ROMA – Con il cessate il fuoco che non pare più alle viste, il governo italiano lavora a un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina. Il dodicesimo. Il ministero della Difesa, confermano fonti dell’esecutivo a Repubblica, ha avviato una ricognizione dei materiali da spedire a Kiev, tenendo conto che le scorte, dopo tre anni e mezzo di supporto, si fanno naturalmente più limitate. Nonostante la ritrosia della Lega sul fronte interno, Giorgia Meloni comunque, nelle telefonate di questi giorni con gli altri leader europei, ha assicurato: Roma continuerà a sostenere il paese di Volodymyr Zelensky. Che seguita a chiedere agli occidentali munizioni e sistemi di difesa aerea per fronteggiare l’offensiva russa, sempre più pressante.
La premier stamattina prenderà parte…
ROMA – Con il cessate il fuoco che non pare più alle viste, il governo italiano lavora a un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina. Il dodicesimo. Il ministero della Difesa, confermano fonti dell’esecutivo a Repubblica, ha avviato una ricognizione dei materiali da spedire a Kiev, tenendo conto che le scorte, dopo tre anni e mezzo di supporto, si fanno naturalmente più limitate. Nonostante la ritrosia della Lega sul fronte interno, Giorgia Meloni comunque, nelle telefonate di questi giorni con gli altri leader europei, ha assicurato: Roma continuerà a sostenere il paese di Volodymyr Zelensky. Che seguita a chiedere agli occidentali munizioni e sistemi di difesa aerea per fronteggiare l’offensiva russa, sempre più pressante.
La premier stamattina prenderà parte alla call dei volenterosi, convocata da Emmanuel Macron a Parigi, dov’è già atterrato Zelensky. A differenza di altri europei, Meloni non parteciperà in presenza: si video-collegherà da Palazzo Chigi, come farà da Berlino Friedrich Merz. Con il cancelliere tedesco gli scambi sono costanti. Italia e Germania guidano il gruppo degli europei contrari a discutere ora di truppe da spedire a Kiev, progetto franco-britannico. Il modello che ha in testa Meloni è noto: uno schema difensivo per Kiev, a pace fatta, che ricalchi l’articolo 5 della Nato. Una bozza di trattato, secondo la premier, si potrebbe approntare rapidamente, «anche prima» di un cessate il fuoco, a differenza dello scenario boots on the ground.
Dopo settimane di distinguo e bizze, anche sulle tasse, i rapporti con Parigi sembrano comunque meno tesi. L’Italia, ribadirà la premier oggi, a ostilità terminate potrebbe fornire personale militare con compiti di monitoraggio e formazione, ma al di fuori dei confini ucraini. Dalla cerchia di Meloni trapela poi che il modello dell’articolo 5 non è alternativo, ma «compatibile» con il progetto anglo-francese. E a Parigi sempre oggi volerà, per un’altra riunione a livello Nsa, il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Fabrizio Saggio. Segnali.
Certo, la prospettiva di un accordo Kiev-Mosca a breve termine sembra allontanarsi, rispetto all’Alaska. Anche per questo tra gli europei ci si raccorda sulle nuove forniture da inviare a Kiev. «È fondamentale mantenere il nostro sostegno militare all’Ucraina», ha detto l’olandese Dick Schoof che ha sentito Meloni in queste ore, come il finlandese Alexander Stubb. A Chigi in serata, dopo il primo Cdm post vacanze, la premier riceverà il presidente della Polonia, Karol Nawrocki, l’iper sovranista accolto ieri da Donald Trump alla Casa bianca.