Milano — Deve ancora nascere davvero, strutturarsi, darsi un metodo e obiettivi pratici, ma intanto il lancio via X di Mega, la versione europea del Maga (“make America great again”, lo slogan di Donald Trump) proposta da Elon Musk, sta già dividendo la destra. I sovranisti sono percorsi da invidie e contraddizioni nei rapporti con i nuovi padroni a Washington e il magnate sudafricano, oggi consulente del governo Usa, sta intervenendo a gamba tesa sulla politica europea in vari Paesi.
Così ad esempio il presidente di Forza Italia Antonio Tajani commenta che quella immaginata da Musk «non è la mia Europa, io credo in un’Europa federale, popolare, che abbia un’anima giudaico-cristiana. Credo nel federalismo, sono un sovranista europeo e sono anche un patriota italiano ovviamente, ma poi ognuno ha le sue idee, quelle non sono le mie». Aggiunge il vicepresidente del Consiglio: «Mi pare che in Europa i cittadini alle ultime elezioni hanno scelto il Partito popolare». Insomma, la tenta…
Milano — Deve ancora nascere davvero, strutturarsi, darsi un metodo e obiettivi pratici, ma intanto il lancio via X di Mega, la versione europea del Maga (“make America great again”, lo slogan di Donald Trump) proposta da Elon Musk, sta già dividendo la destra. I sovranisti sono percorsi da invidie e contraddizioni nei rapporti con i nuovi padroni a Washington e il magnate sudafricano, oggi consulente del governo Usa, sta intervenendo a gamba tesa sulla politica europea in vari Paesi.
Così ad esempio il presidente di Forza Italia Antonio Tajani commenta che quella immaginata da Musk «non è la mia Europa, io credo in un’Europa federale, popolare, che abbia un’anima giudaico-cristiana. Credo nel federalismo, sono un sovranista europeo e sono anche un patriota italiano ovviamente, ma poi ognuno ha le sue idee, quelle non sono le mie». Aggiunge il vicepresidente del Consiglio: «Mi pare che in Europa i cittadini alle ultime elezioni hanno scelto il Partito popolare». Insomma, la tentata rivoluzione di Musk, in appoggio a estremisti di destra e nazionalisti, va a sbattere con i risultati delle urne di pochi mesi fa e con gli equilibri europei che vedono una larga alleanza che va dal centrodestra ai socialisti.
Matteo Salvini invece ha confermato che l’8 febbraio a Madrid ci sarà il ritrovo dei leader dei Patrioti, la formazione di cui fanno parte Viktor Orbán, Marine Le Pen, Geert Wilders, Herbert Kickl, Santiago Abascal, Andrej Babiš. Saranno tutti presenti, gli stessi che andarono ad omaggiare a Pontida il segretario federale del Carroccio. Sono loro i diretti sostenitori del progetto di Musk: «È tempo di rifare grande l’Europa», scrive su X l’altro vicepremier ma della Lega, copiandone il claim. I leghisti sono i più esaltati dal protagonismo politico di uno degli uomini più ricchi del mondo, c’è già chi si esibisce col cappellino da baseball con lo slogan sulla fronte (vedi l’europarlamentare Susanna Ceccardi). Le intemerate contro il “politicamente corretto”, contro i migranti e contro i giudici, la diffusione di bufale contro gli avversari politici: il metodo Musk è in perfetta sintonia con la Bestia di antica memoria.
Se Salvini corre a farsi interprete principale del Mega, va detto che invece Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia restano silenti. Il rapporto con Musk è noto e la presidente del Consiglio in passato ha rivendicato un rapporto di amicizia: lui ospite della festa di partito Atreju, poi a Palazzo Chigi, poi l’invito per lei per la premiazione all’Atlantic Council negli Usa, numerose photo opportunity e siparietti a beneficio dei media, gli affari del governo con Starlink, la visita del fratello di Musk a Roma accolto con tutti gli onori dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e via dicendo. Eppure sull’iniziativa europea squisitamente politica nessuno proferisce parola. Anche il protagonismo, pubblico via social e privato, del suo emissario in Italia Andrea Stroppa — che è pur sempre indagato dalla procura di Roma nel procedimento che ha portato all’arresto del dg di Sogei, Paolino Iorio, e in cui si procede per corruzione e turbativa d’asta — è guardato con una certa dose di insofferenza da un pezzo di partito, quello più geloso della propria indipendenza. A questo va aggiunto che FdI esprime un commissario europeo, cioè Raffaele Fitto, e rientra quindi a pieno nella maggioranza formata attorno all’asse popolare-socialisti.