ROMA – Una sorpresa per il prossimo Primo Maggio. Claudio Durigon, il leghista sottosegretario al Lavoro, ammette che “sì, ce la faremo, ci sono sei mesi”. E quindi tra sei mesi il fu-salario minimo, stravolto e trasformato in una legge delega al governo, potrebbe venire alla luce.
In aula a Montecitorio si è appena consumato l’ultimo atto della vicenda, prima di passare all’esame del Senato. È stato approvato (153 sì, 118 i contrari e 3 astenuti) il maxi emendamento, firmato dal meloniano Walter Rizzetto, che ha svuotato il progetto delle opposizioni di introdurre in Italia un salario minimo legale di 9 euro lorde l’ora. Una misura per battere il lavoro povero e sfruttato, su cui le opposizioni (eccetto i renziani) si erano trovate unite. Ma il governo ha voluto cambiare le carte in tavola. Ha detto no in modo indiretto. “Il modo ancor ci offende…”, attacca Elly Schlein. Infatti la destra ha sospeso l’esame parlamentare per attendere il parere del Cnel, quindi ha sfilato a Pd-M5Stelle-Avs-Azione e +Europa il provvedimento sostituendolo appunto con una delega. Neppure del termine salario minimo vi è più traccia.
Oggi, come ieri, a Montecitorio è bagarre. Dagli scranni dell’opposizione i deputati alzano cartelli dove è scritto “Salario minimo negato”. “Non in nostro nome”. E infatti hanno tutti ritirato la firma dal provvedimento completamente cambiato. Da sinistra cori di “Vergogna-Vergogna” accompagnano la votazione. Scattano quando Rizzetto replica alla segretaria del Pd, Schlein che fa un durissimo atto d’accusa: “Da Meloni è arrivato un manrovescio ai lavoratori poveri. Con la scelta che state facendo avete chiarito da che parte state: dovevate stare dalla parte degli italiani e invece siete dalla parte degli sfruttatori. Potevate scegliere tra l’insulto a questo Parlamento e la miseria di milioni di italiani, avete scelto l’insulto al Parlamento e avrete la rabbia di milioni di italiani che vedono calpestata la loro dignità. Di tutto questo dovrete giustificarvi là fuori. Voi oggi vi illudete di vincere affossando la nostra proposta di legge, ma avete perso, la nostra forza sarà infinitamente più forte della vostra arroganza”. Annuncia che la battaglia continua nel Paese, nelle piazze, nelle aule parlamentari. Prevede che la rabbia sociale aumenterà perché il carovita, l’inflazione e il disagio sono destinati a crescere.
È il presidente della commissione Lavoro, l’autore del maxi emendamento sostitutivo del salario minimo, Rizzetto a replicare. Riprende l’accusa della sinistra di sputare in faccia ai lavoratori poveri, e dice all’opposizione: “Siete voi i lama della politica italiana”. Scatta in piedi Giuseppe Conte, il leader dei 5Stelle che ieri aveva strappato il fascicolo del maxi emendamento. I gesti di protesta si ripetono anche oggi: Nicola Fratoianni, il segretario di Si, rincara: “Ho detto che il vostro è un atto di pirateria, mi sono sbagliato. Siete corsari perché agite su ordine del sovrano. Voltate le spalle ai lavoratori”, e volta le spalle a sua volta ai banchi del governo. Per i 5Stelle non parla Conte ma Valentina Barzotti e smonta il refrain della destra sul salario minimo che ammazza la contrattazione collettiva e crea un situzione peggiorativa: “Sono palle”.
Foza Italia definisce il dibattito “il calvario minimo delle opposizioni”. La Lega difende a spada tratta la legge delega. Tocca a Matteo Richetti di Azione spiegare perché no, perché la strada della delega è sbagliata e vergognosa. Durigon tende la mano post scontro in aula: “In legge delega si terrà conto delle proposte delle opposizioni”. Però il meccanismo della destra sulle “retribuzioni eque” è tutt’altra cosa: si delega al governo di estendere entro sei mesi il trattamento economico complessivo minimo del contratto più applicato a tutti i lavoratori che nella stessa categoria, o in quella più affine, non siano coperti dalla contrattazione collettiva.