Se ne infischia il Tg1 della raccomandazione dell’Agcom che, giovedì scorso, ha richiamato tutte le emittenti tv - Rai inclusa - a dare “una corretta rappresentazione dei soggetti istituzionali nei programmi di informazione”. Il perché è evidente: aumentare gli spazi dedicati a premier, ministri e sottosegretari nei telegiornali e nelle trasmissioni di infotainment - come emerso dal monitoraggio effettuato tra metà gennaio e fine febbraio - rischia di aggirare i rigidi paletti della par condicio sul referendum. Specie se ogni pretesto è buono per attaccare i giudici. Da qui l’avvertimento lanciato dall’autorità garante delle telecomunicazioni: “La presenza del governo sia limitata al tempo strettamente necessario alla trattazione dell'attualità, nell'esclusivo esercizio delle rispettive funzioni”. Pena, ordini di riequilibrio e relative sanzioni.
Tg1 sabato sera
Ebbene la risposta della rete ammiraglia è stata un sonoro: me ne frego. Basta guardare quanto avvenuto nelle ultime 48 ore. Sabato, l’edizione serale del Tg1, dopo il pezzo sul referendum con doppia esposizione del governo (affidata al sottosegretario di palazzo Chigi Alfredo Mantovano e al ministro dell’interno Matteo Piantedosi), ha apparecchiato altri tre servizi tutti sbilanciati sulle tesi dell’esecutivo. Il primo ha raccontato la vicenda dei migranti non trattenuti in Albania, con elenco dei reati commessi e senza alcuna menzione della normativa per cui è previsto, dopo la domanda di asilo, il rientro in Italia. Quindi, un lungo reportage sulla famiglia nel bosco, in cui sono state illustrate solo le posizioni avverse alla scelta di allontanare la madre dai figli, con tanto di immagine della bimba aggrappata alla di lei gamba sino all’ultimo saluto. Infine, il caso dell’ospedale Monaldi, affrontato sotto il profilo degli errori medici e non dell’inchiesta in corso.
Da Domenica In a Fuori dal coro
E ancora peggio fa Domenica In il giorno successivo. Il blocco sulla famiglia nel bosco si trasforma subito in una feroce arringa di Tommaso Cerno e Salvo Sottile contro i magistrati, con il conduttore di Far West che ne approfitta per pubblicizzare la prossima puntata del suo programma dedicato ai casi di malagiustizia. Mentre la battuta di Rocco Papaleo, intervistato a seguire, sugli attori scelti per sorteggio (come avverrebbe ai membri del doppio Csm se la riforma Nordio passasse) viene di fatto censurata: la clip non viene infatti pubblicata su RaiPlay.
A sera, il tg1 completa l’opera. A tenere banco è sempre la famiglia nel bosco, con annesso attacco del governo al tribunale dei minori dell’Aquila senza che siano citati i motivi della decisione. Nel frattempo, Mediaset non è da meno: Fuori dal Coro dedica 21 minuti di intervista alla premier Giorgia Meloni, cinque dei quali dedicati al referendum e alla riforma della giustizia, senza alcun contraddittorio né riequilibrio.
L’ultima perla di Chiocci
Oggi all’ora di pranzo, stesso film. Il tg1 diretto da Gian Marco Chiocci apre con un lungo servizio sul video di 13 minuti con cui Giorgia Meloni ha spiegato sui social “l’importanza di votare sì” per “rendere la magistratura più responsabile”. Il chigista Francesco Maesano riassume il contenuto dell’intervento della premier, destinando al suo parlato due ampi spezzoni. Quasi 4 minuti di soliloquio. Segue servizio sulle opposizioni, aperto però dalle ragioni a sostegno della maggioranza, con tanto di primo piano del forzista Gasparri. Le critiche vengono espresse - sempre in forma indiretta - da Giovanni Bachelet per il No e da un avvocato che presiede un analogo comitato (stavolta in presa diretta), solo dopo arrivano le forze di centrosinistra: Pd e M5S sono citati dal giornalista a volo d’uccello, la replica a Meloni affidata a una breve registrazione del verde Angelo Bonelli. In tutto, poco più della metà del tempo preso da Meloni. È finita qui? Figurarsi. Il servizio successivo affronta la crisi in Medioriente. Non però incentrata sul fronte internazionale, bensì interno. E chi è che commenta? Il governo italiano, ovviamente. Alla faccia della par condicio. E pure dell’Agcom.