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Bile: “Io toga non militante attaccato da Meloni ma ho solo tutelato diritti”

Corrado Bile, giudice del Tribunale civile di Roma 

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Il giudice di Roma che ha risarcito un migrante portato in Albania: “Ho deciso su un padre e la sua possibilità di vedere i figli”
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Giudice, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social, citando una sua sentenza, l’ha definita un magistrato politicizzato. Lo è?

“Assolutamente no. Dico subito che sono tra coloro che ritengono che i magistrati parlano attraverso i loro provvedimenti. E infatti non sono solito rilasciare interviste. Ma oggi credo sia giusto parlare perché ho ricevuto un attacco personale che poi si è esteso a tutta la magistratura. Sono stato accusato di decidere non secondo diritto e coscienza e di utilizzare il mio ruolo di giudice per osteggiare le politiche del governo”.

Corrado Bile, giudice del Tribunale civile di Roma, è il magistrato che il 10 febbraio scorso ha firmato la sentenza con cui dispone un risarcimento di 700 euro per uno dei migranti trasferito da un cpr italiano in Albania e poi liberato e ritornato in Italia.

Giudice, la sua sentenza ha suscitato aspre critiche, come risponde?

“Le critiche sono sempre legittime e messe nel conto. Le sentenze si scrivono in nome del popo…

Giudice, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social, citando una sua sentenza, l’ha definita un magistrato politicizzato. Lo è?

“Assolutamente no. Dico subito che sono tra coloro che ritengono che i magistrati parlano attraverso i loro provvedimenti. E infatti non sono solito rilasciare interviste. Ma oggi credo sia giusto parlare perché ho ricevuto un attacco personale che poi si è esteso a tutta la magistratura. Sono stato accusato di decidere non secondo diritto e coscienza e di utilizzare il mio ruolo di giudice per osteggiare le politiche del governo”.

Corrado Bile, giudice del Tribunale civile di Roma, è il magistrato che il 10 febbraio scorso ha firmato la sentenza con cui dispone un risarcimento di 700 euro per uno dei migranti trasferito da un cpr italiano in Albania e poi liberato e ritornato in Italia.

Giudice, la sua sentenza ha suscitato aspre critiche, come risponde?

“Le critiche sono sempre legittime e messe nel conto. Le sentenze si scrivono in nome del popolo italiano e va benissimo che tutti possano criticarle, in modo anche aspro. Dico di più, le critiche sono sintomo di democrazia e la libertà di manifestazione del pensiero va difesa ogni giorno. Io non sono stato colpito dal fatto che il mio provvedimento sia stato oggetto di giudizi anche aggressivi. Rispondo all’attacco personale, come qualunque cittadino che venga descritto in modo inesatto. Inoltre, come magistrato, penso che i cittadini italiani abbiano il diritto di sapere che io non ho nessun tipo di orientamento politico e, anche se lo avessi, giammai condizionerebbe i miei provvedimenti. Se così non fosse avrebbero ragione coloro che parlano di una magistratura eversiva. Non posso che essere d’accordo con il presidente Mattarella quando parla di “rispetto vicendevole” tra le istituzioni. Le sue parole rinforzano il convincimento che il giudice deve fare il giudice e le sue decisioni non devono essere condizionate da valutazioni politiche”.

Ma lei ce l’ha? È una toga rossa, come dicono?

“Ma certo che no. La mia carriera probabilmente non interessa a nessuno, ma credo testimoni quello che dico. In quasi trent’anni di attività in magistratura ho scritto provvedimenti apprezzati o criticati sia da una parte che dall’altra. Ho esercitato funzioni di giudice sia penale che civile. Sono stato magistrato addetto all’ufficio legislativo del ministero della Giustizia durante il periodo in cui erano ministri Clemente Mastella, Luigi Scotti e poi Angelino Alfano. Sono stato consulente giuridico a Palazzo Chigi durante il governo Berlusconi e poi durante il governo Letta, svolgendo sempre e soltanto un’attività di tipo squisitamente tecnico. Sono stato assistente di studio presso la Corte costituzionale. Insomma, un tecnico a prescindere”.

