✕

Crosetto rilancia le accuse contro i magistrati: “Le regole le fa lo Stato non i pm”

Il ministro ribadisce i timori per “alcune tendenze” della magistratura ma offre un “tavolo di pace”. Il segretario di Md: “Incontriamoci”
2 minuti di lettura

ROMA - Si scrive riforma della Giustizia, si legge tutela. Quella sotto cui Guido Crosetto vorrebbe mettere la magistratura per impedirle di fare ciò che, a suo parere, ha sempre fatto: manovrare contro l’esecutivo.

Chiamato per la seconda volta a riferire alla Camera sulle accuse lanciate contro i giudici, il ministro della Difesa ribadisce tutti i sospetti espressi nella famosa intervista al Corriere. E se da un lato tende la mano — “Sarebbe ora di costruire un tavolo di pace nel quale si definiscono le regole per la convivenza nei prossimi anni” — dall’altro affonda il colpo, rispolverando l’intero repertorio complottista delle toghe intente a sabotare i governi della Repubblica: “Il mio non è stato un attacco alla magistratura, di cui ho profondo rispetto”, afferma il cofondatore di FdI in un’Aula decisamente poco affollata, mentre accanto a lui il Guardasigilli Nordio annuisce soddisfatto. Bensì la “preoccupazione per alcune tendenze che vedo emergere non in modo carbonaro ma in …

ROMA - Si scrive riforma della Giustizia, si legge tutela. Quella sotto cui Guido Crosetto vorrebbe mettere la magistratura per impedirle di fare ciò che, a suo parere, ha sempre fatto: manovrare contro l’esecutivo.

Chiamato per la seconda volta a riferire alla Camera sulle accuse lanciate contro i giudici, il ministro della Difesa ribadisce tutti i sospetti espressi nella famosa intervista al Corriere. E se da un lato tende la mano — “Sarebbe ora di costruire un tavolo di pace nel quale si definiscono le regole per la convivenza nei prossimi anni” — dall’altro affonda il colpo, rispolverando l’intero repertorio complottista delle toghe intente a sabotare i governi della Repubblica: “Il mio non è stato un attacco alla magistratura, di cui ho profondo rispetto”, afferma il cofondatore di FdI in un’Aula decisamente poco affollata, mentre accanto a lui il Guardasigilli Nordio annuisce soddisfatto. Bensì la “preoccupazione per alcune tendenze che vedo emergere non in modo carbonaro ma in modo molto evidente”. La prova fornita dai discorsi pronunciati nei vari convegni di magistrati che “ho ascoltato con grande interesse, ne ho scelti alcuni, ma ne potrei leggere centinaia”, spiega Crosetto.

Declamati in assemblea per far capire a tutti da dove originano i suoi timori e lanciare la controffensiva: “Penso sia legittimo che noi definiamo, con questo Parlamento, le regole entro le quali si confrontano, interagiscono, i poteri dello Stato”, avverte il ministro. Perché “la rappresentanza appartiene alla politica, non alla magistratura e neppure all’esecutivo, appartiene a quest’Aula e a quella del Senato, non può essere il presidente di un’associazione di categoria a decidere”, insiste, prima di annunciare la volontà di aprire una discussione a Montecitorio anche in vista delle future riforme.

È chiaro dove intende andare a parare: “La volontà popolare risiede qui, qui si fanno le leggi e la magistratura vigila sul loro rispetto, è questo lo schema della nostra Costituzione”. Perciò sbaglia chi, anziché limitarsi ad applicarle, si spinge a contestare chi le scrive. Eccola la famosa “opposizione giudiziaria”, più volte evocata e mai rinnegata. Il gancio utile per partire di nuovo all’attacco dei giudici che sbattono in carcere gli innocenti, visto che “migliaia di persone finiscono ogni giorno in cella senza motivo”, accusa Crosetto: “Trentamila arrestati ingiustamente” negli ultimi 4 lustri.

Ma la minoranza non ci sta. Non accetta “una narrazione che trova fondamento in vent’anni di berlusconismo”, graffia la dem Debora Serracchiani. “Le vicende giudiziarie di questi mesi dimostrano semmai”, da Santanchè a Delmastro, “che non c’è complotto delle toghe rosse ma un indirizzo delle procure ad allinearsi alla maggioranza, una certa ritrosia a mandare a giudizio i potenti. Non ci piace. Per noi la legge è uguale per tutti”. E mentre dai banchi del M5S Valentina D’Orso censura il governo che “attacca i poteri indipendenti”, Iv gioca di sponda: “Crosetto ha descritto una realtà che va avanti da trent’anni: una parte della magistratura condiziona la vita dei governi e in parte anche della politica”, scolpisce Giachetti. Anche se poi la vera sorpresa arriva da Reggio Calabria, dove Stefano Musolino è procuratore aggiunto: “Preferisco cogliere gli inviti al dialogo del ministro piuttosto che la logica amico/nemico che non ci appartiene”, porge il calumet della pace il segretario di Magistratura democratica, offrendosi “di incontrarlo, anche pubblicamente”. Di questi tempi, sempre meglio avere testimoni.

Leggi i commenti