Referendum giustizia, tutto ciò che c’è da sapere: quando si vota e perché
di Gabriella CeramiSi vota il 22 e il 23 marzo. Si tratta di un referendum confermativo sulla riforma della Giustizia, in cui non è necessario raggiungere il quorum. Gli elettori dovranno esprimersi sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, di conseguenza sull'istituzione di due distinti Csm, sulla creazione di un'Alta corte disciplinare e sull'avvio di un meccanismo di estrazione a sorte di alcuni componenti degli organi di autogoverno.
Il quesito
Il Parlamento ha già approvato il testo, ma non con la maggioranza dei due terzi. Per questo la parola finale spetta agli elettori. Ecco il quesito che sarà riportato sulla scheda: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo…
Si vota il 22 e il 23 marzo. Si tratta di un referendum confermativo sulla riforma della Giustizia, in cui non è necessario raggiungere il quorum. Gli elettori dovranno esprimersi sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, di conseguenza sull'istituzione di due distinti Csm, sulla creazione di un'Alta corte disciplinare e sull'avvio di un meccanismo di estrazione a sorte di alcuni componenti degli organi di autogoverno.
Il quesito
Il Parlamento ha già approvato il testo, ma non con la maggioranza dei due terzi. Per questo la parola finale spetta agli elettori. Ecco il quesito che sarà riportato sulla scheda: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”.
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Cosa prevede la riforma e cosa succede se passa il sì al referendum
Nel dettaglio, il punto centrale della riforma e anche quello di maggiore scontro tra i partiti e tra governo e magistratura, è la distinzione formale tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. Restano entrambi parte di un ordine autonomo e indipendente, ma seguono percorsi professionali separati. Non condividono più gli stessi organi di autogoverno, pur mantenendo le garanzie costituzionali di autonomia.
La riforma prevede così la nascita di due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Ognuno gestisce nomine, valutazioni e carriere dei magistrati della propria area. Secondo il governo in questo modo si rafforza l’autonomia reciproca tra funzione giudicante e requirente. Secondo le opposizioni la magistratura finirà sotto il controllo dell’esecutivo.
Un’altra novità rilevante è l’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale. Questo organo si occuperà dei procedimenti disciplinari, sottraendo tale competenza ai Consigli Superiori.
Il sorteggio
Il tema più discusso è il ricorso al sorteggio per la scelta dei componenti degli organi di autogoverno.
Il Consiglio superiore della magistratura giudicante e quello della magistratura requirente saranno entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, come avviene adesso. Ne faranno parte di diritto rispettivamente il primo presidente della Corte di cassazione e il procuratore generale della Corte di cassazione. Il nuovo articolo 104 della Costituzione introduce una novità rilevante riguardo la scelta dei restanti componenti. Per un terzo vengono sorteggiati da un elenco di professori ordinari in materie giuridiche e avvocati, con quindici anni di esercizio. Questo elenco viene compilato mediante elezione dal Parlamento in seduta comune. I restanti due terzi vengono sorteggiati rispettivamente tra i magistrati giudicanti e tra i magistrati requirenti. Ciascun consiglio elegge il proprio vicepresidente tra i componenti indicati dal Parlamento. Quindi le Camere eleggono, e poi sorteggiano dall'elenco degli eletti, chi poi farà parte del Consiglio. I magistrati invece non hanno più diritto di voto. I membri restano in carica per 4 anni.