L’insostenibile leggerezza di Milan e Philip
di Alessandro CatalanoL’imprevedibile successo dell’Insostenibile leggerezza dell’essere ha reso Milan Kundera, nella seconda metà degli anni ’80, uno dei rappresentanti di quella che un comico definiva “condizione postmoderna”. Vari scrittori lo hanno utilizzato come simbolo di filosofia ed erotismo a buon mercato. In Piattaforma di Michel Houellebecq il protagonista si ritrova ad esempio in spiaggia con accanto «un asciugamano, un paio di occhiali da sole, un tubetto di crema abbronzante, un tascabile di Milan Kundera». In Purity di Jonathan Franzen, invece, uno dei protagonisti, «dopo l’espulsione dall’università, era scivolato in un mondo di fica alla Milan Kundera». Nella Macchia umana, tardo romanzo di Philip Roth, l’avvicinamento tra due personaggi avviene nel segno dello scrittore ceco: «lei lo considerava un’anima gemella. Lo aveva conosciuto a una lezione di Milan Kundera. Era stato là che lui l’aveva rimorchiata, e fuori avevano continuato a bearsi delle osservazioni di Kundera su Madame Bovary,…
L’imprevedibile successo dell’Insostenibile leggerezza dell’essere ha reso Milan Kundera, nella seconda metà degli anni ’80, uno dei rappresentanti di quella che un comico definiva “condizione postmoderna”. Vari scrittori lo hanno utilizzato come simbolo di filosofia ed erotismo a buon mercato. In Piattaforma di Michel Houellebecq il protagonista si ritrova ad esempio in spiaggia con accanto «un asciugamano, un paio di occhiali da sole, un tubetto di crema abbronzante, un tascabile di Milan Kundera». In Purity di Jonathan Franzen, invece, uno dei protagonisti, «dopo l’espulsione dall’università, era scivolato in un mondo di fica alla Milan Kundera». Nella Macchia umana, tardo romanzo di Philip Roth, l’avvicinamento tra due personaggi avviene nel segno dello scrittore ceco: «lei lo considerava un’anima gemella. Lo aveva conosciuto a una lezione di Milan Kundera. Era stato là che lui l’aveva rimorchiata, e fuori avevano continuato a bearsi delle osservazioni di Kundera su Madame Bovary, contagiati, tutt’e due, da quello che Delphine, eccitata, chiamava “il morbo di Kundera”».
Il più significativo di questi legami è proprio quello con Roth. All’inizio del loro rapporto, nella plumbea Praga del 1973, pochi anni dopo la repressione della Primavera, lo scrittore americano era conosciuto in tutto il mondo, mentre il suo collega ceco viveva una condizione esistenziale difficile in Cecoslovacchia e solo in Francia aveva una diffusione significativa. Dopo il trasferimento a Rennes nel 1975 e poi a Parigi, Kundera sarebbe invece diventato una sorta di icona culturale, sovrastando la fama dell’amico.
«Quando un artista parla di un altro, parla sempre (di riflesso, in modo indiretto) di sé stesso, e in questo consiste tutto l’interesse del suo giudizio» – scrive Milan Kundera a proposito di Francis Bacon. Potrebbe trattarsi di un indizio per ripensare, sia per Roth che per Kundera, il rapporto di ispirazione, polemica e riformulazione di idee, stili e tecniche.
Milan Kundera con la moglie Vera nel 1973
Ma sarà meglio procedere con ordine. Com’era entrato in contatto Roth con gli scrittori cechi, eludendo la sorveglianza della polizia segreta? Nel 1972 a spingerlo a Praga assieme a Barbara Sproul era stato l’interesse per Franz Kafka. Grazie all’incontro con i suoi traduttori si era però presto reso conto della situazione: gli scrittori più noti erano censurati e la traduzione del Lamento di Portnoy non sarebbe stata pubblicata. Tornato a Praga regolarmente tra il 1973 e il 1976 come “Turista” (nome in codice della polizia segreta), con ben altra consapevolezza culturale, aveva sviluppato profonde amicizie, intrattenendo più o meno regolari corrispondenze (anche cifrate) con vari intellettuali. Roth aveva perfino organizzato una raccolta di fondi tra gli scrittori americani per aiutare concretamente i colleghi cechi e aveva fondato per Penguin la collana “Writers from the Other Europe” (vi usciranno quattro libri di Kundera). Lo sperimentalismo della recente prosa ceca non poteva del resto lasciare indifferente un autore alla ricerca di una dimensione letteraria alternativa al realismo della prosa americana.
