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Paragon, Casarini: “Spiati per costruire dossier contro di noi. Attivisti trattati come criminali”

(reuters)

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Il capomissione e fondatore di Mediterranea spiato dal febbraio 2024. “Questa storia si comprende solo se si mette in connessione con la vicenda Almasri”
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Roma — «La vittima non sono io, ma i tanti che sono chiusi nei lager libici, con cui siamo in contatto e che da quell’inferno cerchiamo di far uscire, o i rifugiati deportati nel deserto che cerchiamo di salvare e adesso sono ancora più a rischio». Grazie al team di ricercatori dell’Università di Toronto CitizenLab, Luca Casarini, fondatore di Mediterranea e fra le vittime identificate dello spyware Graphite di Paragon, ha scoperto ieri di essere spiato da più di un anno. «Hanno trovato un tentativo di intrusione già a febbraio 2024. Avevo ricevuto la notifica di un tentativo di intromissione da Facebook, che potrebbe essere stato l’inizio dell’intrusione».

Che idea si è fatto di questa vicenda?

«Il nodo è politico e si comprende solo se si mette in connessione con il caso Almasri. Un criminale ricercato per 38 capi di imputazione viene protetto dall’arresto, gli vengono restituite tutte le sue cose, inclusi passaporti di varia nazionalità, e viene riportato a casa dal governo Meloni,…

Roma — «La vittima non sono io, ma i tanti che sono chiusi nei lager libici, con cui siamo in contatto e che da quell’inferno cerchiamo di far uscire, o i rifugiati deportati nel deserto che cerchiamo di salvare e adesso sono ancora più a rischio». Grazie al team di ricercatori dell’Università di Toronto CitizenLab, Luca Casarini, fondatore di Mediterranea e fra le vittime identificate dello spyware Graphite di Paragon, ha scoperto ieri di essere spiato da più di un anno. «Hanno trovato un tentativo di intrusione già a febbraio 2024. Avevo ricevuto la notifica di un tentativo di intromissione da Facebook, che potrebbe essere stato l’inizio dell’intrusione».

Che idea si è fatto di questa vicenda?

«Il nodo è politico e si comprende solo se si mette in connessione con il caso Almasri. Un criminale ricercato per 38 capi di imputazione viene protetto dall’arresto, gli vengono restituite tutte le sue cose, inclusi passaporti di varia nazionalità, e viene riportato a casa dal governo Meloni, mentre attivisti come me diventano criminali. Questo è l’ambito in cui ci muoviamo».

Perché criminali?

«Al momento, solo i servizi segreti hanno ammesso l’uso dello spyware. Le intercettazioni che possono legalmente fare devono essere autorizzate e può succedere solo per fatti di terrorismo, eversione o altri reati gravi. Significa che la solidarietà è considerata eversiva: questo è indicibile persino per il governo Meloni».

Quale potrebbe essere lo scopo di un’attività del genere?

«Sicuramente non un’inchiesta o un processo, in quell’ambito non sono utilizzabili. Servono per fare dossier, come è accaduto di recente con le intercettazioni depositate a Ragusa».

Cosa è successo?

«Conversazioni che non hanno nulla a che fare con il salvataggio per cui io e altri di Mediterranea siamo indagati a Ragusa, ma riguardano i nostri rapporti con la Chiesa e con la Cei, sono finite su alcuni giornali prima che ai miei legali. Ovviamente tutto era raccontato in maniera distorta».

Se infettato con Graphite, il telefono diventa una microspia. Potrebbe essere stato ascoltato anche il Papa?

«Con Francesco, per cui tutti in questo momento stiamo pregando, ci scriviamo solo lettere, per giunta a penna. Quindi no, lui no. Al Sinodo a cui ho partecipato da invitato laico, i telefoni non sono ammessi, quindi non è stato violato. Ma siamo in contatto anche telefonico con il cardinale Zuppi, vescovi, altri alti prelati».

I deputati di Avs Fratoianni e Bonelli temono di essere stati spiati. Secondo lei è plausibile?

«Non solo loro. Due giorni prima che Meta mi comunicasse che il mio telefono era infettato ero a cena con loro, il cellulare era sul tavolo. È del tutto legittimo e logico che temano di essere stati spiati. Lo stesso potrebbe essere successo ai miei legali. Ed è vietato»

Che quadro complessivo viene fuori?

«Non lo sappiamo ancora, ma quanto emerso già dovrebbe bastare a spaventare: l’intera vita di una persona viene esaminata e messa nero su bianco in un verbale, compilato da chissà chi . Questo è regime».

Lei ha paura?

«Non sono preoccupato perché sono convinto che la vera rivoluzione sia fare del bene e lo abbiamo sempre fatto alla luce del sole. Temo per le persone con cui sono in contatto, per i rifugiati prigionieri in Libia o deportati nel deserto in Tunisia, che da lì denunciano crimini e violenze e adesso sono ancora più esposti».

Ci saranno altri report?

«Sicuramente e li renderemo pubblici. La trasparenza è l’antidoto all’invasività e al controllo sociale, è l’unica arma contro le trame oscure, che non sono una novità nella storia di questo paese».

Sul caso Paragon il governo ha tentato di opporre il segreto di Stato

«Ma Nordio si è sfilato e ha lasciato il cerino in mano a Mantovano. Prima o poi qualcuno si brucia».

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