Rivolta degli amministratori locali contro i Cpr, i centri di permanenza e rimpatrio per i migranti, fortemente voluti dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.
'Non risolve il problema degli arrivi - dice il presidente del Veneto, Luca Zaia - visto che avremo 140-150mila persone che dovranno essere rimpatriate, e l'Italia riesce a far rimpatriare dalle 3.500 alle 4.000 persone".
Ribadendo di non aver avuto comunicazioni sull'allestimento di un Cpr il regione, Zaia ha aggiunto che "stiamo affrontando il mare pensando di svuotarlo con un secchio". "La vera partita è di fare in modo che si arresti questo flusso”, che è “un esodo biblico, e per questo dobbiamo intervenire su tutti i livelli, in particolar modo quello europeo".
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Anche per il sindaco di Milano Giuseppe Sala, i Cpr non saranno la soluzione. 'Non ho mai detto di essere contrario a rimpatri motivati ma se la storia recente insegna qualcosa è che il numero di rimpatri che si possono fare è limitato - ha detto a margine di un convegno sulla inclusione nella scuola all'università Bicocca - Servono accordi bilaterali che non ci sono". A favore dei Cpr, il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto: “Sono una soluzione obbligata”, ha detto in un’intervista ad Avvenire.
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Ieri erano arrivate critiche anche dal governatore leghista della Lombardia, Attilio Fontana: “Ascolteremo le richieste ma ora siamo già al completo”, aveva affermato liquidando la questione.
Piantedosi è a Bologna per un vertice con il presidente della Regione Emilia-Romagna, Bonaccini. I prefetti - ha ribadito il ministro - sono al lavoro per vedere quali luoghi siano più opportunamente destinati ai Cpr. "Abbiamo avviato una ricognizione con i prefetti per vedere quali luoghi siano più opportunamente destinati a questo tipo di strutture" come i Cpr "alle quali crediamo". Così il ministro dell'Interno che ha dato "tempo per questo mese ai prefetti del territorio per effettuare le valutazioni”.