La Russa a Praga fugge dal 25 Aprile: “Io antifascista? Dipende dal senso”
dal nostro inviato Emanuele Lauria , dal nostro inviato Emanuele LauriaPRAGA - La festa della Liberazione di Ignazio La Russa è una lunga fuga da domande scomode e polemiche. E lunga neppure tanto: sono sei le ore trascorse a Praga, dall’omaggio solitario - quasi furtivo - alla croce che ricorda Jan Palach al brusco saluto ai giornalisti che chiude la visita agli orrori del campo di concentramento di Teresin. Bye bye presidente, Praga alle cinque del pomeriggio è già un ricordo, più allettante e meno ostica la platea televisiva offerta a Roma, negli studi Rai, da Bruno Vespa.
Serviva qualche segnale, dopo il pasticcio delle dichiarazioni sulla Costituzione orfana della parola “antifascismo” fatte proprio alla vigilia del 25 Aprile. Uno gliel’aveva praticamente imposto Giorgia Meloni, invitandolo a non mancare di prima mattina all’altare della Patria con Mattarella e il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Un altro, La Russa, l’ha lanciato dal palco della conferenza dei presidenti dei p…
PRAGA - La festa della Liberazione di Ignazio La Russa è una lunga fuga da domande scomode e polemiche. E lunga neppure tanto: sono sei le ore trascorse a Praga, dall’omaggio solitario - quasi furtivo - alla croce che ricorda Jan Palach al brusco saluto ai giornalisti che chiude la visita agli orrori del campo di concentramento di Teresin. Bye bye presidente, Praga alle cinque del pomeriggio è già un ricordo, più allettante e meno ostica la platea televisiva offerta a Roma, negli studi Rai, da Bruno Vespa.
Serviva qualche segnale, dopo il pasticcio delle dichiarazioni sulla Costituzione orfana della parola “antifascismo” fatte proprio alla vigilia del 25 Aprile. Uno gliel’aveva praticamente imposto Giorgia Meloni, invitandolo a non mancare di prima mattina all’altare della Patria con Mattarella e il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Un altro, La Russa, l’ha lanciato dal palco della conferenza dei presidenti dei parlamenti europei. Quando ricorda, attenzione di nuovo alla parole, la "liberazione" dal nazismo e la "sconfitta" del fascismo e guai a invertire i termini. Quando ribadisce "il valore assoluto della Resistenza nel superare la dittatura e nel ridare all’Italia la democrazia". Sono aperture, certo, è un allontanamento da quelle "nostalgie" per il passato condannate dalla premier che con la sua lettera al Corriere ha dato la linea. Ma poi il tutto viene affogato, come sempre, in un ripudio delle "aberrazioni" di tutti i totalitarismi. Il fascismo alla stregua del comunismo, anche nel giorno dedicato all’affrancazione dal primo.
Il 25 Aprile di uno dei simboli della Destra di governo merita allora una gimcana. Suggerisce un cambio di programma all’ultimo momento, non comunicato dallo staff: il presidente del Senato, appena atterrato a Praga, decide di anticipare l’omaggio al monumento dedicato a Palach, l’eroe della resistenza contro i carri armati dell’Urss, e in questo modo evita la presenza dei giornalisti a un’iniziativa che era stato molto discussa, proprio perché associa la Festa della liberazione dal Ventennio a una pagina buia scritta da un altro regime, quello sovietico. In una piazza San Venceslao illuminata da un sole accecante e distratta, La Russa lascia un mazzo di fiori bianchi, senza clamore e senza alcun biglietto, e va subito via. Beffando pure una trentina di contestatori - studenti, insegnanti e ricercatori italiani - giunti in ritardo con numerosi cartelli a difesa della Costituzione, fra cui uno con la fresca esortazione di Mattarella: "Ora e sempre Resistenza".
L’appuntamento istituzionale della conferenza dei presidenti dei parlamenti dell’Ue fa da intermezzo, nella giornata in cui La Russa voleva "mettere d’accordo tutti". La seconda parte è al campo di concentramento di Terezin, 50 chilometri da Praga. Il presidente del Senato tocca con mano le atrocità dei nazisti. Si sofferma, colpito, davanti al piccolo dormitorio dove stavano stipati 110 reclusi, alla camera delle punizione in cui un piccolo buco per fare entrare aria non evitava le asfissie, alle stanze completamente buie dentro le quali ebrei e altri sventurati lasciati lì senza termine non trovarono altra via d’uscita che il suicidio. "Una tragedia enorme", ripete. Poi un breve tragitto a piedi fra tombe con lapidi e anonime sepolture: La Russa poggia una farfalla gialla su un cippo, ricordando il disegno di una bambina prigioniera che la faceva volare - in un racconto di Liliana Segre - oltre il filo spinato.
Ma anche qui, in questo luogo di fantasmi, è difficile per La Russa tracciare una linea di demarcazione netta fra il bene e il male. Quando apprende dalla guida che lì sono sotterrati migliaia di uomini e donne morti anche dopo la fine della guerra, per infezioni e malattie prese in precedenza, il presidente del Senato esclama: "Quindi non li hanno liberati. Allora li hanno ammazzati prima i nazisti e poi i comunisti", con un sorriso finale. Poi gli viene spiegato che in realtà è andata diversamente, che molti dovettero semplicemente rimanere per evitare di contagiare le famiglie. Prima di avvicinarsi alla macchina per lasciare Terezin, La Russa si produce in un altro dribbling nei confronti dei giornalisti.
Almeno in una giornata come questa, gli viene chiesto, ci si può dire antifascisti? Lui non risponde e sale in auto. Che ne pensa delle parole di Mattarella sulla Costituzione? Battuta rapida e infastidita: "Le parole del Capo dello Stato sono sempre da condividire". Questa missione ceca, alla fine, dice che per la seconda carica dello Stato non c’è ancora una storia comune, una lettura condivisa.
E lo confermano le considerazioni fatte su Rai 1 da Vespa in serata. "Si sente antifascista?", è la domanda che lo perseguita. "Dipende", replica lui. Da cosa? "Dal significato che si dà alla parola antifascista. Già durante la Resistenza c’erano antifascisti bianchi, cattolici e rossi. Poi c’è stato l’antifascismo militante degli anni Settanta. In quel senso è difficile dare una risposta, ma se intende un no deciso al nostalgismo e alla dittatura allora sì». Però, si badi, bisogna superare «tutte le dittature del secolo scorso". E comunque "l’antifascismo è stato usato strumentalmente". Punto e a capo. I partigiani? "Bisogna riconoscere il loro ruolo, e lo facemmo a Fiuggi, ma non dimentichiamo il peso che ebbero, nella liberazione, gli Alleati". L’ultima prova di equilibrismo. Il 25 aprile è spirato, la gimcana per La Russa si è finalmente conclusa.