Christopher Paolini, lo scrittore di fantasy divenuto famoso in tutto il mondo a vent’anni, torna nelle librerie con una raccolta di racconti ambientata nelle terre incantate di Alagaësia. E anticipa: “Ho in cantiere altri due libri”
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Christopher Paolini è ormai un uomo di trentasei anni. Il creatore di Eragon, il giovane cavaliere dei draghi protagonista dei quattro libri del Ciclo dell’Eredità, porta la barba folta e indossa una giacca di pelle. Sembra esserci rimasto poco o nulla di quel ragazzo terribilmente giovane che nel 2004 doveva apparire ai giornalisti statunitensi come un elfo occhialuto: “Se non l’hai notato”, dice sorridendo, “di recente assomiglio un po’ a un nano”.
La storia editoriale di Christopher Paolini è leggenda. Nato nel 1983, il suo primo libro lo scrisse quando aveva quattordici anni. A diciotto fu la famiglia a pubblicarlo a proprie spese. Il successo arrivò in tempo per i venti: già così era lo scrittore di fantasy più giovane della storia americana. Il suo Eragon fu scoperto per caso: il figliastro dello scrittore americano Carl Hiaasen trovò il libro in un negozio sperduto mentre erano in vacanza, lo finì d’un fiato e spinse il padrino a contattare la sua casa editrice, la Alfred A. Knopf, che ne avrebbe fatto un bestseller mondiale – tutti e quattro i romanzi del Ciclo dell’Eredità superano i 35 milioni di copie vendute. “Quando iniziai a scrivere Eragon, non pensavo che l’avrei pubblicato. Era solo per me e per il mio piacere. Oggi invece c’è persino chi battezza i figli con i nomi dei miei personaggi”, dice Paolini. La sua raccolta di racconti La forchetta, la strega e il drago (Rizzoli) è il suo ritorno in libreria dopo otto anni di assenza. Con lui tornano anche Eragon e il suo drago Saphira, che delle storie sono i protagonisti. Segno, insomma, che l’ultimo romanzo, Inheritance, uscito in Italia per Fabbri editori nel 2011, non aveva concluso la saga.
Nonostante il tempo passato, Christopher Paolini, per certi versi, è ancora quel ragazzo che aveva comprato la replica di una spada vichinga con i primi soldi delle vendite; quello che disse al New York Times di costruire maglie metalliche – armature medievali, per intenderci – nel tempo libero e che aveva tratto dall’antico norreno il materiale per le lingue elfiche dei suoi romanzi. C’è una certa energia in lui e una spontaneità che cattura l’attenzione. Per quanto un po’ goffo – si incastra spesso nelle porte degli ascensori di Repubblica - è un uomo brillante. Racconta che il nome della sua guerriera Arya – un nome che ha in comune con Il trono di spade di George R. R. Martin, vedi il video - gli venne in mente pensando all’aria di un’opera. Nominando il recente sciopero per il clima, si scopre che è un sostenitore dell’energia nucleare. La sua famiglia, ricorda, è originaria di Bologna e l’ha seguito anche a Roma: “Mi incontrerò con loro dopo”. Ha anche la doppia cittadinanza americana italiana, “l’unica cosa che mi manca è saper parlare la lingua”.
Christopher Paolini: ''Scriverò di Eragon finché ho fiato''
Se si cerca di tirargli fuori che cosa pensa della politica risponde: “Molte persone si lamenterebbero del presidente comunque, anche se la carica la ricoprisse qualcun altro. Finché l’economia va bene è un bene per il paese. Non so cosa accadrà nelle prossime elezioni, ma qualunque sia il risultato, renderà molte persone insoddisfatte. Un po’ come la Brexit”, aggiunge, “che sta rendendo tutti quanti infelici”. È chiaro che la politica del mondo di Alagaësia, la terra di Eragon e del suo drago, gli sia più congeniale di quella reale: “Non importa quel che dico a riguardo, ci sarà sempre qualcuno che ne sarà irritato, quindi preferisco stare zitto”.
Bambino prodigio, nato a Los Angeles ma cresciuto in Montana, nelle pianure della Paradise Valley, Paolini fu educato a casa dai genitori. Senza l’obbligo di andare a scuola, il tempo per la lettura era enorme. Sua madre lo aveva preparato ai classici, leggendo ad alta voce a lui e alla sorella, da piccoli, i romanzi di Jane Austen e Charles Dickens. Presto il ragazzo avrebbe deciso di scrivere la propria avventura. Era il 1998. Nel 2004 il suo romanzo era già un bestseller milionario.
