Toghe | Per la Scuola della magistratura al Csm la guerra del centrodestra e di Pinelli contro Sciarra
di Liana MilellaVe la ricordate la Scuola superiore della magistratura? Quella presieduta, nella sua breve storia, da tre ex presidenti della Consulta, nell’ordine Gaetano Silvestri, Valerio Onida e tuttora da Giorgio Lattanzi? Ebbene, i consiglieri laici del centrodestra di palazzo dei Marescialli - ben sette su dieci perché meloniani, berlusconiani e leghisti concepiscono così le regole democratiche - da due mesi stanno ostacolando in ogni modo possibile la nomina della giuslavorista Silvana Sciarra, che è stata al vertice della Corte costituzionale fino all’11 novembre 2023. La considerano troppo di sinistra visto che a indicarla per la Corte è stato il Pd. Il 30 gennaio scade la gestione Lattanzi, che a questo punto dovrà per forza essere prorogata.
Dove si annida l’anomalia? È presto detto. Consiste nello stabilire regole che valgono solo per una parte. Come quella di criticare aspramente le correnti di sinistra della magistratura, addebitandogli addirittura lo stravolgimento delle regole democr…
Ve la ricordate la Scuola superiore della magistratura? Quella presieduta, nella sua breve storia, da tre ex presidenti della Consulta, nell’ordine Gaetano Silvestri, Valerio Onida e tuttora da Giorgio Lattanzi? Ebbene, i consiglieri laici del centrodestra di palazzo dei Marescialli - ben sette su dieci perché meloniani, berlusconiani e leghisti concepiscono così le regole democratiche - da due mesi stanno ostacolando in ogni modo possibile la nomina della giuslavorista Silvana Sciarra, che è stata al vertice della Corte costituzionale fino all’11 novembre 2023. La considerano troppo di sinistra visto che a indicarla per la Corte è stato il Pd. Il 30 gennaio scade la gestione Lattanzi, che a questo punto dovrà per forza essere prorogata.
Dove si annida l’anomalia? È presto detto. Consiste nello stabilire regole che valgono solo per una parte. Come quella di criticare aspramente le correnti di sinistra della magistratura, addebitandogli addirittura lo stravolgimento delle regole democratiche, come ha fatto il ministro della Difesa Guido Crosetto. Arrivando a sostenere che nei loro congressi pubblici i gruppi di Area e di Magistratura democratica pronunciano discorsi dichiaratamente antigovernativi che un magistrato non si potrebbe permettere di fare.
Contemporaneamente, l’attuale vice presidente del Csm Fabio Pinelli teorizza pubblicamente che il Consiglio dev’essere solo un organo di amministrazione della giustizia – fare nomine e punire i magistrati che sbagliano – ma non si deve occupare affatto di politica. In compenso, lo stesso Pinelli di fatto fa politica quando, di fronte alla nomina del procuratore di Firenze, esercita il suo diritto di voto che, guarda caso, valle doppio, e consente di bocciare il candidato di Magistratura democratica. Non solo, Pinelli – che fa l’avvocato nella vita e ha difeso molti esponenti della Lega che poi l’ha scelto per il Csm – è stato anche il legale di una delle persone coinvolte nell’indagine sul caso Open. Dovrebbe astenersi? La deontologia lo consiglierebbe. Invece vota, e vota doppio se la partita finisce in parità. Come in questo caso.
Allora è lecito chiedersi, ma quale politica deve stare fuori dal Csm? La risposta è semplice. Oggi dev’essere messa ai margini o addirittura al bando, anche con accuse di complottismo, quella di sinistra, perché il centrodestra ha vinto le elezioni e i sondaggi gli attribuiscono tuttora i voti di una larga maggioranza degli italiani. Ne consegue, anche al Csm, la logica del “mi prendo tutto o quasi tutto”. È accaduto per il Csm e accadrà anche per la Consulta, tant’è che la premier Meloni lo ha teorizzato nella sua conferenza stampa d’inizio anno. Quattro posti liberi alla Corte costituzionale? I meloniani non ne hanno mai avuto uno? Allora, come al Csm, facciamo la parte del leone.
E torniamo a Silvana Sciarra. La ex presidente che i sette consiglieri del centrodestra del Csm – quattro scelti da FdI, uno di FI, due della Lega – non vogliono. Mentre la sostiene Ernesto Carbone, ex deputato di Italia viva. I sette non fanno che dirlo nei corridoi del Csm cercando alleanze tra i togati di ideologia affine, come i sette di Magistratura indipendente, e i quattro di Unicost, che assai spesso votano con loro, determinando la vittoria o la sconfitta di un candidato anche per posti di assoluto prestigio. Logiche da esasperato spoils system. Proprio quelle che – senza alcuna coerenza – la politica di centrodestra rimprovera alla sinistra. Della politica e delle toghe, allo stesso modo.