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Zaccaria: “Ranucci resta la parte offesa. L’azienda lo difenda”

(ansa)

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L’ex presidente Rai: “Un giornalista non è un magistrato che ha l’obbligo di stare attento a chi frequenta. Può vedere persone di varia natura per ricavarne delle notizie”
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Roberto Zaccaria, già presidente della Rai, lei confermerebbe Sigfrido Ranucci alla guida di Report?

«Da presidente mi sono sempre dato il compito di tutelare sopra ogni altra cosa la libertà d’espressione di chi lavorava in Rai e in particolare dei giornalisti e quindi sì gli darei fiducia: per l’importanza della trasmissione, e per il lavoro fatto sin qui. Ranucci è un giornalista interno che lavora in Rai da 30 anni. In questa storia - lo dicono i magistrati - è la parte offesa».

Quello che gli viene rimproverato, da destra, è però un eccesso di confidenza con Valter Lavitola.

«Un giornalista non è un magistrato che ha l’obbligo di essere attentissimo alle frequentazioni. A un giornalista, lo dico in astratto, non è richiesta questa cautela: può frequentare anche persone di varia natura, per ricavarne delle notizie».

Qui non c’era un di più rispetto a un mero rapporto professionale?

«Ma erano in tanti ad avere confidenza con Lavitola. Mi vengono in mente cinque o sei giornalisti an…

Roberto Zaccaria, già presidente della Rai, lei confermerebbe Sigfrido Ranucci alla guida di Report?

«Da presidente mi sono sempre dato il compito di tutelare sopra ogni altra cosa la libertà d’espressione di chi lavorava in Rai e in particolare dei giornalisti e quindi sì gli darei fiducia: per l’importanza della trasmissione, e per il lavoro fatto sin qui. Ranucci è un giornalista interno che lavora in Rai da 30 anni. In questa storia - lo dicono i magistrati - è la parte offesa».

Quello che gli viene rimproverato, da destra, è però un eccesso di confidenza con Valter Lavitola.

«Un giornalista non è un magistrato che ha l’obbligo di essere attentissimo alle frequentazioni. A un giornalista, lo dico in astratto, non è richiesta questa cautela: può frequentare anche persone di varia natura, per ricavarne delle notizie».

Qui non c’era un di più rispetto a un mero rapporto professionale?

«Ma erano in tanti ad avere confidenza con Lavitola. Mi vengono in mente cinque o sei giornalisti anche importanti, anche di Mediaset, che si rivolgevano a lui con “carissimo Valter”».

Insomma, lei distinguerebbe tra la qualità della trasmissione e i rapporti personali?

«Sì, perché la confidenza che Ranucci aveva con Lavitola non deve automaticamente inficiarne la valutazione professionale».

Ma lei che idea si è fatto di tutta la vicenda?

«Ha caratteristiche singolari. Leggo che Lavitola si proponeva di far aumentare la scorta a Ranucci, o di favorirne un lancio in politica. È un modo certo grottesco di sostenere un amico. Ma in ogni caso questo attiene alle responsabilità di Lavitola, non certo di Ranucci».

La Rai potrebbe sostituirlo alla guida di Report.

«Ma la Rai ha il dovere di difendere i suoi giornalisti, specie quelli come Ranucci a capo di una trasmissione che fa giornalismo d’inchiesta. Le misure cautelare le adotta il magistrato, semmai».

Secondo lei come finirà? Lo manderanno via?

«Mi auguro vivamente di no. Anche se in Rai in questi giorni si sente dire di tutto perfino di una normalizzazione di Rai Tre».

Ai suoi tempi com’era? Lei è stato presidente dal 1998 al 2002.

«Sono stato anche consigliere d’amministrazione per sedici anni, dal 1977 al 1993. La Rai la conosco bene. La politica c’è sempre stata. Le pressioni pure. Anche di altissimo livello».

Mi faccia un esempio.

«Ricordo che una volta Silvestro Montanaro fece un’inchiesta delicata su un incendio in Nigeria e prima della messa in onda mi telefonarono i vertici dell’Eni minacciando cause milionarie».

E lei?

«Io feci un controllo con i responsabili della trasmissione che mi assicurarono che tutte le notizie erano state scrupolosamente verificate. Andammo in onda e l’Eni non fece alcuna causa».

In cosa questa Rai è diversa da quella dei suoi tempi?

«C’è un indebolimento obiettivo dei programmi di approfondimento informativo. E anche della satira, come dimostra la vicenda di Caterpillar. Prevale un atteggiamento che mira a liberarsi di una serie di trasmissioni che possono criticare il potere».

Qui è sceso in campo un vicepremier.

«È una sgrammaticatura. In Rai vige un sistema di garanzie, che qui viene bypassata. E chi è al vertice dovrebbe fare da scudo alle pressioni dei politici, per tutelare il prodotto informativo».

Ormai siamo a Tele Meloni?

«Non da oggi Sigfrido Ranucci è sottoposto a pressioni da parte della politica. Spetterebbe alla Commissione Vigilanza, o eventualmente all’Agcom, intervenire, ma non mi pare che ciò avvenga più. Se un politico ha qualcosa da dire lo faccia lì. Per il resto l’azienda ha il dovere di difendere i suoi giornalisti, rispettando la missione del servizio pubblico: Report è una delle poche trasmissioni d’inchiesta rimaste. Va tutelata».

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