Christopher e il suo Eragon furono accusati nei primi anni 2000 di banalità, quando non di plagio. Eppure, quella storia archetipica di eroismo e crescita, che lo stesso Paolini aveva ammesso di aver tratto dagli schemi narrativi di Eneide, Beowulf e, ovviamente, Tolkien, si è dimostrata più longeva del previsto. Ha resistito, ad esempio, ad un adattamento fallimentare al cinema (2006, per regia di Stefen Fangmeier), che riuscì comunque ad aumentare il numero dei lettori della serie: “Ora che la Disney sta comprando 20th Century Fox (lo studio che produsse il film, ndr) il mio personaggio, Arya, tecnicamente diventerà una principessa Disney”, racconta divertito. “E poi”, aggiunge, “la Disney potrebbe sempre fare un remake del film”.
Non fu solo un adattamento cinematografico andato male a mettere in pericolo le avventure di Eragon, più di quanto la sua nemesi, il crudele dittatore Galbatorix, non abbia mai fatto. Quando uscì il terzo libro della saga, Brisingr, Paolini indispettì molti lettori ritrattando sull’originale lunghezza del progetto, inizialmente una trilogia, e annunciando un quarto volume (Inheritance, uscito nel 2011). Forse non fu del tutto un’operazione di marketing: impossibile non credergli quando dice che “potrei passare il resto della mia vita raccontare le storie di quel mondo”.
Di sicuro vuole molto bene alle sue creature letterarie. Del suo ultimo libro, La forchetta, la strega e il drago, dice con fare paterno che Eragon è finalmente cresciuto e che ora “se la dovrà vedere con la sfida di vivere la propria vita dopo essere stato l’eroe”. I racconti della raccolta vedono il protagonista alle prese con la rifondazione dell’ordine dei cavalieri dei draghi in una località oltre i confini delle terre di Alagaësia. Dal nucleo portante però si dipanano le altre storie. In una di queste il rinnegato Murtagh, alle prese con una rissa da locanda, si deve difendere con una forchetta: “Era tarda notte e qualcuno su Twitter mi chiese cosa stesse facendo il mio personaggio dopo gli eventi dell’ultimo libro. Gli risposi che andava combattendo nemici con una forchetta magica”. Detto fatto.
Un altro racconto vede Angela l’erborista, il personaggio ispirato alla sorella di Christopher Paolini, far visita a Eragon con un po’ di pagine manoscritte da fargli leggere: “È stata mia sorella Angela ad avere l’idea ed è stata lei a scriverla. Spero che in futuro la gente possa leggere altre sue storie”. In otto anni non ha lavorato solamente a questo: “Mi sono dedicato ad Eragon dal 1998 al 2011 e sono stato in tour per i libri fino al 2012. Solo questo mi ha tenuto occupato da quando avevo 15 anni a quando ne ho compiuti 28: è una parte significativa della mia vita passata a fare un’unica cosa”. Per prendere una pausa dal mondo di Alagaësia Paolini ha iniziato a lavorare a un romanzo di fantascienza. “Sarà una grande space opera”, dice, “con tante navi spaziali, laser, alieni, esplosioni e molti, molti tentacoli”. Più di così non si scompone, per quanto lui stesso ne abbia dato notizia già dal 2015 su Twitter e sul suo sito, paolini.net, con tanto di videoblog saltuari, tra cui uno in cui racconta di stare studiando molta matematica per il suo “progetto sci-fi”. “Chi ha apprezzato Eragon e gli altri miei libri", conclude, "apprezzerà anche questo. È di un genere diverso, ma la storia è per certi versi dello stesso tipo di quelle che ho scritto finora”.
E infine, una strizzatina d’occhio ai fan: “Ho in programma un nuovo grande romanzo su Eragon”. E Paolini sottolinea “grande”, visto che La forchetta, la strega e il drago non sfiora le trecento pagine, rispetto alle quasi novecento di Inheritance. Ci saranno novità anche per Arya, l’anima gemella mancata del protagonista, ma, continua lo scrittore, “non voglio anticipare nulla. I lettori però saranno davvero soddisfatti di quello che leggeranno”. Insomma, Christopher Paolini tornerà ancora nelle librerie, questo è certo. “Amo raccontare storie”, conclude. “Sono felice di poterlo fare per lavoro e spero di poter continuare per il resto della mia vita. Perciò, a tutti quelli che leggono i miei libri, grazie”.