L’unica voce dissonante è quella del vicepremier leghista Matteo Salvini che esprime cautela, ma il governo di fatto apre al possibile invio di soldati italiani in Ucraina sotto l’ombrello Onu, nel quadro di una missione internazionale di peacekeeping.
È da Palazzo Chigi che arriva direttamente la conferma che l’ipotesi sta in piedi quando in mattinata diffonde una nota per evitare che la vicenda diventi un problema per la maggioranza, con il leghista già sul piede di guerra contro l’invio a Kiev di soldati italiani tout court. Obiettivo fare chiarezza dunque. "L'Italia ha sempre detto che l'invio di truppe italiane in Ucraina non è all'ordine del giorno”, affermano fonti di governo definendo "notizie totalmente campate per aria" le ricostruzioni sulle val…
L’unica voce dissonante è quella del vicepremier leghista Matteo Salvini che esprime cautela, ma il governo di fatto apre al possibile invio di soldati italiani in Ucraina sotto l’ombrello Onu, nel quadro di una missione internazionale di peacekeeping.
È da Palazzo Chigi che arriva direttamente la conferma che l’ipotesi sta in piedi quando in mattinata diffonde una nota per evitare che la vicenda diventi un problema per la maggioranza, con il leghista già sul piede di guerra contro l’invio a Kiev di soldati italiani tout court. Obiettivo fare chiarezza dunque. "L'Italia ha sempre detto che l'invio di truppe italiane in Ucraina non è all'ordine del giorno”, affermano fonti di governo definendo "notizie totalmente campate per aria" le ricostruzioni sulle valutazioni di un invio di truppe. "Non esiste questo dibattito all'interno della maggioranza", chiariscono le stesse fonti.
Ma la parte più importante è quella che segue e che segnala la predetta apertura. “Dopodiché, – continua Palazzo Chigi – se un domani ci dovesse essere una missione Onu con contingenti di vari Paesi, si potrà magari ragionare. Ma non è all'ordine del giorno, non se ne è mai parlato".
Linea che ribadisce quanto dichiarato da un esponente di peso del governo Meloni come Giovanbattista Fazzolari. "Non c'è mai stata un'ipotesi di truppe italiane su territorio ucraino, – le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio – non so chi ha diffuso questa notizia ma non è mai stata all'ordine del giorno". Fazzolari, interpellato proprio sui nervosismi di Salvini, a margine della presentazione della medaglia celebrativa 'due anni di resistenza ucraina', aggiunge che inviare truppe in Ucraina "è un'ipotesi che la Francia sostiene da tempo. L'Italia non la reputa la soluzione più efficace. Che io ricordi, non c'è mai stata una forza di interposizione internazionale tra due eserciti di questa portata. Da entrambi i lati ci sono più di un milione di soldati armati e non vedo bene quale sia la forza di interposizione tra questi due eserciti". Ma, "altro discorso - ha osservato - è quello di una missione internazionale con cappello Onu in un contesto di pace. Missioni di pace di questo genere l'Italia le ha fatte più volte. Semmai se ne parlerà, se ne parlerà anche con l'Italia. Ma non a oggi non è all'ordine del giorno".
Anche Antonio Tajani smentisce ogni appiattimento al piano anglo-francese e apre al contingente Onu. "Non si è mai parlato di truppe italiane, – afferma il ministro degli Esteri – penso che non sia utile inviare truppe europee o della Nato" ma in Ucraina "se si deve fare una zona cuscinetto" si può pensare a truppe "sotto la bandiera Onu, nel caso ci può essere la disponibilità italiana, come con la Palestina". "C'è ancora la guerra, bisogna ancora aprire le trattative, bisogna aspettare", osserva. Salvini? "Ognuno dice quello che pensa, ma lui dice quello che diciamo tutti, la linea è condivisa, nessuno parla di truppe italiane".
Dunque Salvini. Il leghista ripete il refrain, – "Il governo non sta discutendo di soldati italiani in Ucraina, nessuno ci ha chiesto neanche un soldato” – ma pianta una bandierina sul terreno della prudenza. "Quando ce lo chiederanno ne parleremo. Noi abbiamo già migliaia di soldati italiani in giro per il mondo, prima di mandarne altri sarei molto cauto". E ancora, incalzato sulla proposta di Tajani, ribadisce: "Ne abbiamo tanti in Libano che rischiano la vita giorno e notte. Prima di mandarne anche uno in più, ci ragionerei molto".