Un foglio tra le mani, la voce ferma ma agitata, seduta con le gambe incrociate davanti al ministero della Giustizia. Veronica, una studentessa della Sapienza di Roma, legge la lettera che ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella per denunciare un paradosso che riguarda milioni di studenti e lavoratori fuorisede. “Mi trovo di fronte a una scelta che non dovrebbe esistere in un Paese democratico: scegliere se tornare a casa per Pasqua o per votare”, dice. Per partecipare al referendum del 22 e 23 marzo, spiega, dovrebbe spendere più di 140 euro tra treni e spostamenti. “Questo significa che il diritto di voto diventa un diritto condizionato dalla disponibilità economica”. Un privilegio, insomma. È la fotografia più concreta della decisione del Parlamento: chi studia o lavora lontano dal comune di residenza non potrà votare nella città in cui vive.
Referendum, la protesta della studentessa fuorisede: "Vo…
Un foglio tra le mani, la voce ferma ma agitata, seduta con le gambe incrociate davanti al ministero della Giustizia. Veronica, una studentessa della Sapienza di Roma, legge la lettera che ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella per denunciare un paradosso che riguarda milioni di studenti e lavoratori fuorisede. “Mi trovo di fronte a una scelta che non dovrebbe esistere in un Paese democratico: scegliere se tornare a casa per Pasqua o per votare”, dice. Per partecipare al referendum del 22 e 23 marzo, spiega, dovrebbe spendere più di 140 euro tra treni e spostamenti. “Questo significa che il diritto di voto diventa un diritto condizionato dalla disponibilità economica”. Un privilegio, insomma. È la fotografia più concreta della decisione del Parlamento: chi studia o lavora lontano dal comune di residenza non potrà votare nella città in cui vive.
Referendum, la protesta della studentessa fuorisede: "Votare è un mio diritto, ma costa troppo"
Niente voto per i fuorisede
Al referendum sulla riforma della giustizia, infatti, gli italiani che si trovano fuorisede non potranno votare nel luogo in cui vivono. Chi vorrà partecipare dovrà tornare nel comune di iscrizione elettorale, affrontando costi e spostamenti che per molti rendono difficile esercitare il diritto di voto. La decisione è stata presa dal Parlamento a ridosso del referendum. L’11 febbraio 2026 il Senato, con 87 voti favorevoli e 58 contrari, ha respinto tutti gli emendamenti al decreto legge Elezioni, compresi quelli delle opposizioni che prevedevano la possibilità di votare per i fuorisede anche in occasione della consultazione sulla giustizia. Alle proteste delle opposizioni, il governo ha replicato che non c’erano i tempi tecnici per introdurre la misura.
Il dietrofront rispetto alle ultime elezioni
Questa decisione rappresenta un passo indietro rispetto alle consultazioni degli ultimi anni, quando erano state introdotte alcune sperimentazioni sul voto dei fuorisede. Alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024 era stata data la possibilità di votare fuorisede agli studenti universitari: circa 23mila si erano registrati per usufruire della misura. Alle amministrative e al referendum su lavoro e cittadinanza dell’8 e 9 giugno dell’anno scorso, la misura era stata estesa anche ai lavoratori e alle persone che si trovavano in cura in un comune di un’altra provincia. In quest’ultimo caso le richieste erano state circa 67mila.
Il paradosso per chi vive all’estero
In Europa soltanto Italia, Cipro e Malta fanno ancora fatica a sistematizzare il voto dei fuorisede. E la situazione appare ancora più paradossale se si guarda alle regole per il voto degli italiani all’estero. Chi risiede stabilmente fuori dall’Italia, o chi si trova all’estero per lavoro, studio o cure mediche per almeno tre mesi, può votare per corrispondenza nel Paese in cui si trova. Uno studente romano in Erasmus a Madrid, quindi, potrà votare. Uno studente siciliano che ha scelto Roma per la sua carriera accademica non potrà farlo.