È iscritto a qualche corrente dell’Anm?

“No, non sono mai stato un magistrato militante e non ho mai fatto parte di nessuna corrente all’interno della magistratura”.

Entriamo un attimo nel merito del suo provvedimento. La accusano di aver liberato un migrante con numerosi precedenti penali e di avergli pure dato un risarcimento per il mese trascorso in Albania.

“Chi dice questo non ha letto la mia sentenza. Non sono stato io a rimettere in libertà questa persona ma, come prevede la legge per altro modificata da questo governo, la Corte d’appello di Roma che non ha convalidato il suo trattenimento. Io non mi sono mai espresso né sulla legittimità della sua permanenza in un Cpr né tantomeno sulla sua espulsione”.

E allora perché questo risarcimento?

“Io ho valutato che un padre di famiglia che viene trasferito da una parte all’altra ha diritto di sapere perché e di poter avvertire la sua famiglia, soprattutto quando occorre tutelare i diritti dei bambini. Nel caso in questione che si tratti di un migrante non ha alcuna importanza. Questa persona, che era trattenuta in un Cpr del Nord Italia ed è stata trasferita senza preavviso e senza motivazione, ha due figli minori italiani che hanno una mamma italiana. Entra in gioco la tutela di un nucleo familiare dove ci sono dei bambini piccoli. C’è una sentenza del Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valla d’Aosta che ha previsto incontri monitorati dai servizi sociali. C’è un interesse soprattutto dei bambini ad avere questi incontri con il padre. Ora la mia decisione si limita a dire che di fronte a una simile esigenza, è necessario che questo padre sia messo quantomeno nelle condizioni di avvertire i familiari e dire loro dove si trova. Insomma, c’è un’esigenza di tutela di un nucleo familiare che mi pare, tra l’altro, vada in sincrono con una sensibilità da molti espressa in questi giorni a proposito del caso della famiglia del bosco, in cui l’allontanamento dei bambini dalla famiglia è stato oggetto di riflessioni anche critiche”.

Quindi lei ha ritenuto che la decisione del Viminale di trasferire improvvisamente il migrante in Albania abbia violato dei diritti costituzionalmente tutelati.

“Capisco che il fatto che questa persona sia un migrante abbia sollecitato il dibattito politico ma la mia decisione ha a che vedere con i diritti fondamentali della persona di cui è titolare qualsiasi essere umano, che sia un delinquente o meno. Il fatto che una persona si trovi in una condizione di limitazione della libertà personale non vuol dire che questi diritti possano essere violati o declassati”.

Quindi è inesatto quello che ha detto la premier, e cioè che secondo lei questo migrante, con tanti precedenti penali, non poteva né essere portato in Albania né espulso?

“La mia sentenza non dice che i centri di Albania sono inadeguati, né che lo Stato non ha diritto di portare i migranti in Albania né tantomeno che questa persona poteva o non poteva essere espulsa. Non era questo l’oggetto della mia decisione. È ben chiaro che i criminali vanno puniti e le espulsioni sono previste dalla legge. Dunque, non c’è dubbio che il governo abbia il potere di eseguirle, ovviamente seguendo le procedure. La questione è un’altra e riguarda il rispetto dei diritti della persona. Ripeto, anche al peggiore dei criminali la nostra Costituzione assicura dei diritti. E’ un principio di civiltà giuridica che rende il nostro ordinamento tra i più evoluti del mondo”.

Si aspettava di finire nell’occhio del ciclone per questa sua sentenza?

“Sapevo che questa sentenza giunge in un momento in cui l’imminente referendum accende il dibattito politico. Tuttavia, se avessi scelto di aspettare l’esito della consultazione per depositare la decisione ed evitare così la concentrazione dell’attenzione mediatica, ecco lì si che avrei fatto una scelta strategica, non più solo giuridica e, in qualche modo, politica. Come ho detto, invece, ritengo che il giudice debba fare il giudice e solo il giudice. Quindi, ho preso la mia decisione rispettando i tempi previsti dalla legge, come del resto ho sempre fatto per tutte le decisioni che ho dovuto prendere nel corso della mia carriera”.

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