ROMA — È il piano finale di Matteo Salvini. La exit strategy del Carroccio, che considera la guida del Veneto un passaggio di pura e semplice sopravvivenza. Scatterà, se necessario, il minuto dopo l’eventuale bocciatura definitiva della proposta leghista di introdurre la possibilità di un terzo mandato per i governatori. È un progetto in due step. Ne hanno ragionato i vertici del partito, promettendo «battaglia» per Luca Zaia. E ieri alcuni indizi hanno anticipato la nuova fase. In un angolo del Transatlantico, Edoardo Rixi - viceministro alle Infrastrutture e dunque vice di Salvini al dicastero, pezzo grosso del Carroccio ascoltato dal segretario - svela alcuni punti della possibile offensiva. «Sul Veneto - premette - posso assicurare che non molleremo. Zaia vincerà anche le prossime elezioni. Come? Se sarà necessario, anche candidandosi come semplice consigliere in una lista civica o in quella della Lega. E decidendo poi un nome a lui vicinissimo per la presidenza. Vediamo a quel pu…
ROMA — È il piano finale di Matteo Salvini. La exit strategy del Carroccio, che considera la guida del Veneto un passaggio di pura e semplice sopravvivenza. Scatterà, se necessario, il minuto dopo l’eventuale bocciatura definitiva della proposta leghista di introdurre la possibilità di un terzo mandato per i governatori. È un progetto in due step. Ne hanno ragionato i vertici del partito, promettendo «battaglia» per Luca Zaia. E ieri alcuni indizi hanno anticipato la nuova fase. In un angolo del Transatlantico, Edoardo Rixi - viceministro alle Infrastrutture e dunque vice di Salvini al dicastero, pezzo grosso del Carroccio ascoltato dal segretario - svela alcuni punti della possibile offensiva. «Sul Veneto - premette - posso assicurare che non molleremo. Zaia vincerà anche le prossime elezioni. Come? Se sarà necessario, anche candidandosi come semplice consigliere in una lista civica o in quella della Lega. E decidendo poi un nome a lui vicinissimo per la presidenza. Vediamo a quel punto se vince lui con il 40% o il meloniano De Carlo. Secondo me vince lui e perde De Carlo».
È una possibilità evidentemente deflagrante, perché presuppone innanzitutto un dato politico clamoroso: la spaccatura del centrodestra in Veneto, una corsa solitaria e - sondaggi alla mano - vincente di Zaia. E d’altra parte, è ovvio che sia così: per Salvini e per il resto del partito, la conquista di quella Regione è vitale. Non è un territorio qualunque, ma la culla del leghismo. Cederlo a Meloni significherebbe ammettere di essere residuali, irrilevanti. Ma non basta. Con studiata prudenza, Rixi lascia intendere anche l’altro terreno su cui potrebbe spostarsi il duello con Palazzo Chigi, se la premier non dovesse accettare le richieste del Carroccio: «Noi portiamo avanti questa istanza del terzo mandato, ma il ragionamento è sempre complessivo e vale anche sul premierato. Altrimenti anche noi decideremo come comportarci su quel tema».
Ecco, in questo clima la destra di governo prepara la campagna elettorale delle Europee e dovrà affrontare i dossier parlamentari più sensibili. Ma su un punto la Lega non cede, né cederà, né accetterà mortificazioni: il terzo mandato, appunto. Visto il peso interno di Zaia, ne va anche degli equilibri del partito. Lo dice chiaramente Rixi: «Sul Veneto vi assicuro che non molleremo mai. Devono decidere i cittadini veneti chi farà il presidente. Luca ha il settanta per cento, governa bene, permettete che voglia continuare a guidare la sua Regione?».
Ci sono varie idee che circolano, nel Carroccio e fuori dal Carroccio, per consentire una nuova corsa al presidente uscente. Una l’avrebbe pensata Vincenzo De Luca, sempre a sentire Rixi: «Si può cambiare la legge elettorale regionale, lui in Campania pensa di farlo». Glielo avrebbe spiegato il diretto interessato: «Se si elimina l’elezione diretta e la si affida al consiglio regionale, può cadere anche il veto sul terzo incarico. Insomma, ci sono tanti modi. Zaia può fare lo stesso, ma capite che caos se dieci regioni vanno ciascuna per conto proprio? È meglio una via ordinata. C’è l’emendamento. E noi, educatamente, chiediamo che venga votato».
E però la Lega sottovaluta un problema: Forza Italia, per bocca del leader Antonio Tajani, ha già fatto sapere che voterà contro l’emendamento. Restano il Pd e il Movimento, che potrebbero invece aiutare il Carroccio per sgambettare la maggioranza e incassare anche la possibile rielezione di De Luca e di Michele Emiliano. Chi soffre di più, in questo scenario, è Fratelli d’Italia. Il partito di Meloni, in palese difficoltà, prova ad allontanare il momento della scelta e medita di bloccare al Senato l’emendamento della discordia, dichiarandolo non ammissibile. Ma nel frattempo, il meloniano Luca De Carlo si dice comunque pronto a correre da governatore per la conquista del Veneto. Un’opa sulla Lega. Uno schiaffo che annienterebbe la Lega a favore di Meloni, Rixi? «Penso che a questo Paese serva pluralismo». In ogni caso, aggiunge, non sarà questa battaglia su Zaia a far cadere l’esecutivo. «Credo che governeremo comunque a lungo, perché non c’è alternativa. Si può sempre creare, dice? Certo, Pd e Movimento si possono organizzare. Ma oggi non credo che siano in grado di reggere».
Eppure, Fratelli d’Italia è in allerta. Meloni, raccontano, è un po’ stufa. Si lamenta delle continue divisioni, anche se lo fa soprattutto in privato. E aspetta di capire cosa succederà al Senato sul terzo mandato. Perché se nei prossimi giorni la Lega dovesse esagerare, allora anche il comizio dei tre leader a Cagliari sarebbe a rischio. Chi siede a Palazzo Chigi, si sa, può stravolgere l’agenda anche all’ultimo minuto.