Respinta con due voti in più di Matteo Salvini anche la sfiducia nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè. La mozione, presentata da Francesco Silvestri (M5S) e appoggiata da altre opposizioni, è stata bocciata dall’aula della Camera con 213 no e 121 sì. Contrari anche i parlamentari di Italia Viva.
Santanchè non c’è. “No, alla Camera non vado”, ha risposto a Repubblica di prima mattina. “Sono già in viaggio per Napoli”. E dal museo di Pietrarsa, a voto avvenuto, ha commentato la pesante mozione portata avanti dalle opposizioni formato campo semi-largo (senza Renzi appunto) per chiedere alla premier Meloni di silurarla dal ministero del Turismo dopo la notizia dell’indagine per truffa aggravata ai danni dello Stato (in questo caso dell’Inps) tramite una sua società, per le indennità del Covid incassate mentre i dipendenti lavoravano comunque. “Il voto mi sembra molto chiaro, sono molto tranquilla. Il mio stato d'animo è uguale a quello di ieri, a quello di una settimana fa e a quello di un mese fa: assolutamente tranquilla a fare il mio lavoro. Come vedete anche qua oggi, come ieri e come farò domani".
Questa è l’accusa, che potrebbe portare presto al rinvio a giudizio. Anche pezzi della Lega, come il deputato ed ex sottosegretario Stefano Candiani, hanno suggerito il passo indietro. Lei però non solo non pensa alle dimissioni, ma nemmeno a rispondere alle accuse di persona alla Camera.
Il suo scranno quindi oggi è rimasto vuoto, come quello di Matteo Salvini ieri, per un’analoga mozione (poi cassata dalla maggioranza con 211 no, su 235 voti della coalizione, e 129 sì). “Fuggo dalla battaglia? Ma ho già dimostrato di essere una combattente - ha detto ancora Santanchè - sono già venuta al Senato la volta scorsa, non è che va fatto sempre”. Stavolta infatti ha deciso di non andare, anche se sono arrivate nel frattempo accuse formali e gravi. “Ma non mi sottraggo, sono qui per lavorare, ho cose importanti da fare a Napoli. Ora sono in viaggio”. E saluti al Parlamento.
In Aula
Nell’Aula della Camera durante l'esame della mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo si sono laternati gli interventi di alcuni esponenti delle opposizioni. Primo a prendere la parola in Aula è stato il deputato di Italia viva Roberto Giachetti, che ha confermato il voto contrario del gruppo alla sfiducia, "perché non possiamo farci condizionare nell'attività politica dalle vicende giudiziarie che devono avere il loro corso". E tuttavia ha sottolineato: "Mi rivolgo alla signora ministra che non c'è e dispiace, perché sarebbe stato divertente vedere 'the queen of resignation', la regina della richiesta di dimissioni, in questa Camera. Si contano una ventina di richieste di dimissioni da parte della ministra Santanchè, nei confronti, tra gli altri, di Speranza, Di Maio, Azzolina e Boschi che non era neanche indagata ed è venuta in aula e ha preso la parola, perché c'è anche un certo stile da tenere in determinate condizioni. Sarebbe divertente vedere chi ha chiesto le dimissioni di un'infinità di ministri chiedere alla Camera di votare contro le sue". Anche il deputato di Azione Francesco Benzoni ha ricordato le volte che Santanchè ha chiesto le dimissioni di altri esponenti politici annunciando annunciato il voto a favore del suo gruppo alla mozione di sfiducia contro la ministra.
Per il vicepresidente di Alleanza verdi e sinistra alla Camera, Marco Grimaldi, serve un "passo indietro" della ministra perché “noi stiamo da un'altra parte, dalla parte di chi lavora e paga le tasse. Santanchè dice che per una cattolica come lei il problema non sono i fascisti, ma il diavolo. Il problema è che il 'diavolo veste Prada' e non paga i lavoratori".
Accanto a Giuseppe Conte, ha parlato il capogruppo del M5S Silvestri. Cominciando così: "Non vedo Santanché in Aula spero sia un presagio…. Per quanto ci riguarda - ha aggiunto Silvestri, rivolgendosi sempre alla ministra 'che non c'è' - lei non sarebbe proprio dovuta diventare ministro. Ma voi l'avete nominata per la sua competenza? Spero di no. Per le sue capacità manageriali? Non credo, tutto quello che tocca diventa debito. È come se voi nominaste ministro della Difesa uno che vende armi! Ma dimenticavo, che in effetti voi questo lo avete già fatto...”.
La presidente del gruppo Pd Chiara Braga ha annunciato il voto dei dem a favore della mozione di sfiducia e ha elencato alcuni motivi “che hanno spinto ministri di governi europei a rassegnare le proprie dimissioni” come “una tesi di laurea copiata, una vacanza nel bel mezzo di un'alluvione, l'assunzione di una colf in nero, un comportamento aggressivo nei confronti dei collaboratori. Ovunque, chi commette leggerezze, lascia. Ovunque tranne qui". Specificando poi: “Noi oggi non siamo qui a giudicare una persona che potrebbe essere rinviata a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato. Noi siamo qui per impedire che le istituzioni siano coinvolte in un processo che vede un ministro accusato di aver sottratto denaro pubblico in una fase difficile per il paese", ha concluso Braga.