La tensione a bordo ha iniziato a salire attorno alle due e mezzo. La fregata Alpino era ancora nei pressi della Flotilla, quando uno sciame di droni ha iniziato a volare sempre più basso sulle barche. Un segnale inequivocabile per gli equipaggi che hanno attivato tutti i protocolli di sicurezza: vedette a poppa e prua, velocità ridotta, un assetto a lungo discusso durante la giornata: le imbarcazioni più grandi e solide davanti e sui lati e dietro, le vele più piccole al centro.
La Alma, l’ammiraglia, in fondo alla formazione, a monitorare che l’assalto non sorprenda le barche alle spalle, poi nuovamente in testa via via che la costa di Gaza si avvicina. Nel corso della notte, la velocità è stata ridotta: una strategia forse per arrivare alle prime luci dell’alba alla linea arancione, l’area di acque internazionali che sulla base delle operazioni di intercettazioni di navi umanitarie che Israele ha fatto in passato viene considerata “di massimo rischio”. Due barche, la Marinette e la Shireen, con a bordo il team legale, sono rimaste indietro, staccate dal gruppone di testa. Guasti? Al momento non si sa e forse non c’è neanche tempo per ragionarci troppo sopra.
Flotilla: “Il governo non ci protegge. Se Israele attacca, tutti in piazza”
Appena la Alpino si ferma, minacce di abbordaggio
Alle 3.18 la Marina italiana ha lanciato l’ultimo messaggio e ha lasciato scivolare avanti la Flotilla: gli attivisti sono rimasti soli. Droni e barche non identificate, con le luci di segnalazione spente, sono diventati presenza sempre più costante quando ancora mancavano dieci miglia alla cosiddetta linea arancione, mentre le comunicazioni radio venivano disturbate o interrotte. L’alba che ha iniziato a rischiarare il cielo attorno alle 4 (ora italiana) ne ha iniziato a mostrare il profilo. Grigio. Minaccioso. Le barche di testa le hanno avvistate in modo chiaro, si sono avvicinate rapide, arrivando quasi sottobordo e manovrando in maniera estremamente pericolosa a poca distanza dalla prua, per poi andare via.
"Navi israeliane dietro di noi”: il primo allarme alle 4
"Abbiamo visto l'esercito israeliano che sta arrivando e ci stiamo mettendo in posizione, non so quando potremmo riaprire le comunicazioni", ha detto dalla Morgana l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi. Poco dopo, l’allarme è arrivato dall’attivista tedesca Yasemin Acar, dal ponte della Alma: “Siamo a 145 miglia da Gaza. Ci sono navi militari israeliane dietro di noi, lo ripetiamo ancora una volta: questa è una missione umanitaria, a bordo non abbiamo nulla se non aiuti, per l’ennesima volta è Israele a violare le leggi internazionali”.
Canti e slogan per esorcizzare la paura
Su una barca, la Deir Yassin, si canta per esorcizzare la tensione. Una radio cattura le voci in lontananza, mentre dal ponte di comando delle varie imbarcazioni della flotta arrivano gli aggiornamenti dei capitani: “Qui Alma, in posizione”. Si risponde dalla parte più avanzata della flotta: “Copiato”. Via via che passano le ore e l’intercettazione – lo sanno tutti a bordo – si avvicina, le comunicazioni si fanno più brevi, telegrafiche. Sui ponti c’è silenzio, dalle radio si sentono quasi solo il vento, il mare, i bip regolari della strumentazione di bordo. Si scrutano le onde, una distesa sempre più definita via via che il cielo si rischiara e l’alba si mangia la notte, gli slogan “Free Palestine” che vengono lanciati da bordo, sono rivendicazione e modo per farsi coraggio. Gli equipaggi sono tutti sul ponte: giubbotti di salvataggio addosso, telefoni pronti a registrare.
Tutti gli occhi sulla Flotilla
Solo su youtube più di tredicimila persone sono “agganciate” al livestream attivato dalla Global Sumud Flotilla per mostrare in diretta cosa succeda a bordo, altre seguono da altre piattaforme. Il numero totale dei “testimoni” è incalcolabile. “Noi non abbiamo nulla da nascondere”, hanno spiegato qualche giorno fa quando è stato attivato. “Non siamo noi a violare il diritto internazionale, siamo una missione pacifica, pacifista e non violenta. Seguiteci, ogni testimone conta”. Fra chi segue, c’è anche il presidente colombiano Gustavo Pedro, che su tutti i suoi social chiede “rispetto per la vita e l’incolumità” per le centinaia di persone a bordo della Global Sumud Flotilla. “Un attacco a questa missione civile, umanitaria non violenta sarebbe un flagrante violazione del diritto internazionale e un crimine contro l’umanità”.
“Siamo in acque internazionali, sarebbe un sequestro non un arresto”
Salta il contatto radio della Alma, poi della Sirius. “Una nave militare israeliana si è appena avvicinata alle nostre imbarcazioni, minacciandoci, danneggiando i nostri sistemi di comunicazione, hanno effettuato manovre molto pericolose, aggirando le nostre imbarcazioni”, scrive Thiago Avila su X poco dopo le 6. Via radio non può comunicare, il sistema è saltato. “Nessuno è rimasto ferito e continuiamo ad andare avanti”. Dalla Karma, la barca che a bordo ospita la delegazione del Pd, parla uno degli ufficiali, l’attivista di Arci, Maso Notarianni: “Siamo circa 130 miglia nautiche da Gaza, poco meno. Non arriveremo a Gaza ovviamente, siamo convinti che ci fermeranno prima. Se ci arrestassero, sarebbe un rapimento, perché siamo in acque internazionali".
Mattinata di tregua
Sembrava tutto pronto per un’intercettazione imminente, invece le motovedette della Marina militare sono rimaste a distanza. Sulle barche della Flotilla è tornata la calma. Alcuni hanno cercato di riposare qualche ora, per provare a recuperare il sonno perso durante la notte di paura e veglia. Fra i più, l’adrenalina ha avuto la meglio sulla stanchezza.
Il comitato direttivo ha organizzato una conferenza stampa per raccontare le pericolose e minacciose operazioni della Marina israeliana avvenute durante la notte. In collegamento, è intervenuta anche la giurista Francesca Albanese relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Forzare “il blocco navale illegale imposto a Gaza”, spiega, non è illegittimo perché quelle sono acque palestinesi e secondo il diritto internazionale anche in contesto di conflitto le missioni umanitarie hanno il diritto di transito in teatri di guerra”. Le ultime ore di calma. Durate molto poco.