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Schlein-Landini, patto del tortellino per costruire la trincea sul lavoro

La segretaria del Pd, Elly Schlein, e Maurizio Landini, segretario generale Cgil (ansa)
Il feeling ritrovato tra i due leader mette in ombra il rapporto coi 5S. Conte: "Con la segretaria dem gioco di sguardi e silenzi"
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ROMA - I nuovi potenti del Nazareno raccontano che la scintilla, fra Elly Schlein e Maurizio Landini, sia scoccata molto lontano da Roma. A Gaggio Montano, 4mila anime sull'appennino bolognese, in una fredda mattina di novembre di due anni fa. Davanti a un piatto di tortellini fumanti. "Mica cappelletti", faceva notare Landini, col piglio campanilista del reggiano doc. Li avevano preparati con un fornello da campeggio le operaie della Saga Coffee, una fabbrica di capsule del caffè che doveva chiudere i battenti, così aveva deciso la proprietà, e che invece alla fine è rimasta in piedi. Schlein si era mobilitata come vice-presidente dell'Emilia Romagna, con delega al Welfare, e Landini si presentò davanti a fotografi e cameraman per sposare la causa. Da lì in poi, i due, si sono sentiti spesso. Sempre di più. E prima ancora che scalasse il vertice del primo partito della sinistra, Schlein confidava al capo del sindacato…

ROMA - I nuovi potenti del Nazareno raccontano che la scintilla, fra Elly Schlein e Maurizio Landini, sia scoccata molto lontano da Roma. A Gaggio Montano, 4mila anime sull'appennino bolognese, in una fredda mattina di novembre di due anni fa. Davanti a un piatto di tortellini fumanti. "Mica cappelletti", faceva notare Landini, col piglio campanilista del reggiano doc. Li avevano preparati con un fornello da campeggio le operaie della Saga Coffee, una fabbrica di capsule del caffè che doveva chiudere i battenti, così aveva deciso la proprietà, e che invece alla fine è rimasta in piedi. Schlein si era mobilitata come vice-presidente dell'Emilia Romagna, con delega al Welfare, e Landini si presentò davanti a fotografi e cameraman per sposare la causa. Da lì in poi, i due, si sono sentiti spesso. Sempre di più. E prima ancora che scalasse il vertice del primo partito della sinistra, Schlein confidava al capo del sindacato rosso i suoi malumori per il Jobs act, per le fratture dell'epoca renziana.

Certo nel 2021 non poteva immaginare che sarebbe stata lei, con i galloni di segretaria, a intestarsi un lavoro di ricucitura nel volgere di appena due anni. Un lavoraccio. A tutt'oggi non scontato, nonostante le buone intenzioni. Per dire: c'è un pezzo di Cgil che continua a guardare con diffidenza il Pd. Il rapporto migliore è con gli edili della Fillea, con cui aveva intrattenuto buone relazioni Andrea Orlando, quando era ministro del Lavoro. Ma altre articolazioni rimangono sospettose. Alla vigilia delle elezioni Politiche, mentre Landini si guardava bene dal dare indicazioni di voto, anche semplicemente "anti", cioè contro la destra sovran-populista, uno dei suoi più fidati collaboratori, il segretario della Cgil emiliana, Massimo Bussandri, mandava a dire a Enrico Letta: "Non basta candidare Susanna Camusso per invertire la tendenza del Pd". Altro che cinghia di trasmissione, che in realtà si era già inceppata da un pezzo.

Ora tocca a Schlein riannodare il filo. Ripartire dai tortellini di Gaggio. Segnale: ieri indossava proprio la maglietta della Saga Coffee. Servirà tanta pazienza. E non dovrà dare l'impressione di schiacciarsi troppo, per non perdere gli elettori più moderati, corteggiati persino da FI, "ma non sono delusi da noi, sono altri a deluderli", la risposta data ieri ad Antonio Tajani. La segretaria infatti ha ricevuto al Nazareno sia Landini (un'ora e mezza di faccia a faccia, dieci giorni fa), sia i leader di Cisl e Uil, Luigi Sbarra e PierPaolo Bombardieri. E però con gli altri due sindacati si fatica un po' a ingranare la marcia. Con la Uil in teoria il rapporto è buono, ma ieri la micro-contestazione, Schlein l'ha avuta dai tesserati in pettorina azzurra. La Cisl invece sembra la meno belligerante col governo Meloni. Proprio Sbarra quattro giorni fa, tramite Repubblica, mandava a dire che "non ci saranno politici sul palco" nella manifestazione di Bologna. Sembrava quasi un avvertimento, dato che Schlein aveva appena annunciato la presenza in piazza. In quell'occasione è toccato a Landini, dietro al palco della Leopolda affittata dalla Filcams, spiegare a Schlein che non era una mossa contro di lei, "ma semplicemente si è sempre fatto così, nelle piazze sindacali".

Naturalmente il ritorno di un asse Pd-Cgil inquieta i 5 Stelle, che con Conte avevano approfittato di anni di tensioni per proporsi come rimpiazzo. Non a caso Conte alla Leopolda cigiellina non c'era. E non c'era nemmeno ieri. Non conviene né all'ex premier né a Schlein, però, mostrarsi concentrati a farsi sgambetti, mentre la destra spadroneggia. Dunque l'altro ieri c'è stata una telefonata. Schlein ha chiamato Conte dopo il famigerato schiaffo del no-vax a Massa. Un po' per esprimere solidarietà, un po' per parlare rapidamente dei dossier su cui fare fronte comune: salario minimo, sanità, lotta all'autonomia differenziata. Temi su cui la leader Pd ha sentito anche Carlo Calenda (ma in quel caso è stato lui a scriverle: "Non inseguire solo la piazza"). Si vedrà se è un riavvicinamento vero, con Conte, o solo un gesto di cortesia, mentre da qui alle Europee s'intensificherà la corsa a smarcarsi. Per ora, per le amministrative, non sono previsti comizi insieme. Nemmeno domani, quando saranno entrambi in Campania, nelle stesse tre cittadine. Forse si vedranno a Brindisi, ma solo dopo il primo turno. "Questione di agende", dice lei. Mentre Conte giovedì, all'assemblea dei commercialisti, se la cavava con una battuta da film: "Con Elly non ci incontriamo? Tra noi c'è un gioco di sguardi. E di silenzi".