Insieme sfidano il divieto imposto da Viktor Orbàn. Oltre 70 europarlamentari tra Socialisti e democratici, liberali di Renew e dei Green, ma anche alcuni esponenti del Ppe, seppur non italiani, e una rappresentanza della Cgil. Hanno scelto di essere questo pomeriggio per le strade di Budapest al fianco della comunità Lgbtiq+, come per proteggerla dalle sanzioni annunciate dal premier ungherese. Forse persino dal rischio di aggressioni.
E per mandare un segnale ancora più forte il Partito socialista europeo ha deciso di riunirsi prima dell’inizio della manifestazione con il presidente dell’eurogruppo, la spagnola Iratxe García Pérez, e la vicepresidente del Pse Kati Piri. Presente anche la leader Pd Elly Schlein. Poi insieme si dirigeranno verso il raduno.
Schlein guiderà la delegazione composta dai parlamentari europei Alessandro Zan, responsabile diritti nella segreteria nazionale, Annalisa Corrado, Cecilia Strada e Brando Benifei. Non solo una condanna netta nei confronti di Orb…
Insieme sfidano il divieto imposto da Viktor Orbàn. Oltre 70 europarlamentari tra Socialisti e democratici, liberali di Renew e dei Green, ma anche alcuni esponenti del Ppe, seppur non italiani, e una rappresentanza della Cgil. Hanno scelto di essere questo pomeriggio per le strade di Budapest al fianco della comunità Lgbtiq+, come per proteggerla dalle sanzioni annunciate dal premier ungherese. Forse persino dal rischio di aggressioni.
E per mandare un segnale ancora più forte il Partito socialista europeo ha deciso di riunirsi prima dell’inizio della manifestazione con il presidente dell’eurogruppo, la spagnola Iratxe García Pérez, e la vicepresidente del Pse Kati Piri. Presente anche la leader Pd Elly Schlein. Poi insieme si dirigeranno verso il raduno.
Schlein guiderà la delegazione composta dai parlamentari europei Alessandro Zan, responsabile diritti nella segreteria nazionale, Annalisa Corrado, Cecilia Strada e Brando Benifei. Non solo una condanna netta nei confronti di Orbàn, ma anche richieste precise rivolte alla presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, che «in questi mesi non ha mai preso una posizione chiara contro il divieto imposto dal premier ungherese, nonostante le nostre sollecitazioni», dice Zan. Solo mercoledì ha pubblicato un video per chiedere a Orbàn di fare marcia indietro «ma è un segnale tardivo e troppo debole», sostiene l’esponente dem chiedendo «coerenza, non equilibrismi pavidi, come quello della commissaria all’Uguaglianza Hadja Lahbib, che si è presentata a Budapest per sostenere il Pride e poi non ha dato garanzie sulla partecipazione alla manifestazione. Sarebbe grave se non ci fosse».
A sfilare anche il Movimento 5 Stelle. Sarà presente una delegazione con i parlamentari Alessandra Maiorino, Marco Croatti, Gabriella Di Girolamo, Elisa Pirro e l’eurodeputata Carolina Morace. Anche loro chiedono a von der Leyen di «decidere che Europa vuole guidare. Svegliarsi il giorno prima del Pride - dice Maiorino - per ricordare a Orbàn quali sono i diritti a cui si deve attenere in quanto membro della Ue è un’ipocrisia. Torni in sé, torni quella del Next generation Ue».
Gli occhi dell’Europa, dunque, sono ora puntati su quale sarà la reazione del governo ungherese. Ci saranno «conseguenze legali» per i parteciperà al Pride, ha ribadito ieri Orbàn. Una minaccia che Carlo Calenda, anche lui presente a Budapest, respinge al mittente: «Le uniche conseguenze legali le dovrebbe avere Orbàn per violazione dello stato di diritto e per essere un servo sciocco di Putin».
Per Italia viva ieri è arrivato a Budapest l’europarlamentare Ivan Scalfarotto. Insieme a Calenda ha partecipato al ricevimento organizzato dal sindaco Gergely Karancsony, che ha reso possibile la sfilata del Pride promuovendola come Comune e aggirando così la necessità di ricevere l’autorizzazione da parte dell’esecutivo.
Scalfarotto sottolinea che «non può esserci nessuna violazione di legge, almeno finché l’Ungheria si conferma dentro l’Unione europea. Il divieto è incompatibile con i trattati». Per l’Alleanza verdi sinistra non parteciperà, come molti si aspettavano, Ilaria Salis che è stata detenuta per oltre un anno in un carcere ungherese. Ci sarà invece la collega Benedetta Scuderi, che spiega: «Ilaria non ci sarà, sia perché la decisione sulla richiesta di revoca della sua immunità fatta da Budapest è stata rinviata, sia perché Maja, l’antifascista tedesca detenuta in Ungheria, è in sciopero della fame e teme, che a causa della presenza di Salis, possano esserci ritorsioni su di lei».
Intanto la tensione in città è già altissima, come denunciano da +Europa. C’è «un clima intimidatorio che i nostri attivisti arrivati in Ungheria hanno potuto subito respirare», dicono il segretario Riccardo Magi e il presidente Matteo Hallissey, che parlano di «controlli a tappeto all’aeroporto da parte dell’autorità per scovare qualche pericolosa bandiera arcobaleno. Orbàn può schierare anche l’esercito ma non fermerà mai la marcia dei diritti».