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Milano antifascista in piazza: 100mila sfilano contro revisionismi e sgrammaticature del governo Meloni

Striscioni sulla premier e La Russa. Schlein: "Oggi onoriamo la Resistenza". Noemi di Segni, presidente dell'Ucei: "Il fascismo va riconosciuto come male. L'esecutivo abbia coraggio e chieda scusa". Valditara e Donzelli contestati
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MILANO – Nessuno del governo, né sul palco né in corteo: è il primo segno plastico che noti, e si sapeva, va bene, ma è una cifra della giornata. Una giornata sospesa tra sole e pioggia, acqua sui fazzoletti rossi dell’Anpi e poi, a metà pomeriggio – quando qualcuno già presagiva un bis del diluvio del 1994, “intanto siamo passati da Berlusconi a Meloni, dalla padella alla brace”, chiosa una coppia di quarantenni – di nuovo luce abbagliante e caldo e tanta, tanta gente, 100mila perché forse è davvero così, Milano, fa notare il suo sindaco, “è profondamente antifascista”. Ore 14.30: pronti, via. Il capoluogo lombardo, il 25 Aprile, è da sempre un banco di prova. Un po’ test e un po’ cartina di ritorno. L’onore di città medaglia d’oro per la Resistenza partigiana e la responsabilità, e il gusto, di replicare con la “piaz…

MILANO – Nessuno del governo, né sul palco né in corteo: è il primo segno plastico che noti, e si sapeva, va bene, ma è una cifra della giornata. Una giornata sospesa tra sole e pioggia, acqua sui fazzoletti rossi dell’Anpi e poi, a metà pomeriggio – quando qualcuno già presagiva un bis del diluvio del 1994, “intanto siamo passati da Berlusconi a Meloni, dalla padella alla brace”, chiosa una coppia di quarantenni – di nuovo luce abbagliante e caldo e tanta, tanta gente, 100mila perché forse è davvero così, Milano, fa notare il suo sindaco, “è profondamente antifascista”. Ore 14.30: pronti, via. Il capoluogo lombardo, il 25 Aprile, è da sempre un banco di prova. Un po’ test e un po’ cartina di ritorno. L’onore di città medaglia d’oro per la Resistenza partigiana e la responsabilità, e il gusto, di replicare con la “piazza” alle vibrazioni della politica, agli sbandamenti della classe di governo.

“Oggi onoriamo la Resistenza”, dice Elly Schlein quando le chiedono di rispondere alla lettera delle polemiche di Giorgia Meloni. Applauditissima in impermeabile beige, lì davanti, in testa al corteo che muove da corso Venezia. Sembra infinito il tempo necessario al serpentone per raggiungere piazza Duomo. “Bella Ciao” a più riprese, bandiere della pace, una enorme, tanto Pd e tutti i partiti di minoranza (altro segretario presente oltre a Schlein, Nicola Fratoianni) pezzi di altra sinistra, sindacati, arcobaleni, post-girotondini, qualche tricolore che ormai - dato l’abuso che ne fa la destra estrema -, diventa quasi una notizia. “Meloni dica ‘siamo antifascisti’”, va dritto al punto Beppe Sala. Dal palco in piazza Duomo benedirà l’intervento di Mattarella. “Ha ristabilito la verità per tutti noi”. Sullo striscione che apre il pezzo di corteo milanese del Pd c’è lo slogan “nata dalla Resistenza”, una risposta all’ultima “sgrammaticatura”, le chiamano così, di Ignazio Benito Maria La Russa: quella sulla Costituzione.

Il nome del presidente del Senato è il più gettonato, insieme a quello della premier Meloni, sui manifesti. “La Russa dimettiti!”, scritta che tappezza il camioncino su cui sfilano Unione popolare e Rifondazione comunista. “Siamo tante e tanti e questa è la Milano più bella, l’Italia giusta perché siamo tutti figli e eredi della Resistenza, non di Benito Mussolini”. Marco, 26 anni, ingegneria a Milano. Il riferimento è al La Russa di settembre 2022 (“siamo tutti eredi del duce”). La giornata è iniziata con una contestazione al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, di fronte al sacrario dei caduti, a due passi dall’Università Cattolica, da parte di una quindicina di studenti antifascisti. Slogan e tensione con la polizia mentre il ministro deponeva una corona di fiori. “La chiamiamo festa della libertà perché il fascismo aveva conculcato le libertà individuali”, replica lui.

Libertà, dunque, non liberazione. Quest’anno la questione lessicale è stata al centro delle polemiche. Dopo giorni di ambiguità e di contese politiche, Milano ha tenuto il punto. “Un grande 25 Aprile per la democrazia e la Costituzione”. E’ il titolo scelto per la manifestazione. Sullo schermo in piazza Duomo campeggia un “Liberiamoci” (“dalla guerra, dal fascismo, dalla disumanità”). Sotto il palco gli iscritti all’Aned (Associazione nazionale ex deportati) alzano i cartelli neri con i nomi dei lager nazisti. Dice Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche: “La Liberazione riguarda tutti, non solo una parte. Il fascismo va riconosciuto come male, il governo abbia coraggio e chieda scusa”. Tra i manifestanti sfila anche la Brigata ebraica, che quest’anno non è stata contestata. Unici brevissimi momenti di tensione: fischi a uno striscione pro-Nato e una bandiera dell’alleanza atlantica strappata. Visti cittadini ucraini con bandierone azzurro e giallo; sentiti cori contro il “criminale Putin”, tanti a chiedere “pace, cessate il fuoco”.

Tra gli interventi in scaletta più applauditi quello (videotrasmesso) del 96enne Aldo Tortorella, ex partigiano e ex parlamentare del Pci: “E’ il momento di un nuovo antifascismo”. Era il primo 25 Aprile da quando FdI è al governo. E, come è noto, le uscite di alcuni big del partito hanno contribuito a surriscaldare il clima. A Napoli sono apparse foto di Meloni, La Russa, Valditara e Piantedosi a testa in giù. A Firenze una signora in piazza Signoria ha contestato Giovanni Donzelli (“Vai a casa!”). A Trieste Cgil e Anpi hanno denunciato “stravolgimenti organizzativi” che hanno impedito a centinaia di persone di partecipare alla Festa della Liberazione alla Risiera di San Sabba.