Nessun passo indietro. "Non mi dimetto perché sento di rappresentare la nostra Costituzione, la volontà della maggioranza degli italiani che non hanno più partiti che la rappresentino in Parlamento e perché onorerò fino all'ultimo giorno gli impegni per la pace e il dialogo internazionale che ho preso con gli elettori nel 2018". Con questa motivazione Vito Petrocelli, presidente M5S della commissione Affari esteri del Senato, ha deciso di rimanere al suo posto, alla vigilia della giunta per il regolamento di Palazzo Madama, che si riunisce domani alle 16 per valutare la richiesta dei senatori di maggioranza della Commissione di estrometterlo dalla presidenza.
"Ho visto che anche nelle trasmissioni televisive più vicine alle posizioni di questo governo interventista emergono ormai sondaggi inequivocabili che dimostrano come la stragrande maggioranza degli italiani non voglia l'invio delle armi all'Ucraina, non voglia considerare la Russia come un nemico e non voglia una guerra apocalittica. Tutto questo in una fase in cui il Parlamento vota solo fiducie e decreti emergenziali", spiega all'Agi ribadendo di non voler lasciare l'ncarico. "Di più, non solo non mi dimetterò ma da presidente della Commissione affari esteri del Senato farò di tutto perché il governo venga a riferire in Parlamento su quali armi sta inviando in Ucraina e su che tipo di impegno militare ha già intrapreso il nostro paese", aggiunge. La "rimozione forzata" della sua carica, come l'ha definita lui stesso, "sarebbe un segnale tremendo per la democrazia parlamentare di questo paese".
Intanto, il leader del M5S, Giuseppe Conte, sembra intenzionato a espellere Petrocelli dal Movimento: "È fuori da M5s senza se e senza ma. Sono state avviate tutte le pratiche. Per quanto riguarda la sua permanenza in commissione noi siamo per la sua decadenza: purtroppo non ci sono strumenti per farlo. Faremo in modo con altre iniziative indirette di farlo decadere", ha detto l'ex premier venerdì scorso.