ROMA – Fino a notte, Giorgia Meloni resta in silenzio. I colleghi europei, da Merz a Macron, prendono posizione sui dazi, mentre a Palazzo Chigi non vola una mosca. La motivazione, che è anche un po’ un alibi, è che ci siano «troppe incertezze» legate alle decisioni americane, vista la nuova tariffa temporanea schizzata già dal 10 al 15% nel volgere di poche ore. Quello che trapela dalla cerchia della premier è che in primo luogo spetti «all’Unione europea muoversi» per approntare la strategia. La ragione? «Ha la competenza esclusiva».
Però tra il leader francese che si rallegra per il verdetto della Corte suprema Usa e il tedesco che invoca più blandamente un «coordinamento europeo», è chiaro da quale lato si posizioni la premier: con Merz. Contatti informali tra i leader sono in corso dallo scoppio del bubbone dazi. Antonio Tajani ha annunciato che domani volerà a Bruxelles per partecipare al Consiglio Esteri, da lì si collegherà anche con la tele-riunione del G7 sul tema. E nelle …
ROMA – Fino a notte, Giorgia Meloni resta in silenzio. I colleghi europei, da Merz a Macron, prendono posizione sui dazi, mentre a Palazzo Chigi non vola una mosca. La motivazione, che è anche un po’ un alibi, è che ci siano «troppe incertezze» legate alle decisioni americane, vista la nuova tariffa temporanea schizzata già dal 10 al 15% nel volgere di poche ore. Quello che trapela dalla cerchia della premier è che in primo luogo spetti «all’Unione europea muoversi» per approntare la strategia. La ragione? «Ha la competenza esclusiva».
Però tra il leader francese che si rallegra per il verdetto della Corte suprema Usa e il tedesco che invoca più blandamente un «coordinamento europeo», è chiaro da quale lato si posizioni la premier: con Merz. Contatti informali tra i leader sono in corso dallo scoppio del bubbone dazi. Antonio Tajani ha annunciato che domani volerà a Bruxelles per partecipare al Consiglio Esteri, da lì si collegherà anche con la tele-riunione del G7 sul tema. E nelle stesse ore radunerà in videoconferenza la task force dazi, con un centinaio di imprese e aziende, incluse Sace, Simest e Cdp. Il titolare della Farnesina proporrà un piano B: investire su altri mercati, India, Golfo, Asia. C’è pure il nuovo Mercosur, ricorda il collega Adolfo Urso. Il ministro delle Imprese tira il freno a mano su una possibile iniziativa contro Trump: «Servono cautela e responsabilità, gli Stati Uniti - sottolinea - sono un imprescindibile partner».
Ma c’è un nodo che riguarda anche le controllate Usa delle nostre società di Stato: cosa fare con i rimborsi, che ora le aziende potrebbero chiedere a Washington, in quanto iscritte al registro americano degli importatori. Più fonti di governo concordano: non è stata attivata alcuna procedura, nemmeno a livello preliminare. La strada sarebbe impervia, complessa, di difficile riuscita. Trump ha già minacciato contenziosi in tribunale. E c’è il rischio, a livello politico, di scontentarlo. Solo FI protesta, con il capogruppo in Senato, Maurizio Gasparri: «Quella dei dazi è una politica sbagliata. Trump deve cambiare indirizzo, il bilancio è fallimentare».
Il Pd però batte subito sul chiodo partecipate. I senatori dem Antonio Nicita e Antonio Misiani hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. «Lo Stato, in quanto azionista, tra le altre, di Leonardo, Fincantieri, Eni ed Enel, verifichi la sussistenza dei requisiti per agire immediatamente per recuperare le somme indebitamente versate dalle loro sussidiarie americane alle dogane Usa». La segretaria Pd Elly Schlein si chiede se la premier «difenderà il suo amico Trump oppure, per una volta, gli interessi italiani». Critico anche il capo dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, che rimarca il prolungato silenzio della leader di FdI: «Meloni che ha sempre qualcosa da dire se si tratta del comico Pucci o delle fake news sul referendum, non interviene?». Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, lega invece gli affondi del tycoon alla corte suprema Usa alla crociata anti-toghe della premier: «La strategia della destra è chiara: delegittimare la magistratura attraverso bugie e campagne di discredito».
Tajani replica così: «Ci sarà un periodo di incertezza, è inutile fare polemica, bisogna rassicurare le imprese». Il governo più che agli Usa si rivolge alla Bce: «Quello che mi preoccupa di più è il cambio euro-dollaro. Se il dollaro precipita per noi è un problema: la signora Lagarde comprenda che si deve abbassare il costo del denaro a Francoforte».