Cara Iliade, non sei più la stessa
di Saverio Raimondo«Cantami, o Dea, l’ira funesta del pelide Achille, che infiniti lutti addusse agli Achei»: che attacco, che incipit! Al confronto, «Chiamatemi Ismaele» si ritira a capo chino con la coda fra le gambe e si dà al più completo anonimato; «Quel ramo del lago di Como» sparisce e non si fa più trovare neanche sul navigatore; «Quando Gregor Samsa una mattina nel suo letto sì svegliò da sogni inquieti, si trovò trasformato in un enorme insetto immondo» si rigira su un fianco e torna a dormire; «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia» viene espunto dal testo e castrato chimicamente.
E non importa che uno non sappia chi sia questa dea canterina (né se sia effettivamente intonata o meno), cosa diavolo significhi “pelide” né dove cacchio vada l’accento (“pèlide” o “pelìde”?), e …
«Cantami, o Dea, l’ira funesta del pelide Achille, che infiniti lutti addusse agli Achei»: che attacco, che incipit! Al confronto, «Chiamatemi Ismaele» si ritira a capo chino con la coda fra le gambe e si dà al più completo anonimato; «Quel ramo del lago di Como» sparisce e non si fa più trovare neanche sul navigatore; «Quando Gregor Samsa una mattina nel suo letto sì svegliò da sogni inquieti, si trovò trasformato in un enorme insetto immondo» si rigira su un fianco e torna a dormire; «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia» viene espunto dal testo e castrato chimicamente.
E non importa che uno non sappia chi sia questa dea canterina (né se sia effettivamente intonata o meno), cosa diavolo significhi “pelide” né dove cacchio vada l’accento (“pèlide” o “pelìde”?), e se il verbo “addurre” non si usava più già al tempo degli Achei: il solo suono di quella frase ha tutto il fascino epico che un poema omerico deve avere per definizione. Provate a leggere quelle poche righe ad alta voce: vi sembrerà di sentire il clangore delle spade, il sibilo delle frecce, il suono della campanella al cambio dell’ora.
Ecco perché resto di stucco e quantomeno interdetto quando, prendendo in mano l’Iliade recentemente ripubblicata da Einaudi con nuova traduzione a cura di Guido Paduano (e che riprendo in mano quando voglio darmi un tono da pre-socratico, utile per fare colpo su certe assistenti universitarie di Lettere classiche), mi ritrovo a leggere «Canta, Musa divina, l’ira di Achille figlio di Peleo, l’ira rovinosa che portò ai Greci infiniti dolori».
E adesso chi è questo Peleo? Da dove salta fuori? E da quando gli Achei sono Greci? Da sempre??? Come lo tzatziki? — spero almeno con meno aglio. E ora la Dea perché si fa chiamare Musa prima di cantare? È un nome d’arte? Se scrivo “Musa” su Spotify la trovo? E che fine ha fatto “addurre”? Non si “adduce” più? Ma come, e io che avevo addotto “addurre” in ogni mia conversazione — sempre per quella storia di fare colpo su certe assistenti universitarie…
Ma questo Paduano, è del ramo? Dove ha studiato? Era assente all’ora di epica, quando il professore spiegava l’Iliade? Leggo su Internet che «Guido Paduano è un grecista e filologo classico»... Ma tanto classico non mi pare! La sua traduzione dell’Iliade semmai è moderna, per non dire vandalica. Ma come l’ha tradotta? Con Google Translate? Non certo con ChatGPT, l’intelligenza artificiale certi errori non li fa più.
O state forse dicendo che le traduzioni sulle quali abbiamo studiato tutti quanti fino a ora erano sbagliate, o quantomeno desuete — quasi quanto il termine “desueto”? Dunque i miei genitori hanno buttato i loro soldi, pagandomi l’istruzione. Glielo dicevo io che era meglio investire in droga.
Badate bene: non sono in grado di verificare di persona quale traduzione sia quella più corretta. Sì, nell’edizione Einaudi c’è il testo greco a fronte, ma appunto è in fronte che me lo do: io il greco non lo so, né quello moderno né tantomeno quello antico — che invece a quanto pare era molto in voga all’epoca: è incredibile che in Antica Grecia tutti avessero fatto il Liceo classico.
Anche mio fratello maggiore fece il ginnasio, ed è il motivo per cui io invece preferii iscrivermi allo scientifico: lo vedevo tutti i pomeriggi sputare sangue sul GI di Franco Montanari (solo poi a mio fratello fu diagnosticata la tisi), e comunque tornava a casa dalle versioni di greco con 4 fisso marchiato a fuoco sulla pagella; e io decisi che preferivo far di conto piuttosto che studiare le lingue morte.
Ora, non voglio mettermi contro il professor Guido Paduano, laureato in Lettere all’Università di Pisa quale allievo della Scuola Normale Superiore, e dove poi ha finito con l’insegnare letteratura greca, filologia classica e letterature comparate; voglio dire, chi sono io — cioè, lo so chi sono, non ho l’Alzheimer o comunque non ancora, so anche tornare a casa o meglio in questo momento ci sto proprio, ma insomma, ecco, sento che ci siamo capiti anche stavolta. Però una cosa la voglio dire: ma siamo proprio sicuri di voler rendere così comprensibile un’opera che aveva nel suo essere astrusa parte del suo fascino?
Non fraintendetemi, non sono un conservatore né tantomeno un nostalgico: odio la nostalgia, e persino il vintage — che altro non è che una bolla speculativa alimentata dalle parrocchie, le quali con tutti gli abiti vecchi e usati che hanno raccolto negli anni con la promessa di darli ai poveri ora invece alimentano e gestiscono il traffico del vintage, controllando mercatini e negozietti dell’usato come un vero racket. Ma non divaghiamo. Dicevo: non sono un nostalgico. E, però, che fascino che aveva la vecchia traduzione dell’Iliade!
Ok, non ci abbiamo mai capito niente e abbiamo sempre e solo ripetuto tutto a pappagallo; ma come tutto il resto, del resto! Non capirci niente e ripetere sempre gli stessi errori: non è forse questa, la vita? E perché l’Iliade dovrebbe fare eccezione? La scuola, nella sua accezione più nobile, non dovrebbe forse prepararci a vivere il mondo là fuori? — che è incomprensibile, oscuro, e che «infiniti lutti addusse agli Achei»? È davvero così importante capire sempre tutto?
Se sì, se tutto deve essere nitido e chiaro, limpido e cristallino, senza dubbi né interrogativi, allora rendeteci comprensibile anche tutto il resto: le equazioni di primo, secondo e terzo grado, il pensiero di Hegel e Kant, il tedesco, i moduli dell’Agenzia delle entrate, la procedura per lo Spid, i comportamenti umani, il senso della vita. Non sappiamo che farcene di un’Iliade intelligibile in un mondo indecifrabile, popolato di persone impenetrabili ed enigmatiche come certe assistenti universitarie di Lettere classiche.