Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde e deputato di Avs, c’è un particolare che l’ha colpita del capitolo maxi-spese con fondi pubblici del Garante della Privacy?
«Non è un particolare in sé ma la cornice generale: traspare l’arroganza di un’autorità che si è trasformata in un potere, dove ci si autoconserva per conservare i propri privilegi. Oltre ad essere uno strumento utilizzato come un clava contro chi fa lavoro di inchiesta e controinformazione, vedi il caso Report».
A destra c’è chi sta dicendo: ecco qui, il Garante dà fastidio a Report e i magistrati subito intervengono contro. Il solito schema della giustizia a orologeria. Risposta?
«Che ormai siamo abituati a questo tipo di complottismo. Peccato che abbiano dimenticato i fondamentali,…
Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde e deputato di Avs, c’è un particolare che l’ha colpita del capitolo maxi-spese con fondi pubblici del Garante della Privacy?
«Non è un particolare in sé ma la cornice generale: traspare l’arroganza di un’autorità che si è trasformata in un potere, dove ci si autoconserva per conservare i propri privilegi. Oltre ad essere uno strumento utilizzato come un clava contro chi fa lavoro di inchiesta e controinformazione, vedi il caso Report».
A destra c’è chi sta dicendo: ecco qui, il Garante dà fastidio a Report e i magistrati subito intervengono contro. Il solito schema della giustizia a orologeria. Risposta?
«Che ormai siamo abituati a questo tipo di complottismo. Peccato che abbiano dimenticato i fondamentali, erano la destra sociale contro i privilegi, ora si vede che ne sono diventati gli accaniti difensori. Peccato però che siano indifendibili: invece degli interessi degli italiani si ergono a tutori della bistecca a spese altrui».
Come se ne esce?
«La proposta che facciamo come Avs è semplice e sfidiamo il centrodestra: depositeremo un emendamento in Milleproroghe che cambia le norme di elezione dell’Autorità e contestualmente ne dispone lo scioglimento, la decadenza. Chiedo loro di votarlo, avrebbero pure l’opportunità di nominarne uno nuovo».
Non sembra al momento un’opzione su cui vogliano ragionare.
«Sarebbe la dimostrazione che questa Autorità fa parte di quel castello di interessi a loro tutela. Del resto tra loro, al Garante, ci sono quelli che usano le autoblu per andare alla sede di FdI dalla sorella Meloni. Il Garante ci deve ancora dire chi ha spiato i giornalisti con Paragon».
Da Stefano Rodotà ai super viaggi in Giappone in business class: gli italiani penseranno che il Garante in sé neanche serve, non teme questo?
«Pensavo proprio a Rodotà: siamo passati da un grande intellettuale che andava in profondità nelle questioni, su un tema che oggi è più che mai cruciale per le nostre vite e anche libertà, all’autorità delle bistecche, dove si sono sviluppati privilegi intollerabili. Il problema è che la destra vuole mantenere il controllo capillare perché sa che può sopravvivere solo così. E aggiungo che su questa vicenda il silenzio della premier è inaccettabile».
In compenso ha parlato il suo vice, Tajani: “Non bisogna mai strumentalizzare. Io sono contrario a fare campagne sulle vicende giudiziarie delle persone”. Che dire?
«Sono abbastanza singolari, dovremmo stare zitti? Nel contesto di un Paese che non cresce e dove la povertà aumenta insieme alle diseguaglianze, loro spendono allegramente soldi pubblici, hanno raddoppiato i fondi per le spese di Palazzo Chigi. “Garantisti”, poi: a Ilaria Salis, mandata in galera in Ungheria senza una prova, e che voleva poi difendersi nel processo, l’hanno condannata al patibolo seduta stante».