Biennale, l’apertura al pubblico e il giallo dei visti business ai russi
dal nostro inviato Giampaolo VisettiVENEZIA – L’Albero radicato nel cielo ha già perso fiori e foglie: resta un groviglio di rami secchi. Smantellato anche il bar che per quattro giorni ha offerto champagne “alla salute di Putin”. Nelle sale vuote, i trolley degli artisti inviati dal Cremlino, pronti per rientrare a Mosca. Si aggirano solo le collaboratrici della curatrice Anastasia Karneeva, figlia di un generale del Kgb: tra loro la gallerista che ha reclutato la squadra, figlia del ministro Lavrov. La Biennale apre al pubblico e il padiglione della Russia, pressato dalle sanzioni Ue aggirate dal presidente Pietrangelo Buttafuoco, chiude. Aperte solo tre portefinestre, sorvegliate dai carabinieri: i visitatori fotografano dall’esterno i monitor su cui scorrono le performance filmate nei giorni scorsi, ammirate dal vicepremier Matteo Salvini.
VENEZIA – L’Albero radicato nel cielo ha già perso fiori e foglie: resta un groviglio di rami secchi. Smantellato anche il bar che per quattro giorni ha offerto champagne “alla salute di Putin”. Nelle sale vuote, i trolley degli artisti inviati dal Cremlino, pronti per rientrare a Mosca. Si aggirano solo le collaboratrici della curatrice Anastasia Karneeva, figlia di un generale del Kgb: tra loro la gallerista che ha reclutato la squadra, figlia del ministro Lavrov. La Biennale apre al pubblico e il padiglione della Russia, pressato dalle sanzioni Ue aggirate dal presidente Pietrangelo Buttafuoco, chiude. Aperte solo tre portefinestre, sorvegliate dai carabinieri: i visitatori fotografano dall’esterno i monitor su cui scorrono le performance filmate nei giorni scorsi, ammirate dal vicepremier Matteo Salvini.
Il leghista è stato l’unico esponente di un governo, tra i cento Paesi presenti all’Esposizione, ad essere entrato nel padiglione russo: ignorati gli appelli Ue e quelli del governo Meloni, che lui ha rappresentato a Venezia. Per la prima volta il ministro della Cultura ha disertato l’apertura. Rinviato al 20 maggio l’arrivo perché le sorprese non sembrano finite. Domani scade l’ultimatum di Bruxelles, che da Buttafuoco pretende chiarimenti su possibili violazioni delle sanzioni contro Mosca. I fari su quella che Salvini ha definito «ingerenza volgare per questioni burocratiche», sono ora accesi sulla presenza della delegazione russa in Italia. Le cancellerie di una ventina di Paesi chiedono di chiarire quando e chi ne ha invitato a Venezia i componenti, spesso apparsi mascherati, a quale titolo e per quanto tempo. Coinvolto anche il ministero degli Esteri, responsabile dei visti: dai primi accertamenti si tratterebbe di permessi business, gestiti da un imprenditore italiano. Buttafuoco ha anticipato che «le autorità di governo sono state preventivamente informate». Per la Commissione Ue il punto è capire perché non si siano percorsi «i canali normali». Un pasticcio che imbarazza sempre di più la premier. «Le uniche vittorie di Putin – l’attacco a Salvini di Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio – sono quelle della sua macchina della propaganda: che purtroppo trova terreno fertile anche in Italia». Dati per persi i 2 milioni di finanziamenti alla Biennale, per Roma resta la necessità di scongiurare l’isolamento dalla Ue. Mission impossible: chiudere l’incidente di un vicepremier che elogia il padiglione putiniano alla tivù russa, evitando anche solo di passare vicino all’opera-simbolo dell’Ucraina. «Un presidente del consiglio – l’affondo di Carlo Calenda, segretario di Azione – se il suo ignobile vice va a fare il filorusso alla Biennale, in contrapposizione al ministro della Cultura e al suo stesso governo, lo prende a calci nel sedere».
Nel giorno dell’apertura, anche il corteo anti-Russia della Biennale del dissenso, promosso da varie sigle radicali, e il flash mob di +Europa davanti al padiglione russo. Un centinaio di artisti ucraini, o perseguitati da Mosca, hanno “portato in processione come reliquie” oggetti salvati dall’aggressione contro Kiev. Riccardo Magi e l’ex ministra Cécile Kyenge, davanti al padiglione, hanno trasmesso il suono delle sirene che da quattro anni lanciano l’allarme-bombe in Ucraina. «È la musica di Putin – dice Magi – il futuro europeo dipende dal sostegno alla resistenza ucraina. Nessuno chiede censure: quella la coltiva il Cremlino contro gli artisti che dissentono». Da Buttafuoco, nel padiglione del Vaticano, l’invito rivolto a Leone XIV: «Volga lo sguardo a questa nostra fatica, pronunci la parola proibita, che è pace». È la supplica quotidiana del Papa: bene invocarla, meglio praticarla.