8 aprile avrà già la seconda dose Pfizer".

Che morale trae?

"Che evidentemente in certe regioni, tra cui la Toscana, le lobby hanno avuto il sopravvento. Come ha scritto Mauro Calise, gli 80enni hanno il torto di non essersi associati. È la riprova che in Italia prevale l'organizzazione corporativa, l'individuo conta solo se è intruppato con gli altri".

Draghi in questo mese poteva fare di più?

"Non saprei. Mi pare che abbia cercato di porre le condizioni logistiche per fare in modo che si possa arrivare a 500mila vaccinazioni al giorno. Il punto è che le dosi non ci sono a sufficienza".

Perché gli Usa vaccinano a un ritmo doppio rispetto all'Italia?

"Perché scontiamo i ritardi dell'Europa. Uno Stato federale in questi casi funziona meglio del processo decisionale di un'Unione di Stati".

Dove si è sbagliato?

"Nel definire i contratti trimestrali. Infatti i tempi di consegna formalmente vengono rispettati, ma dieci milioni di dosi non possono arrivare tutti alla fine del trimestre".

Cosa farebbe al posto di Draghi?

"Sono contento di non esserlo, la pandemia è una situazione difficile da governare. Cercherei di bussare alle porte degli Usa, affinché ci diano una mano. E mi batterei per accelerare le consegne di Johnson&Johnson, non possiamo aspettare la fine di aprile".

Si vaccinerebbe con lo Sputnik?

"Perché no, se viene autorizzato dall'Ema e dall'Aifa".

È stato un fan delle larghe intese.

"Era l'unica soluzione per usciere dall'immobilismo nel quale si era cacciato Conte. Non ho mai capito perché Zingaretti abbia voluto tenere in piedi una situazione che non reggeva più".

Draghi è l'ultima possibilità?

"L'asse Mattarella-Draghi, che poi è l'asse Quirinale-Europa, è l'ultimo chiodo fissato in cima a una montagna, se quel chiodo cede precipitiamo".

Che Paese vede?

"In grave difficoltà da un punto di vista economico e dello spirito pubblico. Ricordo bene gli anni Quaranta, uscivamo dalla guerra, c'era molta fame, ma anche un'incredibile energia per risorgere, una disponibilità al sacrificio che non vedo più. Sono preoccupato".

Letta l'ha convinta finora?

"E' una leadership necessaria. E' un dirigente di valore. E un europeista. Ed è in sintonia con Draghi. Mi fa piacere che i due si siano visti oggi. Sa anche lui che quel chiodo non può cedere".

È colpito dalla sua cattiveria?

"No. Ha capito perfettamente che il partito andava profilato, perché quando si andrà a votare dovrà essere il perno di una coalizione in alternativa al centrodestra. L'alleanza Pd- M5S avrà come leader due ex premier. Mi pare un fatto importante. L'avvento di Draghi ha costretto tutti i partiti a cambiare. A cominciare dalla Lega, che ha rivisto in parte il suo rapporto con l'Europa, e già questo mi pare importante per il Paese".

Nominerebbe due donne capigruppo?

"Proporrei una modifica statutaria per eleggere una coppia, un uomo e una donna, a capo dei gruppi, perché questo ha un senso anche da un punto di vista dei lavori parlamentari. Trovo giuste le scelte dei due vicesegretari, conosco entrambi, Irene Tinagli e Beppe Provenzano: sono nomine che sottintendono una visione politica".

Perché s'iscrisse al Pci da ragazzo?

"Era il 1959. Ero di sinistra e non amavo la Dc. Ero al primo liceo quando i democristiani censurarono a teatro La Mandragola di Machiavelli. Mi parve intollerabile. La Dc era stantia, sapeva di vecchio. Il Pci rappresentava l'alternativa a questo mondo"

Cosa ha capito in 30 anni di Pci?

"Ho capito in profondità la società italiana, ma anche i limiti che il Pci aveva, e molti dei ritardi che la sinistra sconta al governo sono ancora figli di quell'ideologia."

Balla ancora il valzer e il tango?

"Sì, pure il rock, ma non piu come un tempo" (Ride)

Sono 40 anni dal caso Cirillo, che le costò il posto di direttore dell'Unità. Come definirebbe la pubblicazione di quel falso documento che rivelava la trattativa tra la Dc e la camorra di Cutolo? Un pasticcio?

"No, fu un errore professionale grave".,

Ma il contenuto era vero.

"Infatti il mio amico Umberto Eco una volta mi disse che era un falso diplomatico, tirandomi fuori l'esempio storico dei protocolli dei Savi di Sion".

Come fa i conti con quella vicenda?

"Vorrei scriverne un libro. Il modello, irraggiungibile, è quello di Anatomia di un istante di Javier Cercas"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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