Una legge entro le politiche del 2027
Sul tema è stata avviata anche una proposta di legge di iniziativa popolare. La raccolta firme è partita il 4 luglio 2025 e ha raggiunto il 24 ottobre dello stesso anno le 50mila sottoscrizioni necessarie. Il testo è stato depositato in Senato all’inizio di dicembre e il 7 gennaio 2026 la Commissione Affari costituzionali ha avviato l’esame. L’obiettivo dichiarato dai promotori è arrivare a una legge stabile sul voto dei fuorisede in tempo per le elezioni politiche del 2027.
Lo stratagemma del rappresentante di lista
In attesa di una riforma strutturale, per i fuorisede che vogliono votare al referendum resta soltanto una strada alternativa: diventare rappresentanti di lista. Si tratta della figura che partecipa alle operazioni di voto per garantire trasparenza e correttezza delle procedure elettorali. Chi ricopre questo ruolo può votare nel seggio in cui è stato nominato, anche se diverso da quello di residenza. Per farlo è necessario compilare alcuni moduli e presentarsi al seggio con documento d’identità, tessera elettorale e la nomina ufficiale. Solo dopo aver svolto il suo ruolo, il rappresentante di lista può esprimere il proprio voto nella stessa sezione. Ma è ovviamente impossibile pensare che tutti gli studenti e i lavoratori fuorisede riescano a votare sfruttando questo metodo, che non è altro che uno stratagemma.
“Il governo ha paura dei giovani, così la democrazia diventa più fragile”
A denunciare la situazione anche Emma Ruzzon, oggi presidente dell’Unione degli universitari di Padova. “È una richiesta che va avanti da anni, anche con la campagna #Votodovevivo. Eppure continua a essere trattata come una gentile concessione della politica, quando invece dovrebbe essere un diritto garantito sempre”. Ruzzon racconta di aver toccato con mano l’anomalia italiana durante il periodo di studio all’estero. “Quando ero in Erasmus a Praga e parlavo con studenti di altri Paesi europei della nostra battaglia per il voto fuorisede, molti consideravano folle questa situazione. In diversi Stati basta dimostrare il domicilio nella città in cui si vive per poter votare”.
Secondo l’Udu, il problema riguarda una platea enorme: “Parliamo di più di cinque milioni di fuorisede che non possono votare. In un contesto in cui spostarsi costa sempre di più, è impensabile che per esercitare un diritto democratico si debbano spendere anche centinaia di euro”. Quest’anno pesa anche la coincidenza con il calendario: “Il referendum cade nel fine settimana prima di Pasqua. E non significa solo prezzi più alti del normale, si chiede alle persone di scegliere tra passare la Pasqua con la propria famiglia o votare”.
Quella del governo, secondo Emma, è tutt’altro che una scelta neutrale. “La posizione è ipocrita: quando c’era un referendum con un quorum da raggiungere il governo si è detto disponibile a introdurre il voto per i fuorisede, oggi che il quorum non c’è più quella stessa possibilità sparisce”. Secondo la presidente dell’Udu Padova, dietro la decisione potrebbe esserci anche una valutazione politica più ampia. “Guardando ai risultati dei seggi per fuorisede delle ultime elezioni, una tendenza si vede. Tra il sì e il no siamo ancora sul filo e immagino che qualcuno abbia fatto dei calcoli. La verità è che il governo ha paura dei giovani”. Una paura che, dice, emerge in molti ambiti. “Gli studenti fanno paura quando parlano di diritto allo studio che non funziona, quando denunciano le distorsioni del mercato degli affitti o la precarietà del lavoro che spinge tanti a lasciare il Paese. Quando i giovani prendono parola, disturbano”.
Il gesto di Emma Ruzzon: "Molti in questo paese dovrebbero davvero sfilarsi la camicia nera"
Per Ruzzon, il risultato è una democrazia più fragile. “Nel momento in cui milioni di persone vengono tagliate fuori dal voto, la democrazia si indebolisce. E si crea anche una nuova disparità: tra i fuorisede potranno votare solo quelli che possono permetterselo”. La battaglia, però, non si ferma qui. “L’obiettivo è arrivare alle elezioni politiche del 2027 con una legge che garantisca finalmente, una volta per tutte, il voto ai fuorisede. È un diritto che non può dipendere dal luogo in cui si studia o dal costo di un biglietto del treno”.