✕

Mattarella: “Il lavoro non è merce”. Richiamo su precarietà e squilibri

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

 
In occasione della cerimonia di celebrazione del centenario dell'istituzione della Stella al Merito. Il capo dello Stato: “La dignità del lavoro prevalga sugli altri interessi”
2 minuti di lettura

Mentre il salario minimo affonda in Parlamento, Sergio Mattarella lancia un monito contro il lavoro povero. Lo fa mettendo in fila i grandi mali italiani. “Inoccupazione, bassi salari, precarietà, caporalato, ritardi nell’ingresso dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro, squilibri di salario a parità di impiego”. Una realtà amara per tanti, per troppi. Al Quirinale, per i cent’anni della Stella al merito, il presidente squaderna il lato oscuro dell’economia nostrana. E nel farlo, nel richiamare l’attenzione degli smemorati sui possibili rimedi, invoca, Costituzione alla mano, un nuovo umanesimo. Un’attenzione “alla centralità della persona”. Non c’è civiltà del lavoro senza la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Che comincia da una retribuzione degna di questo nome.

Il discorso del Capo dello Stato piomba su un Paese pieno di contraddizioni: grandi eccellenze e lavoro nero, lavoratori che non si trovano e giovani costretti a cercare miglior fortuna all’estero, una soc…

Mentre il salario minimo affonda in Parlamento, Sergio Mattarella lancia un monito contro il lavoro povero. Lo fa mettendo in fila i grandi mali italiani. “Inoccupazione, bassi salari, precarietà, caporalato, ritardi nell’ingresso dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro, squilibri di salario a parità di impiego”. Una realtà amara per tanti, per troppi. Al Quirinale, per i cent’anni della Stella al merito, il presidente squaderna il lato oscuro dell’economia nostrana. E nel farlo, nel richiamare l’attenzione degli smemorati sui possibili rimedi, invoca, Costituzione alla mano, un nuovo umanesimo. Un’attenzione “alla centralità della persona”. Non c’è civiltà del lavoro senza la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Che comincia da una retribuzione degna di questo nome.

Il discorso del Capo dello Stato piomba su un Paese pieno di contraddizioni: grandi eccellenze e lavoro nero, lavoratori che non si trovano e giovani costretti a cercare miglior fortuna all’estero, una società sfiduciata, con bassa natalità, che però, nel mondo, è visto ancora come un luogo seduttivo dell’immaginario. Siamo dentro una confusa modernità, che “va governata”.

Dice: “La Costituzione fondata sul lavoro non propone il concetto del lavoro come merce quanto quello di persona che lavora, come protagonista e, in quanto cittadino, soggetto di diritti e di doveri». Sono parole che si commentano da sole. È un’esortazione alla classe dirigente a rispettare la Costituzione (il lavoro figura tra i principi generali, e nel ricordarlo il Capo dello Stato cita una frase di Giorgio La Pira), nel tentativo di evitare altre disuguaglianze. “Occorre ridurre i rischi di fratture sociali”, ammonisce. La coesione. Il senso di comunità. L’integrità. Sono tutti concetti su cui Mattarella - che oggi è in visita di Stato a San Marino, l’ultima dell’anno - batte da sempre.

I lavoratori “sono persone”, precisa. Queste persone hanno reso possibile il miracolo economico. L’Italia è ancora tra le nazioni più ricche al mondo. “Milioni di persone che hanno contribuito con responsabilità e con dedizione, spesso con sacrificio, al percorso di sviluppo compiuto dall’intero nostro Paese. Non salmerie al seguito di un’armata di protagonisti incaricati del successo per raggiungere la crescita”, precisa con un’immagine forte. La salmeria è l’ attrezzatura dell’esercito (viveri, munizioni, armi di riserva). Un lavoratore non è un pacco. “Il valore e il rispetto della vita vanno riaffermati con determinazione, in ogni ambito, in ogni circostanza, in ogni dimensione”. E mentre lo dice, a Padova sono in corso i funerali di Giulia Cecchettin.

Non manca di ricordare un’altra piaga. Quella delle morti sul lavoro. “Le istituzioni della Repubblica – ricorda – sono chiamate al dovere di accrescere sempre più i livelli di sicurezza e di porre in essere tutte le azioni possibili al fine di ridurre i rischi e promuovere la cultura della prevenzione”. Perché la dignità del lavoro e la cura della vita “devono prevalere su ogni interesse”.

Leggi i commenti