Le firme sono già pronte, la maggioranza dei senatori del gruppo c’è, ma la resa dei conti è rinviata a dopo il congresso della Lega, fissato a Milano il 24 e 25 ottobre. Lì, a quel punto, Matteo Salvini ha tutta l’intenzione di cucinarsi Massimiliano Romeo, capogruppo a Palazzo Madama, reo di “insubordinazione”. E magari, ciliegina sulla torta per stravincere, commissariare il partito in Lombardia, togliendogli la leadership nella regione più importante del Carroccio.
La caldissima estate leghista ha visto la coppia formata da Romeo e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana provare a cambiare gli equilibri interni al partito, di fatto chiedendo a Salvini un passo indietro dalla guida. Iniziative pubbliche (partecipatissime), interviste, un lib…
Le firme sono già pronte, la maggioranza dei senatori del gruppo c’è, ma la resa dei conti è rinviata a dopo il congresso della Lega, fissato a Milano il 24 e 25 ottobre. Lì, a quel punto, Matteo Salvini ha tutta l’intenzione di cucinarsi Massimiliano Romeo, capogruppo a Palazzo Madama, reo di “insubordinazione”. E magari, ciliegina sulla torta per stravincere, commissariare il partito in Lombardia, togliendogli la leadership nella regione più importante del Carroccio.
La caldissima estate leghista ha visto la coppia formata da Romeo e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana provare a cambiare gli equilibri interni al partito, di fatto chiedendo a Salvini un passo indietro dalla guida. Iniziative pubbliche (partecipatissime), interviste, un libro (per Romeo, dal titolo Fare la Lega), e al contempo il dialogo costante con Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti. I quali alla fine, però, non si sono mai esposti pubblicamente, lasciando i due da soli. L’assalto metaforico al quartier generale di via Bellerio è dunque fallito, anche perché a quel punto è arrivata la mossa a sorpresa di Salvini, dal palco di Pontida: indire il congresso straordinario, con gli stessi delegati di quello dello scorso anno a Firenze.
Ecco, alla fine di questo percorso, chi rischia seriamente di pagare il prezzo più alto è proprio il segretario della Lega Lombarda. L’unica candidatura alternativa a Salvini sarà quella di Massimo Garavaglia, presidente della commissione Finanze ed ex assessore lombardo al Bilancio, una mossa che tutto sommato può garantirgli un diritto di tribuna, per così dire. Lo spazio per una ulteriore opposizione targata Romeo si riduce quindi al lumicino, o a un poco più che simbolico documento congressuale sulla linea politica e sugli assetti del partito.
Tra i corridoi del Senato i fedelissimi del “Capitano” assicurano che la decapitazione del ribelle – politica, si intende - è pronta. A Salvini resta solo da capire se poi forzare la mano anche per il partito lombardo, ruolo chiave in vista delle prossime Politiche e poi l’anno dopo per le regionali.