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Schlein alla minoranza dem: “Pd plurale, non so se sia colpa averlo spostato a sinistra”. E annuncia battaglia per la sanità pubblica

(ansa)

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La segretaria chiude a Ravenna la Festa dell’Unità provando a spegnere i malumori: “Siamo un partito che unisce culture diverse”. E difende Gentiloni: “Contro di lui attacchi scomposti”
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RAVENNA — Tutti in piazza. È il rilancio di Elly Schlein. Un pezzo del partito rumoreggia, la critica in pubblico e ferocemente nelle chat (dove la parola scissione non è più tabù), e lei, anziché farsi docile e ripristinare il vecchio rito del caminetto fra capicorrente, insiste nel traghettare il Pd nel movimentismo. Dunque piazza. «Una grande mobilitazione nazionale, a cominciare dalla difesa della sanità pubblica», dice dal palco della festa dem. Forse sarà un miraggio arrivare ai numeri di Walter Veltroni al Circo Massimo, era il 2008, ma il tentativo è quello: sbullonare il binomio Pd-Palazzo. «I tempi della manifestazione? Prima della manovra di bilancio, in autunno», spiega Marco Furfaro, applauditissimo ieri, responsabile delle Iniziative politiche e sempre più braccio destro della leader. La location è quasi scontata, quella delle grandi occasioni: Roma.

La relazione finale alla festa dell’Unità, momento topico per il corpaccione dei militanti di sinistra dai tempi del Pci, …

RAVENNA — Tutti in piazza. È il rilancio di Elly Schlein. Un pezzo del partito rumoreggia, la critica in pubblico e ferocemente nelle chat (dove la parola scissione non è più tabù), e lei, anziché farsi docile e ripristinare il vecchio rito del caminetto fra capicorrente, insiste nel traghettare il Pd nel movimentismo. Dunque piazza. «Una grande mobilitazione nazionale, a cominciare dalla difesa della sanità pubblica», dice dal palco della festa dem. Forse sarà un miraggio arrivare ai numeri di Walter Veltroni al Circo Massimo, era il 2008, ma il tentativo è quello: sbullonare il binomio Pd-Palazzo. «I tempi della manifestazione? Prima della manovra di bilancio, in autunno», spiega Marco Furfaro, applauditissimo ieri, responsabile delle Iniziative politiche e sempre più braccio destro della leader. La location è quasi scontata, quella delle grandi occasioni: Roma.

La relazione finale alla festa dell’Unità, momento topico per il corpaccione dei militanti di sinistra dai tempi del Pci, per Schlein era un debutto. A tratti sembrava emozionata. Ad ascoltarla, prima volta a un’iniziativa politica, c’era la compagna Paola Belloni (con la cagnetta Pila al guinzaglio), talmente riservata che gli uomini della security l’hanno fermata all’ingresso della zona vip e lei ha dovuto specificare: «Ehm, sono la compagna di Elly. Posso?».

Nel discorso, quasi un’ora e mezza, Schlein dedica una manciata di minuti alle divisioni interne, ai riformisti che lamentano poca attenzione e puntano il dito sulle fuoriuscite. Ma con parole nette. Anche qui, è un rilancio: «Qualcuno ci accusa di avere spostato il partito a sinistra? Non so se sia una colpa!». La platea, zeppa di militanti che l’avevano accolta coi cori Elly-Elly per bilanciare i Conte-Conte dell’altro ieri, si spella le mani. E lei insiste: «Le persone si allontanano se ci vedono litigare. Rispettiamoci di più, vogliamoci più bene. Restiamo uniti». Dopo l’affondo, eccola in versione conciliante: «Voglio un partito plurale. Non personale o famigliare». Assicura che si farà garante delle culture fondative del Pd, da quella «cattolica a quella socialdemocratica». Sugli addii al partito, solo un rapido accenno: «Il nostro impegno è convincere tutti a restare ma anche convincere altri a iscriversi». Prepara una ristrutturazione del partito, con una «grande conferenza sull’organizzazione», assegnata al fidato Igor Taruffi, regista della festa, e una nuova scuola di Formazione, modello Frattocchie 2.0.

Davanti a pochi big - presente solo Roberto Speranza, assenti i vari Zingaretti, Orlando, Franceschini, Boccia, Guerini, perfino Bonaccini, che aveva «impegni istituzionali» - anche le citazioni sono studiate col bilancino. Berlinguer e Moro, Prodi e Veltroni, papa Francesco, Victor Hugo, Michela Murgia. E sul ricordo della scrittrice, Schlein si commuove.

Ma appunto il grosso della relazione non verte sulle beghe di partito. Sembra che Schlein voglia dire: non fatemi perdere tempo, c’è una destra da combattere. Dunque attacchi in batteria a Meloni e Salvini. Su tutto. Dalla benzina, «i loro video elettorali sono pezzi di comicità, teatro dell’assurdo», ai migranti, alla difesa della Costituzione, agli stupri, alla solidarietà a Paolo Gentiloni per gli «attacchi scomposti» subiti.

Rivendica, Schlein, il successo della proposta sul salario minimo. «Ho anche incontrato due cameriere, in albergo, che vengono pagate 8 euro l’ora...». Il salario, spiega, è «un metodo, che speriamo possa essere seguito su altri temi», per compattare le opposizioni il più delle volte frastagliate. Il prossimo step: la sanità. «Vogliamo presentare una grande proposta insieme». Nell’intervento, cita anche i nodi più delicati. Non parla di Jobs Act, ma di «nuove tutele» per il lavoro. Attacca l’austerity e chiede di modificare il Patto di Stabilità, tendendo la mano al governo: «Facciano questa battaglia, noi ci siamo». Assicura che la linea dem sulla guerra non cambierà: «Il Pd difende convintamente il popolo ucraino nel suo diritto alla difesa, senza questo supporto Putin avrebbe riscritto i confini dell’Europa». Ma «al contempo continuiamo a chiedere all’Ue uno sforzo diplomatico per una pace giusta». Diversi passaggi sono dedicati all’Emilia Romagna, una delle poche regioni rosse rimaste tali. «Non permetteremo alla destra di prenderla». Sa che anche da questo test, oltre alle Europee e alla Toscana, dipenderanno le sue chance di restare in sella. Allora, frecciate al governo sull’alluvione, «l’hanno politicizzata volgarmente» e carezze a Stefano Bonaccini, «che avrebbe dovuto fare il commissario». E chiude cantando coi militanti Bella Ciao, senza chitarra.

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