La storia di questi rapporti è anche la storia di donne nell’ombra. Quando Philip Roth è approdato per la prima volta a Praga, animato da una curiosità febbrile, è stata centrale la mediazione linguistica. La conoscenza con due figure importanti del panorama letterario ceco – Kundera e Ivan Klíma – è avvenuta ad esempio nell’appartamento di Rita Budínová-Klímová, che parlava un ottimo inglese. Del primo incontro con Kundera ha lasciato una testimonianza la Sproul: «i due cominciarono a parlare in modo spinto e Rita si faceva sempre più paonazza. Era un piacere tradurre i loro scambi, ma quando le battute si facevano sconce, beh, se suo padre fosse stato nei paraggi, sarebbe stato ancora peggio. Si sarebbe sentita terribilmente in imbarazzo». Se non è difficile immaginare Roth e Kundera lasciarsi andare ad allusioni piccanti, è curioso, dato l’inglese stentato di Kundera, il ruolo dell’intermediario femminile, che si ripeterà anche in seguito con la moglie di Kundera, V?ra.
Lo stesso scrittore americano ha rievocato infatti come «in men che non si dica ci ritrovammo io e Kundera immersi in ore e ore di conversazione», aggiungendo: «Quando finivamo, lei aveva un’aria che sembrava avesse fatto sesso con tutti e due, – dice Roth ridendo. – Pallida, tutta scarmigliata ed eccitata».
Queste figure femminili sono state poi offuscate dal prestigio degli scrittori che accompagnavano e vengono al massimo citate, per usare un’espressione di Roth, solo come oggetti dei loro «sguardi rapaci». Una ricostruzione del loro ruolo verrà dalla nuova lettura della corrispondenza tra i due scrittori, presentata al recente convegno di Padova Kundera without Kundera da parte di Michelle Woods. L’intesa elettrica tra Roth e Kundera, che si sviluppava su piani molteplici, dalla funzione dell’erotismo in letteratura fino all’interesse per la traduzione, travalicava dunque la lingua. Il magnetismo dello scrittore ceco aveva colpito Roth, che pur considerandolo un “lupo solitario”, lo definiva «una combinazione tra un pugile e una pantera». Un primo importante punto di contatto tra i due scrittori era senz’altro rappresentato proprio da Kafka. Anche se l’interesse di Roth è legato soprattutto al senso di colpa e di persecuzione, condividono lo stesso principio di allontanamento dal realismo, come nella novella Il seno, del 1972. Roth si era speso molto per lanciare nel contesto americano il nome dell’amico, come dimostrano la prefazione scritta per la nuova edizione di Amori ridicoli e la pubblicazione di alcuni dei racconti su rivista. Aveva cercato di attenuare l’idea dello scrittore impegnato, inserendo l’opera di Kundera in una concezione ironica dell’erotismo: «Ad essere ridicolo, nelle storie di Kundera ambientate in Cecoslovacchia, è quanto tutto finisca per essere serio e cupo, inclusi scherzi, giochi e piaceri; ad essere ridicolo è quanto poco si possa ridere con autentica gioia». Frasi che ricordano quanto scriverà in seguito Kundera: «Philip Roth è un grande storico dell’erotismo americano. È anche il poeta di questa strana solitudine dell’uomo lasciato solo di fronte al suo corpo».
Quest’amicizia, dopo il 1975, è stata segnata da incontri più o meno regolari, in occasione dei viaggi di Roth a Parigi o dei Kundera oltreoceano, il più famoso dei quali è quello in Connecticut nel 1978, immortalato anche nella fotografia messa a disposizione dalla Biblioteca Milan Kundera di Brno. Una volta, di fronte alla commiserazione dell’amico per aver perso soldi, patria, amici e lingua, Kundera avrebbe reagito scuotendo la testa: «e infine si fermò, dicendo, con un po’ d’impazienza: Philip! No! Io ho perso sedici ragazze!».
Roth si è sempre prodigato in suggerimenti per i titoli inglesi dei romanzi dell’amico e ha perfino dedicato a Milan Kundera Lo scrittore fantasma, del 1979, rendendo esplicito un rapporto di carattere più profondo. E chissà se è davvero azzardato ipotizzare un riflesso della lettura del Lamento di Portnoy nella Vita è altrove. Nel romanzo di Roth il secondo capitolo del lungo effluvio del protagonista si intitola “Pippe”, mentre in quello di Kundera il terzo capitolo della vicenda del poeta immaginario Jaromil si chiama “Il poeta si masturba”. L’apice del loro rapporto può essere considerata l’intervista pubblicata alla fine di novembre del 1980 sul libro preferito di Roth, quello che ha consacrato Kundera nel mondo anglosassone, Il libro del riso e dell’oblio. Anche i citati personaggi della Macchia umana, del resto, amavano proprio quel libro, «credevano nel suo ethos della riflessione e della sofferenza» e si soffermavano sull’aspetto fisico di Kundera: «Delphine era rimasta affascinata dalla poetica aria da boxeur dello scrittore, segno esteriore, per lei, di tutto ciò che si scontrava dentro di lui». L’immagine dello scrittore-pugile, come si vede, ha lasciato un’impressione profonda in Roth. Dopo il trasferimento di Kundera in Francia, la situazione si è pian piano capovolta. Kundera ha accolto su Le Monde, nel 1979, la traduzione francese di Professore di desiderio. Come ha mostrato Alessandro Metlica, il testo è stato poi più volte riadattato alla nuova situazione in cui veniva pubblicato, se qui l’accento primario era sulla forza dissacratrice dell’ironia, in seguito Roth sarebbe diventato «l’Anti-kitsch américain».
