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Consulta, i nuovi giudici al lavoro su migranti, terzo mandato e abuso d’ufficio

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Mercoledì i neo-eletti Marini, Cassinelli, Luciani, Sandulli giurano dinanzi al Presidente Mattarella
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Il giuramento è fissato per mercoledì dinanzi al capo dello Stato. Ma per i quattro giudici neoeletti alla Corte Costituzionale, Francesco Saverio Marini (quota FdI), Massimo Luciani (area Pd), Roberto Cassinelli (indicato da FI) e Maria Alessandra Sandulli (il nome condiviso tra maggioranza e opposizione) sono già arrivati in via informale gli auguri del presidente Giovanni Amoroso e dei colleghi dal Palazzo della Consulta. Dove, nonostante il plenum ridotto al minimo, la Corte non ha mai rallentato ritmo né intensità dei lavori. (I membri erano ormai calati da oltre un anno prima a 14, poi da tre mesi a 11 membri: invece dei 15 fissati dalla Carta).

Recenti e rilevanti pronunce hanno riguardato sia l’ammissibilità dei r…

Il giuramento è fissato per mercoledì dinanzi al capo dello Stato. Ma per i quattro giudici neoeletti alla Corte Costituzionale, Francesco Saverio Marini (quota FdI), Massimo Luciani (area Pd), Roberto Cassinelli (indicato da FI) e Maria Alessandra Sandulli (il nome condiviso tra maggioranza e opposizione) sono già arrivati in via informale gli auguri del presidente Giovanni Amoroso e dei colleghi dal Palazzo della Consulta. Dove, nonostante il plenum ridotto al minimo, la Corte non ha mai rallentato ritmo né intensità dei lavori. (I membri erano ormai calati da oltre un anno prima a 14, poi da tre mesi a 11 membri: invece dei 15 fissati dalla Carta).

Recenti e rilevanti pronunce hanno riguardato sia l’ammissibilità dei referendum per Jobs act, cittadinanza, appalti, tra gli altri; sia i diffusi e consistenti profili di incostituzionalità della legge sull’autonomia targata Calderoli, con successiva inammissibilità del referendum. Si attendono, da qui ai prossimi mesi, sentenze che incideranno su consultazioni politiche, giustizia, migranti, economia, diritti. Una curiosità: naturalmente i nuovi giudici non potranno entrare “in corsa” su decisioni in scadenza, non avendo seguito le prime fasi della procedura. Prenderanno invece parte a quelle decisioni relative alle udienze a cui avranno partecipato. Formeranno quindi il collegio che, di volta in volta, dovrà sciogliere i nodi posti alla Corte. Un calendario come sempre fitto, a scorrere l’agenda della Consulta.

Tra le decisioni imminenti (e a cui, ad esempio, non parteciperanno i nuovi giudici) pende quella sugli extraprofitti delle imprese che operano nel settore energia, che è stata già discussa lo scorso 28 gennaio e su cui la Corte è chiamata a depositare la sentenza nelle prossime settimane: si tratta del cosiddetto "contributo Meloni", il versamento di solidarietà temporaneo previsto per il 2023 dalla legge 197, quella del dicembre 2022, in tema appunto di extraprofitti. In questo caso, la Corte ha esaminato profili di compatibilità sia con il diritto costituzionale sia con il diritto dell’Unione europea.

Su un'altra causa già discussa sale l'attesa. La sentenza in arrivo potrà incidere sui diritti e sulla visione della famiglia in senso nuovo ed inclusivo: riguarda la possibilità di adottare un figlio o una figlia da parte di cittadini single (quindi senza coniuge, o mai sposati, oppure divorziati). La causa non prende in esame la questione dei generi, né quindi quella delle coppie omosessuali, ovviamente, per la quale pende, su altro binario e con un'altra tempistica, una diversa vicenda. Sul versante conti e società, non meno attesa è la sentenza che riguarderà il blocco della rivalutazione delle pensioni, e sarà depositata nei prossimi giorni.

Non solo.

Indicativamente tra fine marzo e l’inizio di aprile– e qui i nuovi giudici possono entrare in campo – la Consulta dovrebbe poi pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di Cassazione, prima sezione penale, sul tema dei migranti e delle ultime norme del governo Meloni che riguardano le procedure accelerate. Dal Palazzaccio hanno segnalato alla Corte il rischio di compressione sia per la garanzia della difesa, sia per i diritti fondamentali del richiedente la protezione internazionale, impugnando quindi solo due profili della legge di conversione 187/ 2024.

La politica e le prossime consultazioni terranno banco alla Consulta, invece, secondo le previsioni, prima dell’estate: si tratterà di decidere sulla questione terzo mandato nelle Regioni, per il quale il governatore della Campania De Luca ha appena approvato una legge ad hoc, impugnata, il 10 gennaio scorso, dal governo Meloni. Quanto reggerà all'esame dei profili di costituzionalità? Battaglia su cui anche la Lega, dall'altro schieramento, con il governatore Zaia, è pronto a dare battaglia (pur essendo, il presidente veneto, ormai al termine del terzo mandato, di fatto). Una situazione caotica, di deroghe e leggine regionali, su cui toccherà proprio alla Corte mettere ordine alla luce dell’impianto legislativo nazionale e soprattutto del dettato costituzionale.

Dovrebbe essere invece in agenda, anch’essa probabilmente a fine primavera, un'altra vicenda che può tornare ad incendiare il dibattito politico sulla giustizia: si tratta della causa sulla presunta illegittimità costituzionale dell'abolizione dell'abuso d’ufficio. Il ministro Nordio ed il governo Meloni hanno fatto del disegno riformatore sulla giustizia - su cui primeggia la separazione delle carriere, già passata al vaglio delle Camere - una vera e propria bandiera, piantata anche al posto di quelle riforme al palo, premierato e autonomia differenziata. Proprio su quest'ultima, è stata la Corte Costituzionale, presidente Barbera, poco prima della fine del suo mandato, a sferrare i colpi decisivi e non è detto che in futuro la Corte non debba tornare ad occuparsene. Di quella legge non resta che un moncherino, aveva detto nel suo recente incontro con la stampa il neo presidente della Corte, Giovanni Amoroso. Lo stesso che si appresta ad accogliere, dopo 14 scrutini e complessivi 15 mesi di attesa, i quattro colleghi neo-eletti.

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