Scuola, la stretta della Lega: pene più severe per chi minaccia o colpisce i prof
di Giovanna VitaleNelle scuole italiane si moltiplicano gli episodi di violenza a danno degli insegnanti. Dai pallini di gomma sparati con una pistola giocattolo a Rovigo, con tanto di ripresa su smartphone e diffusione in rete, fino all’accoltellamento della prof di Lettere in un istituto di Abbiategrasso. Un’escalation che imporrebbe di mettere in campo robuste politiche di prevenzione in grado di aggredire un fenomeno sovente spia di disagio, anche psicologico, fra i ragazzi e le loro famiglie. E invece la Lega che fa? Progetta l’ennesima stretta securitaria, convinta che solo la repressione possa risolvere i problemi. I liceali come i frequentatori dei rave party, o gli scafisti da andare “a cercare lungo tutto il globo terracqueo” (cit. Giorgia Meloni).
Più carcere per gli studenti
La proposta di legge in discussione in commissione Cultura, primo firmatario il salviniano Rossano Sasso, prevede infatti di intervenire sul codice penale - nello specifico sugli articoli 336 e 341-bis - introducendo un…
Nelle scuole italiane si moltiplicano gli episodi di violenza a danno degli insegnanti. Dai pallini di gomma sparati con una pistola giocattolo a Rovigo, con tanto di ripresa su smartphone e diffusione in rete, fino all’accoltellamento della prof di Lettere in un istituto di Abbiategrasso. Un’escalation che imporrebbe di mettere in campo robuste politiche di prevenzione in grado di aggredire un fenomeno sovente spia di disagio, anche psicologico, fra i ragazzi e le loro famiglie. E invece la Lega che fa? Progetta l’ennesima stretta securitaria, convinta che solo la repressione possa risolvere i problemi. I liceali come i frequentatori dei rave party, o gli scafisti da andare “a cercare lungo tutto il globo terracqueo” (cit. Giorgia Meloni).
Più carcere per gli studenti
La proposta di legge in discussione in commissione Cultura, primo firmatario il salviniano Rossano Sasso, prevede infatti di intervenire sul codice penale - nello specifico sugli articoli 336 e 341-bis - introducendo un’aggravante ai reati di “violenza o minaccia” e di “oltraggio” a pubblico ufficiale, entrambi già puniti con la reclusione: il primo da sei mesi a cinque anni, il secondo fino a tre anni. Ebbene, con la modifica voluta dal Carroccio, se la vittima è “un dirigente scolastico o un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola” la pena è aumentata da un terzo a due terzi. Un’enormità se si considera che a rischiare il carcere sono gli studenti, non solo i genitori che si macchiano di comportamenti insolenti o aggressivi.
L’aggravante
“Troppi sono gli episodi che segnalano come il fenomeno della violenza degli studenti contro gli insegnanti si stia diffondendo a macchia d’olio”, si legge nelle premesse alla proposta di legge. Un fenomeno “sottovalutato, in particolare quando gli autori delle violenze sono gli allievi, poiché le aggressioni sono ridotte a “bambinate”, delle quali basta scusarsi per farla franca”. Con la complicità dei genitori, si legge ancora nel testo, quasi sempre schierati dalla parte dei discenti: “Ogni atto decisionale nel campo dell’educazione – spiega Sasso - rischia di essere guardato dalle famiglie come un sopruso illegittimo, mentre è considerata legittima l’aggressione violenta di genitori e figli verso gli insegnanti”. I quali, “sovraccaricati di compiti educativi di fronte a famiglie sempre più disgregate e latitanti, patiscono una condizione di umiliazione permanente”. Da qui la necessità di considerarli – quando esercitano la loro funzione, sono cioè a scuola – “pubblico ufficiale a tutti gli effetti”. Questo significa che “alcune condotte prevaricatrici” tenute nei loro confronti “possono integrare reati ben più gravi”. E aprire i cancelli delle patrie galere anche ai minorenni.
Le critiche del Pd
Impostazione tuttavia contestata dal Pd. “Noi siamo a fianco del corpo docente e siamo preoccupati per la violenza che si sta diffondendo nelle scuole”, premette Irene Manzi, capogruppo in commissione Cultura, “ma siamo contrari a una proposta di legge che affronta un problema tanto complesso in una logica esclusivamente securitaria, intervenendo soltanto sul codice penale”. Nessuno sottovaluta quanto sta accadendo, insiste la deputata dem, ma “l’obbiettivo dovrebbe essere evitare che questo tipo di fenomeni si verifichino, non solo sanzionarli. Adottando una serie di strategie che garantiscano la centralità e l’autorevolezza della scuola”. Insomma, la punizione come unico rimedio non basta, rischia anzi di rivelarsi controproducente per il futuro dei ragazzi. “Si tratta di un intervento spot a costo zero che serve a guadagnarsi titoli di giornale senza risolvere nulla”, conclude Manzi. “Occorrono invece investimenti e azioni strutturali: implementazione del tempo scuola, riduzione degli alunni per classe, prevenzione del disagio mediante supporto psicologico e contro la dispersione scolastica”.
I precedenti
In principio fu l’introduzione di “un nuovo reato contro l’incolumità pubblica” per colpire i rave party. “Lo Stato c’è e non si fa mettere i piedi in testa”, tuonò a fine ottobre la premier Giorgia Meloni illustrando la norma appena varata dal suo governo: “Può essere un deterrente per chi vuole venire in Italia e devastare aree protette, organizzando manifestazioni illegali”. Un’innovazione che prevede, oltre alla confisca degli oggetti utilizzati durante l’occupazione abusiva, anche la reclusione da 3 a 6 anni e multe da mille a 10mila euro. Ma non è che l’inizio. Nel decreto Cutro viene inserita una specifica aggravante per gli scafisti, che però sono difficili da individuare. E un’altra aggravante spunta a fine marzo, sempre per decreto, per chi causa lesioni personali a un professionista sanitario o sociosanitario nell'esercizio o a causa delle sue funzioni.
Frutto del riflesso condizionato di una maggioranza che pensa basti il pugno di ferro per risolvere ogni tipo di problema. Come pure dimostra il proliferare di iniziative parlamentari, proposte da Fratelli d’Italia e Lega, tutte “legge e ordine”. Dal ddl moschee che vieta le adunanze dei musulmani fuori dalle moschee autorizzate a quello che cancella il reato di tortura per le forze dell’ordine. Per non parlare della maternità surrogata, trasformata in reato universale. L’aumento delle pene per gli studenti è solo l’ultima delle trovate securitarie, a occhio destinate a non finire qui.