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Il macellaio, la casa e il b&b al Pantheon: la dolce vita di Stanzione nella Capitale

Pasquale Stanzione 

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Il giurista si fa pagare un appartamento nel palazzo della casa vacanze della figlia: ieri niente ospiti. La macelleria Feroci: ama i piatti pronti
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ROMA – Il dottor Stanzione? Sì, certo, sta qui in affitto, vede il nome sul citofono? Ha preso una casa da qualche anno, ma in verità si vede poco». Piazza della Pigna, portoncino verde, elegante palazzina bianca nel centro di Roma, di quelle con le madonelle agli angoli, alle spalle dal Pantheon. Qui risiede Pasquale Stanzione, professore universitario di Diritto privato, presidente dell’Autorità garante per la privacy, nato a Solopaca (Benevento), residente a Salerno, ma domiciliato nella capitale.

In casa non c’è neanche oggi, il citofono suona a vuoto, il portiere si è ritirato all’interno, l’amministratore di condominio non sa nulla, dice, o comunque non vuole parlare. Né di quest’appartamento abitato dal Garante e pagato dall’Authority prima 2.900 …

ROMA – Il dottor Stanzione? Sì, certo, sta qui in affitto, vede il nome sul citofono? Ha preso una casa da qualche anno, ma in verità si vede poco». Piazza della Pigna, portoncino verde, elegante palazzina bianca nel centro di Roma, di quelle con le madonelle agli angoli, alle spalle dal Pantheon. Qui risiede Pasquale Stanzione, professore universitario di Diritto privato, presidente dell’Autorità garante per la privacy, nato a Solopaca (Benevento), residente a Salerno, ma domiciliato nella capitale.

In casa non c’è neanche oggi, il citofono suona a vuoto, il portiere si è ritirato all’interno, l’amministratore di condominio non sa nulla, dice, o comunque non vuole parlare. Né di quest’appartamento abitato dal Garante e pagato dall’Authority prima 2.900 euro al mese e poi, lievitato all’improvviso dall’autunno scorso, 3.700 euro. Né di quello tre civici più in là. Stesso condominio, stesso amministratore, cortile in comune, altro portoncino verde, stesso cognome sul citofono e quasi stessa proprietà. Al livello terra di una scala in cui resistono due soli condomini tra tre piani di “boutique apartment”, “Pantheon residence”e “cozy suite”, c’è il b&b intestato alla società Khorakanè e cioè alla figlia di Stanzione, Maria Gabriella. La posta arriva a suo nome, fuori dalla porta c’è la keybox degli affitti brevi, ora è deserto in attesa dell’arrivo di nuovi turisti.

«Quest’estate c’è stato credo un guasto e pare abbiano spostato un gruppo di persone nella casa del Garante», confida un vicino seduto ai tavolini del bar. E pure in caso di overbooking, nel comodo appartamento «contiguo», come scrive la procura, si fa lo strappo di alloggiare qualche ospite? Altrimenti, chi ci abita? Il solo Stanzione? E se Stanzione vive lì, allora ha diritto a un massimo di 5mila euro al mese di rimborsi per le notti in trasferta e alle spese da fuorisede?

«Qualche volta ci abbiamo visto altre due persone, vestite eleganti», dice il solito vicino. Parenti? Collaboratori? Amici? I vicini non possono saperlo, gli inquirenti stanno cercando di capire, di ricostruire i movimenti tra quell’appartamento davvero esoso ma con i conti tutti in regola e quel b&b ora adibito a «alloggio per uso turistico-imprenditoriale», conferma il Comune, ma prima affittacamere abusivo e per giunta, parrebbe, moroso, nonostante 3mila euro al mese d’incassi, realizzato in un ex ufficio maleodorante dalla «persistente puzza di fogna», scrivevano ingenerose le recensioni online.

Altri 450 metri e Stanzione è di nuovo a casa. E sono di nuovo rimborsi stellari. «Sì, viene qui a prendere la carne, le sue preferite sono le bistecche di lombo», raccontano oltre l’elefantino di piazza della Minerva, nella boutique di Angelo Feroci. A Roma basta il nome, istituzione, icona, Macelleria con maiuscola dai clienti vip: famiglia Gassman, Toni Servillo, Caterina Balivo, Francesca Fagnani e poi ministri, presidenti, papi e parlamentari. Quali? «Tutti». Ma scusi, nell’ufficio di Stanzione c’erano solo documenti con su scritto “piatti pronti”. «Facciamo pure quelli: spezzatino coi porcini, involtini di vitella, arrosto, cosce di pollo a rollè, pasta e fagioli, carciofi e broccoletti». E insomma se il catalogo viene in aiuto delle spese pazze del Garante, resta che finora si son trovati 2 o 3 documenti da 70 euro l’uno.

Eppure Stanzione, alla faccia del colesterolo, avrebbe speso di solo lombo 6.619 euro. Scontrini? Fatture? «Qui si salda sempre», assicurano fuori dalla macelleria. E neanche poco. Certo da Feroci è facile cedere alle tentazioni della carne. Soprattutto se paga qualcun altro.

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