Enzo Cheli: “È palese il processo di occupazione del servizio pubblico”
di Liana MilellaProfessor Cheli, lei è stato vicepresidente della Consulta e al vertice dell’Agcom per sette anni. Le pare accettabile l’emendamento della maggioranza sulla par condicio in vista delle prossime elezioni che chiede “una puntuale informazione sulle attività istituzionali e governative durante la campagna elettorale”?
«Mi sembra che non lo sia affatto, perché lo scopo della proposta è chiaramente quello di mascherare la comunicazione politica della maggioranza in una istituzionale e governativa. Le due categorie, ai fini della par condicio, sono ben distinte, perché la prima richiede un confronto paritario tra le diverse posizioni politiche, mentre la seconda si deve rigorosamente limitare a offrire notizie oggettive sul lavoro che le istituzioni e il governo stanno svolgendo».
Professor Cheli, lei è stato vicepresidente della Consulta e al vertice dell’Agcom per sette anni. Le pare accettabile l’emendamento della maggioranza sulla par condicio in vista delle prossime elezioni che chiede “una puntuale informazione sulle attività istituzionali e governative durante la campagna elettorale”?
«Mi sembra che non lo sia affatto, perché lo scopo della proposta è chiaramente quello di mascherare la comunicazione politica della maggioranza in una istituzionale e governativa. Le due categorie, ai fini della par condicio, sono ben distinte, perché la prima richiede un confronto paritario tra le diverse posizioni politiche, mentre la seconda si deve rigorosamente limitare a offrire notizie oggettive sul lavoro che le istituzioni e il governo stanno svolgendo».
Ma in campagna elettorale, sui canali Rai, non dovrebbe essere garantito uno spazio identico a tutti i candidati, indipendentemente dal ruolo svolto?
«È proprio questo che chiede la legge 28 del 2000 sulla par condicio in tema di comunicazione politica. Cioè il confronto paritario tra i diversi programmi e le candidature in campo».
Chiedere invece che sia obbligatorio dare notizie “sulle attività istituzionali e governative” non discrimina chi non fa parte dell’esecutivo?
«Questa è una delle strade per aggirare i principi che da oltre vent’anni regolano le campagne elettorali nel nostro Paese…».
Anche ai tempi di Berlusconi?
«La legge sulla par condicio è nata proprio in quegli anni per disciplinare l’uso delle tv in mano ai privati».
E il Cavaliere ha provato ad aggirare le norme?
«I tentativi ci sono stati. Ma questo fa parte della storia istituzionale del nostro Paese che portò proprio alla nascita dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni».
Politicamente la richiesta che arriva dal sottosegretario alla Presidenza Fazzolari rivela una debolezza del governo? Hanno fatto troppo poco e vogliono ingigantire i loro risultati?
«Al contrario. A mio avviso dimostra che si sta portando a compimento un processo di occupazione del servizio pubblico e del mondo della comunicazione che è già visibilmente avviato».
A cosa pensa?
«Accanto a quest’ultimo emendamento, nella Commissione di vigilanza sulla Rai emergono altri due preoccupanti tentativi di aggiramento della par condicio. Il primo è quello di trasmettere su Rainews i comizi in diretta, fuori dall’informazione dei Tg. Ed è evidente che ciò può favorire la maggioranza».
E l’altro aggiramento?
«La chiamerei piuttosto una forzatura che la Commissione di vigilanza Rai sta facendo rifiutando di allinearsi a una proposta equilibrata dell’Agcom. Laddove, nella distribuzione dei tempi di programmazione politica, accanto a un criterio meramente quantitativo, se ne introduce anche uno qualitativo sulle fasce orarie di programmazione. Una linea da condividere visto che è stata suggerita da una serie di pronunce del Consiglio di Stato».
Ma lo sa anche lei che questo governo delegittima i poteri di controllo…
«Ma in tema di par condicio il parere dei giudici, a partire da quello della Consulta, rimane essenziale dato il rilievo costituzionale della materia elettorale».
Vede una lesione dell’articolo 21 della Carta visto che le nuove regole saranno applicate ai principali talkshow del servizio pubblico?
«Quello della par condicio resta un capitolo fondamentale di quest’articolo, aggirare l’uno significa violare l’altro».
Tra le proposte della destra c’è anche quella di garantire agli esponenti di governo, ministri e sottosegretari, la possibilità di intervenire sulle loro materie di governo bypassando le regole sulla par condicio.
«Anche qui c’è un evidente aggiramento delle regole paritarie per le campagne elettorali che finora hanno formato uno dei perni del nostro impianto democratico, rispettati da tutte le parti in campo, una sorta di linea rossa che non dev’essere superata».
Le pare normale che la Rai condivida preventivamente tutto questo?
«No, non mi sembra normale, e questo impone una riflessione seria su come il servizio pubblico, specialmente nel campo dell’informazione politica, debba funzionare».