Un rapporto così intenso può aver lasciato riflessi sull’opera letteraria? La già citata Woods ha ad esempio invitato a un cambiamento di prospettiva nei confronti di V?ra Kunderová, archivista e agente letterario del marito per quasi venticinque anni. Era lei, infatti, a tradurre le lettere di Kundera e mitigare le idiosincrasie del marito. In un’occasione aveva addirittura avanzato la proposta che a tradurre Il seno in francese potesse essere proprio il marito. Sue sono di fatto anche tutte le fotografie che immortalano i due scrittori e la sua relazione con Roth è stata senz’altro particolare, se lo stesso Milan Kundera ha sentito l’esigenza di sottolineare all’amico, in una delle sue rare lettere in inglese, che stava scrivendo «senza la terribile Vera, la cui traduzione si ergeva tra te e me come un muro di perpetua mistificazione». Roth era però critico sull’opera più famosa di Kundera e a Updike aveva scritto che «L’insostenibile, ecc. è tutto ciò che Milan odia: sentimentalismo, pornografia, discorsi politici semplicistici».
E anche nella Macchia umana non manca un pizzico di ironia: «sesso, certo, sesso meraviglioso, ma sesso con metafisica». Si può quindi ipotizzare che L’orgia di Praga (1985) rappresenti una risposta letteraria di Roth all’improvviso successo dell’amico? Certo, la novella è incentrata sulla decostruzione del mito del maschio dissidente schiacciato dall’impotenza politica, cliché di molta letteratura dell’epoca, ma è anche ricca di citazioni, a partire dall’esordio della Metamorfosi: «Quando una mattina Nathan Zuckerman si svegliò da sogni inquieti scoprì di essersi trasformato nel suo letto nell’uomo che spazza i pavimenti in un caffè della stazione». Ma non sono numerosi anche i riferimenti a Milan e V?ra? Il tema delle splendide novelle rimaste a Praga prigioniere tra gli artigli di una ex moglie non è forse una variazione del tema delle “lettere perdute” del Libro del riso e dell’oblio? E tutta la divagazione sulla parola ceca touha (più propriamente “desiderio” che la “nostalgia” della traduzione italiana) non è una variazione sul celebre tema dell’intraducibile lítost di Kundera? E non è ancora più immediato il passaggio sull’“insostenibile situazione” da cui i praghesi ricaverebbero una «spiritosa ed elegante commedia di costume»?
Insostenibile, proprio come nel romanzo di Kundera…I critici hanno voluto vivisezionare ciò che Roth aveva complicato, identificando Kundera nello scrittore emigrato Zdenek Sisovsky, che vuole recuperare i racconti del padre, e Klíma nello scrittore dissidente Bolotka, rimasto a Praga. La conoscenza delle lettere permette ora una lettura più sfaccettata. Benché quindi Sisovsky, che ha scritto «una piccola satira innocua a Praga nel 1967» (l’anno dello Scherzo), venga descritto con il «naso piccino che ha l’inquietante potenza di un pugno guantato» alla Kundera, ha però i capelli lunghi alla Klíma. Bolotka utilizza a volte le parole delle lettere di Klíma («Gli dirò che sei venuto per le quindicenni»), altre quelle di Kundera («A Praga ho sedici amichette. Come posso andare via?»). All’inizio del testo Sisovsky si rivolge in inglese a Zuckerman, mentre in una delle bozze preparatorie del romanzo la scena è legata alla traduzione di sua moglie ed è accompagnata da un’annotazione: «come M e io attraverso Vera». La complessità della narrazione di Roth va quindi molto oltre la mera trascrizione di un diario e si fa beffa. O magari “scherzo”?È quindi evidente che i rapporti tra Kundera e Roth hanno influenzato le rispettive opere in entrambe le direzioni, come aveva forse intuito Updike: «per quanto mi riguarda, sei uno scrittore ceco migliore di Kundera».