Verhofstadt: “Il manifesto di Ventotene ispirò anche chi non era socialista”
dal nostro corrispondente Claudio TitoGuy Verhofstadt, ex premier del Belgio e cofondatore del gruppo federalista “Spinelli” al Pe
Bruxelles – «Una scandalosa ridicolizzazione». Guy Verhofstadt, ex premier del Belgio e cofondatore del gruppo federalista “Spinelli” al Parlamento europeo, non certo un “comunista” ma un politico dalla solida tradizione liberale, non ci sta all’interpretazione data dalla premier Giorgia Meloni al “manifesto di Ventotene”. E risponde punto per punto alle critiche mosse dalla leader di Fratelli d’Italia a quella che viene considerata la base politica e culturale dell’Europa moderna.
Eppure la presidente del consiglio ha sostanzialmente definito il manifesto di Spinelli e Rossi una specie di trattato per la rivoluzione comunista.
«Ma come si fa? Quell’opera non può essere considerata solo socialista, ma anche e soprattutto democratica. Si tratta di un’interpretazione che stravolge completamente la realtà».
Perché?
«Ma perché quell’opera ha come obiettivo primario gli Stati Uniti d’Europa. È quello il senso più profondo del manifesto. Un obiettivo su cui concordavano uomini come De G…
Bruxelles – «Una scandalosa ridicolizzazione». Guy Verhofstadt, ex premier del Belgio e cofondatore del gruppo federalista “Spinelli” al Parlamento europeo, non certo un “comunista” ma un politico dalla solida tradizione liberale, non ci sta all’interpretazione data dalla premier Giorgia Meloni al “manifesto di Ventotene”. E risponde punto per punto alle critiche mosse dalla leader di Fratelli d’Italia a quella che viene considerata la base politica e culturale dell’Europa moderna.
Eppure la presidente del consiglio ha sostanzialmente definito il manifesto di Spinelli e Rossi una specie di trattato per la rivoluzione comunista.
«Ma come si fa? Quell’opera non può essere considerata solo socialista, ma anche e soprattutto democratica. Si tratta di un’interpretazione che stravolge completamente la realtà».
Perché?
«Ma perché quell’opera ha come obiettivo primario gli Stati Uniti d’Europa. È quello il senso più profondo del manifesto. Un obiettivo su cui concordavano uomini come De Gasperi, Schuman e Adenauer che certo non erano socialisti. Quella del capo del governo italiano è un’accusa ridicola».
Quindi in cosa altro sbaglia Meloni?
«Lancia un messaggio sbagliato sull’Europa agli italiani. Il manifesto è stato un’ispirazione anche in Italia. Lo è stato per Einaudi, il primo presidente della Repubblica dopo la caduta del fascismo, lo è stato per De Gasperi. È stato una delle basi del Trattato per la Costituzione europea e un punto di riferimento per l’Europa unita. Lei ha ridicolizzato tutti: l’Europa, tutti gli europeisti e le maggiori culture democratiche del nostro Continente».
Con quelle parole lei ritiene che la premier abbia svelato il suo volto antieuropeista?
«È bizzarro che lei insista ancora sull’Europa dei popoli. L’Europa dei popoli e delle nazioni è quella della Seconda guerra mondiale. È quella che ha portato alla guerra. La nuova Europa è stata importante per tutto il Continente e per mantenere la pace. Non è stata certo quella dei nazionalismi».
Lei vede un pericolo in tutto questo?
«Vedo che il mondo sta rischiando un ritorno agli Stati-Nazione. E poi devo dire che quel che Meloni ha fatto nel Parlamento italiano è davvero assurdo».
Il vento anti-europeo è cresciuto con la vittoria di Donald Trump in America.
«A Giorgia Meloni in effetti piace Trump. Ma non capisco come non si riesca a comprendere che in un mondo in cui ci sono Usa, Russia e Cina, paesi molto grandi e potenti, l’unica risposta efficace sia l’Ue davvero unita. Da tutti i punti di vista, compreso quello della difesa. È indispensabile non rimanere soli e divisi».
Il pericolo vero è dunque dividere l’Europa?
«Chi in Europa può fermare da solo Trump o Putin? Come si può sopravvivere separatamente? Non credo che Meloni ne abbia idea».
Infatti sostiene che l’Europa di Spinelli non è la sua Europa.
«Se l’Europa di Spinelli non è l’Europa di Meloni, io so per certo che la mia Europa non è quella di Meloni. Lei vede solo le nazioni, ma senza integrazione l’Europa non esiste».