Flotilla di terra, la carovana fermata a Sirte. Gli attivisti pronti a forzare il blocco
di Alessia CanditoC’è un’altra flotta che potrebbe a breve trovarsi in situazioni di rischio, ma viaggia via terra. È il Global Sumud Land Convoy, carovana umanitaria di ambulanze e camion di aiuti che dalla Mauritania ha attraversato il Nord Africa con l’obiettivo di raggiungere l’Egitto e da lì il valico di Rafah. Mentre iniziano a circolare i racconti di violenze e abusi subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla durante e dopo il raid israeliano avvenuto in acque internazionali a oltre cento miglia da Gaza, circa 300 volontari di 28 Paesi diversi, tra cui tredici italiani potrebbero nelle prossime ore trovarsi ad affrontare le truppe del generale Haftar.
Bloccati dal 17 maggio nella zona cuscinetto nei pressi del valico di Sirte, da giorni tentano invano una mediazione con le autorità della Cirenaica per attraversarlo. E oggi potrebbero decidere di arrivare comunque in prossimità della barriera, che da giorni viene presidiata dalle truppe della Cirenaica.
Una situazione che in parte ha sorp…
C’è un’altra flotta che potrebbe a breve trovarsi in situazioni di rischio, ma viaggia via terra. È il Global Sumud Land Convoy, carovana umanitaria di ambulanze e camion di aiuti che dalla Mauritania ha attraversato il Nord Africa con l’obiettivo di raggiungere l’Egitto e da lì il valico di Rafah. Mentre iniziano a circolare i racconti di violenze e abusi subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla durante e dopo il raid israeliano avvenuto in acque internazionali a oltre cento miglia da Gaza, circa 300 volontari di 28 Paesi diversi, tra cui tredici italiani potrebbero nelle prossime ore trovarsi ad affrontare le truppe del generale Haftar.
Bloccati dal 17 maggio nella zona cuscinetto nei pressi del valico di Sirte, da giorni tentano invano una mediazione con le autorità della Cirenaica per attraversarlo. E oggi potrebbero decidere di arrivare comunque in prossimità della barriera, che da giorni viene presidiata dalle truppe della Cirenaica.
Una situazione che in parte ha sorpreso chi da settimane è in viaggio per portare aiuti, medicine, kit sanitari, libri, quaderni, matite e altro materiale scolastico nella Striscia. Proprio per evitare che il Land Convoy sbattesse contro lo stesso muro libico che l’anno scorso ha bloccato la Global march to Gaza, nei mesi precedenti erano state avviate interlocuzioni e presi accordi per assicurare al convoglio un passaggio sicuro.
Ufficialmente, non ci sarebbero le “condizioni di sicurezza” per garantire il transito fino confine con l’Egitto, dunque le autorità della Cirenaica avrebbero proposto di “prendere in consegna” i beni, per poi farli arrivare a Rafah attraverso i canali della Mezzaluna rossa. Proposta immediatamente respinta al mittente.
Nei giorni scorsi, una riunione fra le autorità libiche e una piccola delegazione del Land Convoy sembrava avesse portato a una mediazione, ma all’incontro di monitoraggio che avrebbe dovuto portare alla messa a terra concreta dell’accordo i libici non si sono presentati. "Il Global Sumud Land Convoy è una missione umanitaria civile. Ha completato tutte le fasi precedenti del suo viaggio in collaborazione con le autorità ospitanti e senza incidenti. – hanno scritto gli attivisti in una lettera consegnate alle autorità libiche – I palestinesi di Gaza non possono aspettare. Chiediamo alle autorità libiche e alla Mezzaluna Rossa di onorare i loro impegni, rispondere alle comunicazioni in sospeso e adottare misure immediate per consentire a questo convoglio di procedere”. Nella zona cuscinetto sono ore concitate. In Libia sono arrivati Thiago Àvila e altri membri del direttivo internazionale per definire una strategia.Il problema – spiegano da Sirte – più che logistico, è politico.
Da anni, fra la Libia di Haftar e Israele ci sono rapporti. Secondo quanto svelato dal Times of Israel, nel novembre 2021, Saddam Haftar, figlio del generale che tiene in pugno la Cirenaica e secondo gli analisti suo erede designato, avrebbe avuto addirittura un incontro all’aeroporto Ben Gurion con funzionari israeliani, durante il quale avrebbe offerto una normalizzazione diplomatica dei rapporti in cambio di un sostegno esplicito al padre. È finita con un nulla di fatto, più che altro per i rischi sul fronte interno – né l’opinione pubblica israeliana, né quella libica l’avrebbero digerito – ma sotto traccia, secondo diversi report, i rapporti militari e di intelligence sono continuati.
È una variabile nella definizione della strategia del Land Convoy per uscire dalla zona cuscinetto che per la carovana umanitaria si è trasformata in un imbuto. Nel frattempo, si aspetta. Con autobus, ambulanze e camion a protezione delle tende in cui da giorni dormono, gli attivisti si dividono fra l’accampamento e il paesino vicino. E nessuno sembra disposto a fare un passo indietro.