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Privacy, i garanti resistono: “Noi andiamo avanti”. Il Pd: intervenga il governo

Il collegio del Garante della Privacy

 

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Dopo l’indagine della procura, nessun passo indietro dall’Authority. “Fiduciosi, la verità verrà fuori”. I dem: “Meloni non ha nulla da dire?”
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ROMA – Nessun passo indietro. Il collegio del garante per la privacy, indagato in concorso dalla Procura di Roma per corruzione e peculato, non si dimette e nell’esprimere «piena fiducia nell’operato della magistratura» si dice «certo di potere dimostrate la propria estraneità ai fatti contestati», così conferma la «volontà di proseguire il lavoro». Lo stesso presidente, Pasquale Stanzione, replica al Tg1: «Il nostro interesse è che emerga la verità».

Il giorno dopo le perquisizioni disposte dai pm di piazzale Clodio, che sono servite ad acquisire documenti dopo avere sequestrato anche i cellulari e i pc ai quattro indagati, il Pd chiede le dimissioni. A intervenire, tra gli altri, sono i componenti dem della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che chiedono «cosa ne pensa la presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio? Quanto è coinvolto Fratelli d’Italia in questa vicenda?». Gli esponenti …

ROMA – Nessun passo indietro. Il collegio del garante per la privacy, indagato in concorso dalla Procura di Roma per corruzione e peculato, non si dimette e nell’esprimere «piena fiducia nell’operato della magistratura» si dice «certo di potere dimostrate la propria estraneità ai fatti contestati», così conferma la «volontà di proseguire il lavoro». Lo stesso presidente, Pasquale Stanzione, replica al Tg1: «Il nostro interesse è che emerga la verità».

Il giorno dopo le perquisizioni disposte dai pm di piazzale Clodio, che sono servite ad acquisire documenti dopo avere sequestrato anche i cellulari e i pc ai quattro indagati, il Pd chiede le dimissioni. A intervenire, tra gli altri, sono i componenti dem della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che chiedono «cosa ne pensa la presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio? Quanto è coinvolto Fratelli d’Italia in questa vicenda?». Gli esponenti del Pd, quindi, sottolineano che «il problema non è la trasmissione Report, ma il collegio dei garanti». La trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci ha trasmesso immagini che immortalavano il membro dell’Authority Agostino Ghiglia, indicato da Fratelli d’Italia, nella sede del partito il giorno prima della sanzione inflitta al programma di Rai 3.

Il partito della premier va al contrattacco con il senatore Raffaele Speranzon, anche lui componente della Vigilanza Rai: «Il Pd soffre di memoria, o forse fa finta di non ricordare. L’attuale Autorità garante della privacy è a trazione di sinistra, nominata dalla maggioranza formata dal Pd e dal M5S», dice Raffaele Speranzon, senatore FdI in Vigilanza Rai. E di nuovo viene tirata in ballo la trasmissione. «La verità — dice — è che è diventata invisa a un certo sistema di potere per avere avuto l’audacia di sanzionare, e giustamente, Report per la diffusione di conversazioni private nell’ambito del caso Sangiuliano».

Anche Maurizio Gasparri punta il dito contro Ranucci. Pur dicendo che il garante della privacy deve «essere al di sopra di ogni sospetto», il capogruppo dei senatori di Forza Italia si dice scandalizzato «di più dalla vicenda degli archivi di Gian Gaetano Bellavia, consulente di giustizia di Ranucci e di Report, e dal caso di dossieraggio impunito in Italia riconducibile a Striano. Tra le “bistecche” esagerate dell’Authority, trovo molto più grave il caso del dossieraggio». Il riferimento è ai circa sei mila euro spesi in tre anni in carne come spesa di rappresentanza. Interviene anche il leader degli azzurri e vicepremier Antonio Tajani che sulla vicenda è «garantista, la presunzione di innocenza vale per tutti».

L’M5S però vuole presentare una «mozione a Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, per impegnare il governo a chiudere i rubinetti al Garante della Privacy. Le inchieste di Report hanno mostrato sprechi abnormi di denaro pubblico». Per Elisabetta Piccolotti di Avs, «la destra sta provando a coprire il Garante». È tranchant il leader di Italia Matteo Renzi. «Io sono stato intercettato illegittimamente, spiato, distrutto nella mia privacy: e il Garante?», domanda l’ex premier, che poi aggiunge: «Era in ferie?».

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