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Governo, militari ridotti nel Golfo: la frenata sull’intervento a Hormuz

(ansa)

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Il contingente verrà dimezzato ancora: “Si tratta di una rimodulazione prudenziale”. La premier alla Commissione: misure contro il caro energia. Oggi Tajani al vertice Ue
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ROMA – La prima decisione, appena dopo l’attacco che ha colpito la base di Ali Salem, è stata quella di ridurre di altre 30-40 unità il personale militare italiano presente. Una «rimodulazione prudenziale», nel solco di quella già avviata nei giorni scorsi, che aveva determinato il trasferimento di oltre duecento soldati in Arabia Saudita, facendo scendere gli uomini in Kuwait da 321 a 82. Ora ne resteranno poco più di una quarantina, il numero strettamente necessario per evitare di abbandonare del tutto l’avamposto. Chiudere i battenti avrebbe inviato un segnale di resa verso un alleato del Golfo che negli ultimi anni ha preferito Roma per una serie di commesse miliardarie nell’ambito della difesa.

È Guido Crosetto ad anticipare con un messaggio alle opposizioni e ai vertici istituzionali la notizia dell’attacco. «Già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto – spiega poco dopo il titolare della Difesa - lasciando nella base esclusivamente quello essenziale. La…

ROMA – La prima decisione, appena dopo l’attacco che ha colpito la base di Ali Salem, è stata quella di ridurre di altre 30-40 unità il personale militare italiano presente. Una «rimodulazione prudenziale», nel solco di quella già avviata nei giorni scorsi, che aveva determinato il trasferimento di oltre duecento soldati in Arabia Saudita, facendo scendere gli uomini in Kuwait da 321 a 82. Ora ne resteranno poco più di una quarantina, il numero strettamente necessario per evitare di abbandonare del tutto l’avamposto. Chiudere i battenti avrebbe inviato un segnale di resa verso un alleato del Golfo che negli ultimi anni ha preferito Roma per una serie di commesse miliardarie nell’ambito della difesa.

È Guido Crosetto ad anticipare con un messaggio alle opposizioni e ai vertici istituzionali la notizia dell’attacco. «Già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto – spiega poco dopo il titolare della Difesa - lasciando nella base esclusivamente quello essenziale. La perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell’area». La linea politica dell’esecutivo, invece, è affidata al ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Non ci facciamo intimidire, le missioni italiane continuano. Dobbiamo mettere al sicuro il maggior numero di uomini tenendo fede agli impegni internazionali». Dal centrosinistra, però, la pressione su Palazzo Chigi aumenta. «Meloni o Crosetto devono tornare in Parlamento – insiste Stefano Graziano a nome del Partito democratico – ma la cosa più importante è che i militari italiani siano tutti in sicurezza e che l’Italia non entri in guerra».

Il grado di coinvolgimento italiano nel conflitto è tra i principali nodi di queste ore. Ed è strettamente legato al tema che la presidente del Consiglio si troverà a discutere nei prossimi giorni assieme ai partner europei: il blocco dello Stretto di Hormuz. Già oggi, a Bruxelles, i ministri degli Esteri saranno infatti chiamati a valutare l’ipotesi di un allargamento della missione Aspides. E Roma si presenterà con una linea prudente, a dir poco.

Un conto, dirà Tajani, è immaginare un rafforzamento della flotta che già agisce a protezione della libertà di navigazione lungo le rotte commerciali, in particolare per contrastare le minacce degli Houthi nel Mar Rosso. Altro è l’ipotesi di forzare il blocco, come chiede Donald Trump: sul punto l’Italia dispensa massima cautela e ribadisce l’intenzione di non intraprendere azioni offensive o di partecipazione attiva al conflitto.

È un equilibrio sottile, che coinvolge anche le altre capitali continentali. Ma che per Meloni presenta anche ricadute interne alla maggioranza e, in particolare, alla Lega, che preme per tenersi alla larga dalla guerra in Medio Oriente. Il blocco di Hormuz e la crisi energetica finiranno per monopolizzare il Consiglio europeo che si aprirà giovedì a Bruxelles. I costi delle bollette e della benzina allarmano Palazzo Chigi (anche perché erodono consensi in una fase delicatissima a causa del referendum costituzionale imminente). Per Roma, è necessario lavorare a una serie di interventi della Commissione che aiutino a calmierare il prezzo dell’energia. La presidente del Consiglio porterà al summit l’idea di sospendere il meccanismo Ets, il sistema Ue di scambio di quote di CO2 costruito per ridurre le emissioni. Nell’ambito del G7, invece, l’Italia insisterà per liberare sul mercato una parte degli stoccaggi d’emergenza.

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