Il centrodestra chiude unito sullo stesso palco. Elly Schlein e Giuseppe Conte neanche si sfiorano, che è un po’ la rappresentazione plastica delle divisioni interne del cosiddetto campo largo. Lo psicodramma lucano, consumatosi sulla scelta del candidato, è stato solo l’antipasto del caos giudiziario che si sarebbe verificato di lì a poche settimane e che avrebbe avuto come epicentro la Puglia. Il centrosinistra giallo-rosso-verde, dunque, arriva all’appuntamento in Basilicata reduce da giorni di litigi. Viaggia unito, ma non troppo (Azione e Italia Viva sono andati con il centrodestra) e non è affatto scontato che riuscirà a sconfiggere il centrodestra allargato capitanato dall’uscente Vito Bardi.
ELEZIONI BASILICATA - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
“Penso di superare il 50 per cento", ha pronosticato il candidato forzista alla vigilia del voto durante la trasmissione ‘Un giorno da pecora’. Un ottimismo rinforzato dalla scelta di Carlo Calenda e Matteo Renzi di appoggiarlo a scapito dello sfidante Piero Marrese: esponente dem, presidente della provincia di Matera. Un candidato arrivato dopo una serie di giravolte dai tratti tragicomici.
Inizialmente il candidato doveva essere il patron delle coop bianche Angelo Chiorazzo del movimento Basilicata Casa Comune, ma la reticenza di un pezzo dei dem e lo scetticismo del M5S hanno portato il tandem giallo-rosso a puntare sull’outsider Domenico Lacerenza. Un oculista conosciuto e stimato, ma estraneo alla politica e, soprattutto, ignaro a suo dire delle trame che stavano portando verso la sua corsa: “L’ho saputo poche ore prima che la notizia diventasse di dominio pubblico. Mentre uscivo dall’ospedale, come faccio tutti i giorni, dopo aver fatto otto interventi chirurgici, mi è arrivata la telefonata”.
Ma la candidatura dell’oculista sopravvive poche ore. Lacerenza infatti scopre presto che la sua figura non incontra il gradimento che si aspettava nonostante il patto ai massimi livelli siglato tra Conte e Schlein. Soprattutto la base lucana dei dem non è entusiasta, così l’oculista decide di farsi da parte: “Avevo dato la mia disponibilità, ma non posso non registrare le reazioni che ci sono state in seguito”. Ecco quindi che torna in campo Chiorazzo, che nel frattempo aveva fatto un passo di lato per favorire la convergenza su un candidato unitario. Ma lo scetticismo pentastellato rimane e allora in extremis i dem propongono Piero Marrese. Chiorazzo ritira di nuovo la candidatura e il M5S accetta. Il presidente della provincia di Matera è dunque il candidato del centrosinistra in formato mini, cioè senza Azione e Italia Viva che nel frattempo avevano già annunciato il sostegno a Bardi.
Finisce così il dramma del candidato unitario in Basilicata. Al contrario, il centrodestra non ha avuto troppi dubbi sulla riconferma di Bardi, tranne qualche scintilla frutto del nervosismo leghista per il no di FdI alla riconferma di Solinas in Sardegna. E nonostante la tensione in ottica Europee di questi giorni i leader non hanno mancato l'appuntamento unitario sul palco del comizio finale a Potenza. Di più: la premier Giorgia Meloni ha attaccato duramente il campo avversario, rispondendo al mittente le critiche lanciate da Schlein nei giorni scorsi. Nel mirino della leader dem, la gestione delle Sanità al livello locale e nazionale. Senza dimenticare il tema dell’Autonomia differenziata, cavallo di battaglia leghista e fonte di imbarazzo per una parte dei presidenti di regione di centrodestra che governano nel Mezzogiorno, stretti tra le ambizioni del governo nazionale e il rischio di ritrovarsi con meno risorse per finanziare i servizi, sanità inclusa. A tal proposito la risposta di Bardi sull'Autonomia dice molto dello scetticismo che circola tra i governatori del Sud: “Non voterò mai un disegno di Autonomia contro gli interessi del Mezzogiorno e della Basilicata. Valuterò: se le promesse sui livelli essenziali di prestazione sono mantenute sarò d'accordo, altrimenti no".