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Meloni sente il leader di FI: “Salvini deve abbassare i toni”

Giorgia Meloni

 (agf)

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Tajani evoca un “chiarimento” dopo il congresso del Carroccio. Lollobrigida: senza l’Ue non andiamo da nessuna parte
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ROMA – «Va bene che c’è il congresso della Lega, ma non bisogna esagerare». Di domenica mattina Giorgia Meloni e Antonio Tajani si sentono al telefono. La premier e il ministro degli Esteri discutono a lungo dell’offensiva leghista sulla politica internazionale. Della stoccata di Claudio Durigon all’indirizzo del segretario azzurro. Una critica diretta, epilogo di un martellamento che va avanti da mesi. Tajani finora ha sopportato, ma da ieri ha deciso di replicare a muso duro. Il vicepremier forzista, prima d’intervenire pubblicamente a Milano, discute la strategia con la presidente del Consiglio. Le espone la sua frustrazione. Evoca un «chiarimento» di governo, se dopo il 6 aprile, data dell’assise salviniana, l’alleato non cambierà toni. Meloni un po’ predica calma e gesso, consapevole che il vice lumbard sia in piena campagna per la riconferma nel partito. E che i patti da settimane erano questi: fino all’assise, qualche uscita sopra le righe sarà tollerata. Quello che la premier …

ROMA – «Va bene che c’è il congresso della Lega, ma non bisogna esagerare». Di domenica mattina Giorgia Meloni e Antonio Tajani si sentono al telefono. La premier e il ministro degli Esteri discutono a lungo dell’offensiva leghista sulla politica internazionale. Della stoccata di Claudio Durigon all’indirizzo del segretario azzurro. Una critica diretta, epilogo di un martellamento che va avanti da mesi. Tajani finora ha sopportato, ma da ieri ha deciso di replicare a muso duro. Il vicepremier forzista, prima d’intervenire pubblicamente a Milano, discute la strategia con la presidente del Consiglio. Le espone la sua frustrazione. Evoca un «chiarimento» di governo, se dopo il 6 aprile, data dell’assise salviniana, l’alleato non cambierà toni. Meloni un po’ predica calma e gesso, consapevole che il vice lumbard sia in piena campagna per la riconferma nel partito. E che i patti da settimane erano questi: fino all’assise, qualche uscita sopra le righe sarà tollerata. Quello che la premier però non può accettare è che le divisioni della maggioranza diventino così marcate «da creare problemi», riportano diversi big della fiamma.

Sul piano comunicativo, con l’opposizione che ieri evocava la crisi di governo. Sul piano pratico: a destra va ancora trovata l’intesa su alcuni provvedimenti delicati. Sul ddl sicurezza da ritoccare: la scorsa settimana è saltata la riunione di maggioranza con il ministro Piantedosi. O sul ddl Spazio, che dovrebbe essere rivisto in Senato.

Per non dare l’idea che il problema esista, nella cerchia della premier prevedono che anche questa settimana salti il vertice tra i leader. Non c’era stato nemmeno la settimana scorsa. Mettere davanti a Meloni, Tajani e Salvini, in questa fase, sarebbe la conferma che il nodo della politica estera è grosso. Il Cdm è stato rinviato al 31 marzo.

Meloni preferisce gestire i dissidi dietro le quinte. Con Tajani potrebbe vedersi prima del vertice di giovedì a Parigi. Con il capo della Lega si sente al telefono. Mentre i due litiganti non si parlano, né si confrontano sugli appuntamenti istituzionali: Salvini non ha mai avvisato la Farnesina della chiamata con Vance.

Più che le scelte comunicative della Lega, a impensierire l’entourage di Meloni è semmai il sospetto che un pezzo dell’amministrazione Usa possa puntare su Salvini, totalmente allineato con The Donald e ostile a Bruxelles. Sospetto che investe anche Elon Musk, ora che la partita italiana su Starlink si è inceppata. Il timore di alcuni meloniani, per ora riferito sottovoce, è che il magnate di Tesla possa sperimentare con Salvini il «modello Afd», cioè garantirgli un battage sovradimensionato. Meloni naturalmente non ha alcuna intenzione di rompere con gli Usa, tutt’altro. Ma non può nemmeno strappare con l’Ue. «La nostra linea è chiara: l’Italia senza l’Europa non va da nessuna parte, ma anche l’Ue senza l’Italia sarebbe più debole», è il ragionamento che fa in queste ore il capo-delegazione di FdI al governo, Francesco Lollobrigida, che oggi inaugurerà in piazza della Repubblica la kermesse “Agricoltura è”, con diversi big brussellesi, dal vicepresidente della commissione Ue, Raffaele Fitto, al commissario popolare Christophe Hansen. «Anche per i dazi - conclude il ministro - è impossibile che l’Italia tratti da sola. Dobbiamo lavorare con l’Unione europea».

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