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Salvini e Vannacci insieme, uno show vittimista: “Non si può più dire neanche buon Natale”

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Il leader leghista col generale candidato dal Carroccio, a Roma per presentare il libro del vicepremier. Tra citazioni di Mussolini, richiami al crocifisso e critiche a Ue e Islam
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ROMA – Matteo Salvini è entusiasta: «Cento e otto giornalisti accreditati per ascoltare me e Roberto». Roberto è Vannacci, il generale candidato alle Europee nelle liste della Lega, ospite d’onore alla presentazione del libro del leader, Controvento. Al Tempio di Adriano, a due passi da Palazzo Chigi, c’è una piccola folla adorante, chi per Salvini e chi per Vannacci, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto accomunati dal medesimo senso delle istituzioni. «Ci accomuna la difesa dei valori e dell’identità», giurano invece loro.

Tra i primi a prendere posto c’è Antonio Angelucci, parlamentare leghista ed editore della maggior parte delle testate di area. Della Lega c’è solo la guardia scelta salviniana, come il vicesegretario Andrea Crippa o il senatore Claudio Borghi: «Malumori nel…

ROMA – Matteo Salvini è entusiasta: «Cento e otto giornalisti accreditati per ascoltare me e Roberto». Roberto è Vannacci, il generale candidato alle Europee nelle liste della Lega, ospite d’onore alla presentazione del libro del leader, Controvento. Al Tempio di Adriano, a due passi da Palazzo Chigi, c’è una piccola folla adorante, chi per Salvini e chi per Vannacci, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto accomunati dal medesimo senso delle istituzioni. «Ci accomuna la difesa dei valori e dell’identità», giurano invece loro.

Tra i primi a prendere posto c’è Antonio Angelucci, parlamentare leghista ed editore della maggior parte delle testate di area. Della Lega c’è solo la guardia scelta salviniana, come il vicesegretario Andrea Crippa o il senatore Claudio Borghi: «Malumori nella Lega per la candidatura di Vannacci? Io sono talmente malumorato che mi candido», fa Borghi. Eh, ma Centinaio, Fedriga, Molinari, tutti assenti peraltro. «Devono difendere i loro candidati di territorio, tutto qua». taglia corto Borghi. Dalla tv di un tempo spunta Antonio Zequila, che sulle liste elettorali figurerebbe come detto “er Mutanda”: «Sono amico di Salvini», spiega. E Vannacci? «Non lo conoscevo». Ma sta quasi tutte le sere in tv. «Io guardo i film», si giustifica Zequila. Grande fan di Vannacci è Francesco Storace, qui in veste di giornalista, che non nasconde la passione: «Quanti ne abbiamo candidati di generali nel Movimento sociale!». Ora però li candida Salvini, è più missino di Meloni? «Più paraculo», sintetizza Storace, che però, forse, non voterà Lega: «Un colonnello di An non può votare un generale».

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Salvini e Vannacci si presentano in versione legge e ordine, sicurezza e identità, dio patria e famiglia, come quando del vecchio Movimento sociale italiano si diceva fascismo e doppiopetto, pochissimi in sala i doppiopetto. «Siamo una accoppiata luciferina per la sinistra», esordisce Salvini. «Il Grande Satana si candida», si ribattezza il generale. Complimenti e salamelecchi tra loro e le solite facezie sulla stampa sgradita. «Ringrazio i giornalisti di sinistra, grazie a loro ho conosciuto il mostro Vannacci». Vannacci attacca il cronista di Repubblica Matteo Pucciarelli («Auguro anche a Salvini una sua recensione, così venderà 300 mila come il mio primo libro») e ai più maliziosi sembra più che altro un modo per rivendicare l’irraggiungibile primazia nelle vendite.

Salvini e Vannacci sono convinti di essere anticonformisti e sono contrariati all’idea che non li si consideri anche uomini di cultura. Dice Salvini: «Mi piace avere qui un generale per parlare di pace. Questa oggi è l’alternativa, guerra o pace, e non è solo citazione storica», dice Salvini promuovendo Tolstoj a collega di Hobsbaw e Barbero.

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La presentazione prosegue sospesa tra destra e identità, crocifisso e sacri confini, Fallaci e Indovino, il frate, per la tendenza dei due al motto da calendario. Salvini: «L’uomo non è solo fatturato, è anche valori». Vannacci: «La nostra identità sono le campane delle chiesa la domenica mattina». La più bella di Vannacci: «Il timone è più importante del vento». In platea Zequila annuisce convinto mentre Vannacci spiega come, per la difesa dei confini nazionali, occorra imitare il modello australiano. Angelucci invece se n’è andato da qualche minuto, lasciando in prima fila un Crippa sbottonatissimo, nel senso della camicia, e una Laura Ravetto compunta e plaudente. Aleggia lo spirito di Checco Zalone nella scena in cui la coppia si lancia nell’attacco alla cultura islamica per come tratta le donne. «Per loro la donna vale meno dell’uomo», accusa Salvini e Vannacci, che ha dedicato un capitolo del suo bestseller a lamentare che le donne non stanno più a casa a fare figli, applaude l’intemerata contro il trogloditismo altrui.

Quindi Vannacci denuncia la censura culturale a lui più intollerabile: «Non ci lasciano più dire buon Natale». Nel mondo al contrario, o controvento, si può invece dire tutto, al diavolo il pudore più che la continenza. Salvini se la prende con il trasformismo e rivendica di aver preso la prima tessera della Lega nel 1991: «Siamo nati per la difesa dei territori e siamo ancora qui, con coerenza. Gli altri hanno cambiato nome, simbolo, tutto», dice il leader che ha trasformato la Lega Nord in Lega per Salvini premier e un partito nordista secessionista in uno nazionalista. Il resto è vittimismo che i protagonisti forse si offenderebbero a sentir definire meloniano e che il moderatore della presentazione, il direttore di Radio Libertà Giovanni Sallusti, non è ansioso di arginare con le domande: «Lei, generale, è insignito di grandi onorificenze militari, Ilaria Salis ha quattro condanne, come può la sua candidatura destare più scalpore di quella di Salis?». E a Salvini: «Cosa si prova a essere a processo per la propria linea politica?». Domanda che offre al ministro delle Infrastrutture l’occasione di una citazione meno tolstoiana: «Per consolarmi alcuni amici mi hanno detto: molti nemici, molto onore». Salvini punzecchia Meloni («Resteremo al governo cinque anni ma in Europa siamo divisi, io so chi scegliere tra Macron e Le Pen»). Attacca la Cina sull’elettrico («L’Europa su auto e casa fa un favore al Partito comunista cinese») e la difende su Tik Tok e disinformazione («L’Europa vuole decidere anche quali notizie sono vere e quali no»). Nessuna parola sulla Russia putiniana di cui Salvini e Vannacci sono grandi e ricambiati e ammiratori.

Il leghista racconta che ha scritto il libro sui Frecciarossa, anche per questo non li fermerebbe mai come Lollobrigida, Vannacci declina la parte teoretica del programma per Strasburgo: «Un Paese dove le donne non abbiano paura a uscire sole la sera e la gente non debba mettere le grate alla finestra». Quindi il finale d’obbligo. Salvini, perché candida Vannacci? «Lo faccio per i miei figli». Vannacci perché si candida? «Lo faccio per le mie figlie, da indipendente nell’ambito della Lega». L’ambito giusto, direbbe Crosetto.

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