Referendum, la mobilitazione dei giovani su TikTok: #iovotono scala i trend
di Giulia CiancagliniManca pochissimo: questo fine settimana si va alle urne e la corsa tra sì e no al referendum si fa serrata. Come dimostra anche la partecipazione della premier Giorgia Meloni al podcast di Fedez, alle parti in campo interessa sempre di più il voto dei giovani, divisi tra attenzione crescente e rabbia per l’esclusione di chi vive fuorisede. Una mobilitazione che si riconosce soprattutto nei loro spazi, a partire da TikTok, dove la campagna per il referendum è diventata più presente che in passato. L’hashtag #iovotono è entrato tra i cinquanta più usati su TikTok. In questo momento è al 47esimo posto, ma solo ventiquattro ore fa nella classifica era al numero 55. In totale l’hashtag raccoglie più di duemila contenuti pubblicati in Italia: mille nell’ultimo mese. Il picco arriva il 18 marzo, con un centinaio di post in un solo giorno. Non è un caso: la curva cresce con l’avvicinarsi del voto del 22 e 23 marzo.
Nella stessa classifica - e anche questo non stupisce – compaiono sopratt…
Manca pochissimo: questo fine settimana si va alle urne e la corsa tra sì e no al referendum si fa serrata. Come dimostra anche la partecipazione della premier Giorgia Meloni al podcast di Fedez, alle parti in campo interessa sempre di più il voto dei giovani, divisi tra attenzione crescente e rabbia per l’esclusione di chi vive fuorisede. Una mobilitazione che si riconosce soprattutto nei loro spazi, a partire da TikTok, dove la campagna per il referendum è diventata più presente che in passato. L’hashtag #iovotono è entrato tra i cinquanta più usati su TikTok. In questo momento è al 47esimo posto, ma solo ventiquattro ore fa nella classifica era al numero 55. In totale l’hashtag raccoglie più di duemila contenuti pubblicati in Italia: mille nell’ultimo mese. Il picco arriva il 18 marzo, con un centinaio di post in un solo giorno. Non è un caso: la curva cresce con l’avvicinarsi del voto del 22 e 23 marzo.
Nella stessa classifica - e anche questo non stupisce – compaiono soprattutto argomenti più leggeri che hanno dominato l’ultimo mese: gli Oscar, il ritorno del Grande Fratello Vip o la festa del papà, che si festeggia proprio oggi. Ma una cosa è certa: scorrendo fino al centesimo posto dell’elenco non si trova alcuna traccia di altri hashtag legati alla riforma della giustizia.
Su TikTok la campagna per il no prende forma attraverso linguaggi diversi, spesso lontani dalla comunicazione politica più tradizionale. Uno dei più format diffusi è il cosiddetto “pov”, acronimo per point of view, punto di vista. Alla scritta “Pov: io che esco dalle urne dopo aver votato no” vengono associate immagini di camminate sicure e determinate, alcune riprese da contesti pop, come i concerti di Elodie.
Accanto a questi video più immediati, circolano anche altri format come quello della lista di priorità personali. Laurearsi, trovare lavoro, costruire una famiglia. All’inizio sembra un elenco come tanti, in cui è facile riconoscersi. Poi però compare il referendum e l’ordine cambia: il voto passa immediatamente al primo posto. È proprio questo elemento a dare senso al contenuto: senza toni espliciti, il messaggio è che quella scelta viene prima di tutto il resto, perché in qualche modo condiziona anche le altre.
Gli utenti che si schierano sul referendum sfruttano spesso anche i suoni, che su TikTok hanno un ruolo così particolare da differenziare questa piattaforma dalle altre. Alcuni sono espliciti, come il jingle che recita “Al referendum votiamo tutti no” o altri brani che insistono su alcune posizioni: “Questo non è un gioco, lo so, difendo la Costituzione, difendo la democrazia, senza giudici liberi non c’è libertà”. Altri brani, invece, vengono riadattati. La canzone che Ditonellapiaga ha portato a Sanremo, “Che fastidio!”, viene usata come base per raccontare con ironia tutte le cose che disturbano.
Poi ci sono gli audio ribaltati. Interventi nati per sostenere il sì che su TikTok vengono riutilizzati in chiave parodica. È il caso delle parole di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio: l’espressione “plotone di esecuzione” diventa un suono ricorrente, così come la frase secondo cui, con la vittoria del sì, i giovani tornerebbero in Italia. Entrambe vengono pubblicate, sotto l’hashtag #iovotono, come un vero e proprio boomerang lanciato che chi voleva invitare gli italiani a votare sì.
Dentro questo spazio convivono anche registri più seri. Le immagini della Costituzione con gli articoli al centro della riforma evidenziati e la citazione di Giovanni Falcone: “Ci accorgeremo che la mafia è entrata nelle istituzioni quando le stesse attaccheranno la magistratura”.
A diventare virali anche video di figure pubbliche. Alessandro Barbero e le sue parole: “Io sono di sinistra e questo lo sanno tutti, non c’è bisogno che io dica che voterò no”. Fiorella Mannoia con i suoi dubbi sul metodo: “È sbagliato che i cittadini debbano decidere se cambiare sette articoli della costituzione. Ma io che ne so?”.
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Nella campagna per il no, però, c’è anche la rabbia di chi non riuscirà a esprimere quella preferenza: gli studenti e i lavoratori fuorisede. Il Parlamento ha deciso che per votare dovranno tornare nel comune di residenza. I loro post oscillano tra ironia e frustrazione. Il paradosso di chi vive all’estero e può votare da remoto, a differenza di chi vive in un’altra città italiana, diventa un tema ricorrente. A questo si aggiunge la questione universitaria. In alcuni atenei la frequenza è obbligatoria per sostenere gli esami e ci sono dipartimenti che non hanno dato la possibilità di seguire le lezioni da remoto nei giorni vicini al voto. In risposta, gli studenti hanno ricoperto le aule con l’articolo 48 della Costituzione, che sancisce il diritto di voto.
Ed è così che spesso compare anche un secondo hashtag: #votodovevivo. Un tentativo di trasformare una condizione diffusa in una richiesta politica esplicita: “Fateci votare dove viviamo, studiamo o lavoriamo”.
Anche i leader politici sono scesi in campo, postando dai propri canali personali su Tiktok. Elly Schlein e Giuseppe Conte pubblicano video allineandosi alla campagna per il no, Giorgia Meloni a quella per il sì. Questa presenza sui social, così come l’ospitata della premier a Pulp Podcast, suggerisce un tentativo di parlare a un pubblico più giovane, dentro spazi nuovi, diversi da quelli tradizionali. Ma, almeno guardando ai dati di TikTok, sembra che i giovani voteranno in maniera diversa rispetto alle speranze della presidente del Consiglio.