✕

Riforma giustizia, pronti i decreti attuativi. È scontro. Nordio: “Sono bozze, aperti al dialogo”

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio

 

Ascolta l'audio

Video social di Meloni: “Magistrati politicizzati ci ostacolano sui migranti, non arretriamo”
3 minuti di lettura

ROMA – La faccia sul referendum no, o almeno non ancora, bisogna prima valutare i rischi. Ma ogni sentenza sgradita è il gancio ideale cui appendere la sua personale campagna. Giorgia Meloni torna, in un video sui social, ad additare i giudici “colpevoli” di «ostacolare l’azione del governo».

La premier continua la sfida: «Penso sia lecito chiedersi come si possa contrastare l’immigrazione illegale di massa se chi viola ripetutamente la legge resta sul nostro territorio e lo Stato viene addirittura sanzionato per aver provato a far rispettare le regole». Ma «andremo avanti», assicura, «nonostante la magistratura politicizzata». Il riferimento è al verdetto con cui, lo scorso 10 febbraio, il tribunale di Roma ha condannato il Viminale al risarcimento (700 euro) in favore di un cittadino algerino trasferito da un cpr italiano alla struttura di Gjader, in Albania. Un affondo, quello di Meloni, che vuol essere segnale di ripartenza del fronte del sì, dopo il gelo calato da Palazzo Chigi…

ROMA – La faccia sul referendum no, o almeno non ancora, bisogna prima valutare i rischi. Ma ogni sentenza sgradita è il gancio ideale cui appendere la sua personale campagna. Giorgia Meloni torna, in un video sui social, ad additare i giudici “colpevoli” di «ostacolare l’azione del governo».

La premier continua la sfida: «Penso sia lecito chiedersi come si possa contrastare l’immigrazione illegale di massa se chi viola ripetutamente la legge resta sul nostro territorio e lo Stato viene addirittura sanzionato per aver provato a far rispettare le regole». Ma «andremo avanti», assicura, «nonostante la magistratura politicizzata». Il riferimento è al verdetto con cui, lo scorso 10 febbraio, il tribunale di Roma ha condannato il Viminale al risarcimento (700 euro) in favore di un cittadino algerino trasferito da un cpr italiano alla struttura di Gjader, in Albania. Un affondo, quello di Meloni, che vuol essere segnale di ripartenza del fronte del sì, dopo il gelo calato da Palazzo Chigi alle parole choc di Nordio (sul Csm, come «sistema para-mafioso»). Dopo i paletti posti dalla presidente del Consiglio, perfino Matteo Salvini riscopre il self-restraint. Soprattutto dopo che il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, (nomina di area leghista) è stato costretto a “richiamare”, riservatamente, l’amico Carlo – come raccontato da Repubblica – dopo le reiterate offese all’attività svolta da tutto il Consiglio.

«Evitiamo attacchi inutili», dice il vicepremier del Carroccio. Di qua e di là. «Di Gratteri mi spiace, l’ho conosciuto e apprezzato. È una caduta di stile. Spero che si scusi. E non mi sottraggo su Nordio. Parliamo del merito, basta insulti. Usiamo toni tranquilli».

Più facile a dirsi. Visto che, nelle stesse ore, esplode il caso dei decreti attuativi. Che il governo avrebbe già, più o meno, scritto. Mentre opposizioni, magistrati e avvocatura erano fermi alla promessa di Nordio: «Poi, collaboreremo insieme».

Si tratta del complesso di norme che, nel caso di vittoria del sì, dovranno dare corpo alla legge costituzionale: come, quanti, secondo quali regole. Insomma: la materia viva della riforma. Tra i vari nodi, ad esempio: se pm e giudici parteciperanno ad un unico concorso, oppure no. O quanti saranno numericamente i membri togati e quelli laici, dei due nuovi Csm. E ancora: come si svilupperanno la preselezione e il “temperato” sorteggio che toccherà ai membri d’estrazione politica. Ovvero: se i laici da sorteggiare saranno 10, sempre a scopo semplificativo, la politica potrà deciderà che il “cestino” da cui pescarli sarà composto da soli 15 nomi. E ancora con quale voto: maggioranza semplice o qualificata.

Le risposte a queste domande sarebbero di fatto già stese, e quindi i decreti già pronti sulla rampa di lancio politico-parlamentare? Già da settimane lo lamentava Magistratura indipendente, la corrente più vicina al sottosegretario Mantovano, e se ne vantavano a via Arenula, in particolare la capo di gabinetto, la “zarina”, Bartolozzi, mentre Nordio minimizzava. Ieri, il Domani rilancia la questione. E il Guardasigilli torna a smentire: «Non c’è nulla di pronto e definitivo, si sta lavorando a delle bozze: su cui è aperto e auspicabile il dialogo». Le opposizioni non ci stanno: Pd, Avs, M5s ricordano al Guardasigilli d’aver tradito ancora.

«Nordio non si smentisce mai, la sua è una guerra bella e buona ai magistrati. E in guerra vale tutto, anche scrivere in anticipo i decreti», taglia corto Peppe De Cristofaro da Avs. Mentre le pentastellate Valentina D’Orso e Ada Lopreiato denunciano: «È inaccettabile che circolino bozze che nessuno conosce. Il governo vuole solo la delega in bianco per completare il suo piano di demolizione istituzionale». E il leader Giuseppe Conte torna a picchiare sulla legge Nordio-Meloni: «Il disegno è quello del Piano di Rinascita di Licio Gelli. Non dico che sia una riforma massonica: può avere una sua dignità di pensiero. Ma nella P2 si parlava di separazione e c’era la volontà di un sistema occulto di condizionare le toghe».

Batte un colpo anche l’Associazione nazionale magistrati. «A fronte della promessa del ministro» che parlava di una legge di attuazione «come frutto di lavoro condiviso con magistratura, avvocatura e accademia, in realtà è stato già tutto deciso», denuncia il segretario Rocco Maruotti. «D’altronde, se non c’è stato confronto prima, sulla modifica costituzionale, non vedo perché dovrebbe esserci dopo».

Le tensioni avvolgono anche il Csm, dove stamane si apre un plenum doppiamente acceso. Sia perché cade nelle ore dell’attacco di Nordio che ha compattato tutte le toghe a tutela di Gratteri; sia perché a Palazzo Bachelet si decide oggi chi sarà il prossimo procuratore di Venezia e il plenum è pronto a spaccarsi tra due nomi di rango, da un lato Sebastiano Ardita (votato dall’area di centrodestra) e dall’altro Alessandra Dolci (sostenuta dall’area progressista). Con una sfida che si giocherà, sul filo di lana, tra defezioni e possibili sorprese, legate allo scontro sul referendum.

Leggi i commenti