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Il nuovo segretario del Senato e l’impegno civile dei giovani

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, con Federico Toniato, nuovo segretario generale di Palazzo Madama
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, con Federico Toniato, nuovo segretario generale di Palazzo Madama (ansa)

La nomina di Federico Silvio Toniato, che succede alla “mitologica” Serafin, attira attenzione perché nell’Italia di oggi c’è bisogno che nelle nuove generazioni si perpetui e si radichi un’idea forte del servizio alle istituzioni

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Il Senato della Repubblica ha dunque un nuovo Segretario generale: è Federico Silvio Toniato, nominato all’unanimità dall’Ufficio di presidenza su indicazione, come è prassi, del presidente dell’assemblea, Ignazio La Russa. Si tratta di un ruolo essenziale per il buon funzionamento delle istituzioni, anche se il grande pubblico spesso non ne ha coscienza. E forse è un bene che sia così, è positivo che esista una sfera al di fuori dello scontro politico, spesso ridotto a un vociare confuso e banale, in cui le stesse istituzioni sono piegate al piccolo cabotaggio delle strumentalizzazioni. Invece i funzionari che curano il corretto svolgimento dei lavori parlamentari sono al servizio dell’istituzione in un modo, per così dire, antico. Ed è un compito gravoso, una responsabilità che comprende il buon andamento di una macchina complessa. Questo vale per il Quirinale, in primo luogo, dove l’attuale segretario generale, Ugo Zampetti, ha raccolto l’eredità di nomi illustri. Per restare a un passato non troppo remoto, basti pensare ad Antonio Maccanico (con Pertini), a Gaetano Gifuni (Scalfaro e Ciampi), a Donato Marra (Napolitano).

A Palazzo Madama Toniato succede a Elisabetta Serafin (la “mitologica” Serafin, come l’ha definita Giovanna Vitale su queste colonne): la prima donna nella storia d’Italia a sedere su quella poltrona e a restarvi per 13 anni, conquistando la stima generale. Ora sarà presidente “di garanzia” della Saipem, seguendo una linea che in tempi recenti ha visto, ad esempio, l’ex comandante generale della Guardia di Finanza, Zafarana, nominato alla presidenza dell’Eni. Toniato s’inserisce in una tradizione di servizio in cui contano la sobrietà, l’esperienza, l’abilità diplomatica, il saper dire la cosa giusta al momento opportuno, il riuscire a evitare o aggirare gli imprevisti. E poi, è evidente, pesa la conoscenza del Parlamento in ogni sua piega, giuridica e amministrativa, nonché la consapevolezza che ogni giorno a Palazzo Madama e a Montecitorio si scrive qualche riga nel grande libro della storia d’Italia. Non è poco in un’Italia smemorata, in cui i nessi con il passato si affievoliscono e si perdono via via con facilità sconcertante. Rimane talvolta l’ideologia, ma anch’essa sminuzzata e priva di spessore.

Forse è per questo che la nomina del nuovo segretario generale del Senato — fino a ieri “vice” — attira tanta attenzione. Perché nell’Italia di oggi c’è bisogno che nelle nuove generazioni si perpetui e si radichi un’idea forte del servizio alle istituzioni. E Federico Toniato incarna molto bene tale esigenza. Per gli studi brillanti e per l’esperienza maturata nonostante la giovane età: è stato, tra l’altro, segretario generale di Palazzo Chigi durante il governo di Mario Monti. Ha scritto qualcuno che gli alti funzionari parlamentari non devono far mai trasparire le loro simpatie politiche. È giusto, certo. Ma è bene che sia chiaro il loro impegno civile, il rispetto costante e trasversale per i rappresentanti del popolo con cui interloquiscono.

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