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Giuseppe Del Deo, da fedelissimo 007 a sospettato per il caso Giambruno

Giuseppe Del Leo

 

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L’ex militare si è sempre mosso tra finanza e politica: profondo conoscitore dei segreti più delicati del Paese
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ROMA – C’è stato un momento in cui Giuseppe Del Deo, una delle casseforti dei segreti italiani, ha capito che le cose si stavano mettendo male. È stato quando il suo nome, addirittura una sua fotografia, è stata pubblicata dai giornali. «È la prima regola di chi fa il nostro lavoro: non esistere». E invece Del Deo è sempre esistito.

Ufficiale dell’esercito, formazione classica, entra nell’intelligence e ci resta per oltre trent’anni. La sua è una carriera costruita lontano dai riflettori, ma dentro i gangli più sensibili della sicurezza nazionale, in particolare nell’area economico-finanziaria, uno dei settori più delicati per chi deve leggere flussi, poteri, vulnerabilità. È all’interno dell’Aisi che consolida il suo profilo: analista, dirigente, fino ai vertici operativi. Ma soprattutto conoscitore dei segreti più delicati del Paese: il suo comparto, quello dell’analisi finanziaria, studia per anni – e dunque ne conosce tutti i dettagli – il mondo della finanza. Banche, grandi indus…

ROMA – C’è stato un momento in cui Giuseppe Del Deo, una delle casseforti dei segreti italiani, ha capito che le cose si stavano mettendo male. È stato quando il suo nome, addirittura una sua fotografia, è stata pubblicata dai giornali. «È la prima regola di chi fa il nostro lavoro: non esistere». E invece Del Deo è sempre esistito.

Ufficiale dell’esercito, formazione classica, entra nell’intelligence e ci resta per oltre trent’anni. La sua è una carriera costruita lontano dai riflettori, ma dentro i gangli più sensibili della sicurezza nazionale, in particolare nell’area economico-finanziaria, uno dei settori più delicati per chi deve leggere flussi, poteri, vulnerabilità. È all’interno dell’Aisi che consolida il suo profilo: analista, dirigente, fino ai vertici operativi. Ma soprattutto conoscitore dei segreti più delicati del Paese: il suo comparto, quello dell’analisi finanziaria, studia per anni – e dunque ne conosce tutti i dettagli – il mondo della finanza. Banche, grandi industrie, difesa: non c’è angolo, e forse segreto, che Del Deo non conosca.

Nel 2023 arriva la nomina a vicedirettore dell’Aisi. La sua sembra una carriera già scritta. Piaceva al centrosinistra, o almeno a pezzi. Piace al centrodestra, o almeno a pezzi. Ha contatti con ministri, segretari di partiti. Sussurra e raccoglie sussurri dei ricchi e potenti. Ora negli atti si parla dei «neri», questo gruppo parallelo all’intelligence che raccoglieva informazione anche per lui. Da sempre si è parlato del “gruppo Del Deo”. Informatissimo. All’Aisi era un dominus: appassionato di padel, tutti diventarono grandi giocatori; raggiungevano un paio di circoli con van neri con vetri oscurati, una specie di campionati fantozziani declinati con la riservatezza. Di lui raccontano che fosse uno dei pochi a non dover bussare per entrare nelle stanze di Giorgia Meloni, quando arriva a Palazzo Chigi. Vicino a Guido Crosetto, piace meno alla Lega e anche al sottosegretario Alfredo Mantovano, che mantiene una certa distanza.

Fin quando scoppia il caso della macchina di Andrea Giambruno, allora compagno della premier, controllato chissà da chi e chissà perché proprio mentre era sotto casa della presidente del Consiglio. È lì che cambia lo scenario. Ancora non è chiaro cosa è effettivamente successo. Ma certo è che da quel momento si rompe il rapporto di fiducia tra l’uomo dell’intelligence e Chigi che si convince che dietro quel pasticcio ci sia, direttamente o indirettamente, proprio lui. Del Deo lascia l’Aisi e viene chiamato al Dis. Sembra una promozione. Ma non lo è: è una maniera per allontanarlo dagli incarichi operativi. E così, nel giro di pochi mesi, nel 2025, Del Deo esce di scena. Pensionamento anticipato, poco più che cinquantenne: una decisione amministrativamente unica che sorprende dentro e fuori gli apparati. Le motivazioni ufficiali restano sullo sfondo, come spesso accade in questo mondo.

Ma è chiaro che non si tratta di un’uscita ordinaria, anche perché non sono ordinarie le cifre, molto elevate, del pensionamento. E non sono ordinari nemmeno i contorni dell’accordo: Del Deo se ne va con i suoi segreti. Forse anche per questo non fatica a trovare un nuovo lavoro. Viene ingaggiato, in quello che sembra a tutti un conflitto di interessi, seppur in nome della legge, da un uomo che conosce bene, e su cui inevitabilmente ha anche lavorato ai tempi dell’Aisi, quando vigilava sull’economia italiana: si tratta di Andrea Pignataro, l’uomo più ricco d’Italia, il matematico che fa soldi a valanga con la finanza senza però voler mai apparire. È lui che lo vuole accanto a sé in Cerved (né Pignataro né Cerved sono coinvolti nell’inchiesta), società che valuta l’affidabilità delle imprese, tra credit scoring e informazioni commerciali. Con Del Deo la direzione diventa più ambiziosa: analisi predittiva dei rischi geopolitici, cybersecurity. Ieri il comunicato, però: «Mi autosospendo, con effetto immediato, dalla carica di presidente esecutivo, certo di poter dimostrare la mia estraneità». In certe storie succede sempre così, quando si accendono le luci.

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