Gli autori che Proust paventava, erano quelli che più amava. Dotato di un forte dono mimetico (e gran talento nelle imitazioni), temeva che i tic e il ritmo degli autori che riveriva attecchissero nel suo metronomo interiore, modellandogli per sempre lo stile. Così, nel momento in cui stava per partire col romanzo, preoccupato di avere una sua scrittura originale («ogni scrittore è obbligato a costruirsi la propria lingua», scrisse a gennaio 1908 a un’amica), decise di partire all’attacco.
Usò un sistema omeopatico; fece, degli autori più apprezzati, delle sistematiche imitazioni, che diventarono in gran parte articoli per il Figaro. La lista di queste imitazioni, iPastiches, costituisce la biblioteca degli autori più ammirati, da cui tenersi lontano.
Gli autori che Proust paventava, erano quelli che più amava. Dotato di un forte dono mimetico (e gran talento nelle imitazioni), temeva che i tic e il ritmo degli autori che riveriva attecchissero nel suo metronomo interiore, modellandogli per sempre lo stile. Così, nel momento in cui stava per partire col romanzo, preoccupato di avere una sua scrittura originale («ogni scrittore è obbligato a costruirsi la propria lingua», scrisse a gennaio 1908 a un’amica), decise di partire all’attacco.
Usò un sistema omeopatico; fece, degli autori più apprezzati, delle sistematiche imitazioni, che diventarono in gran parte articoli per il Figaro. La lista di queste imitazioni, iPastiches, costituisce la biblioteca degli autori più ammirati, da cui tenersi lontano.
Imita dunque Balzac, Flaubert, lo storico Michelet, i memorialisti Goncourt e Saint-Simon, il critico Sainte-Beuve, il simbolista Maeterlinck, e lo scrittore più prossimo e temuto, John Ruskin. Alcuni di questi testi à la manière de…sono solo abbozzati, ma tutti trattano un solo fatto di cronaca, la storia di un truffatore, Lemoine, che dichiarava di poter fabbricare diamanti per cristallizzazione del carbonio a alta temperatura. La compagnia estrattiva De Beers lo dotò di una fabbrica e lo incaricò di produrre questi diamanti sintetici – che i periti avevano dichiarato essere identici a pietre autentiche. Ma i gioiellieri e i lapidari che avevano venduto a Lemoine le pietre dei sedicenti esperimenti le riconobbero, Lemoine fu arrestato con grande clamore, e Proust riconobbe in questa storia – dove, anche se si parla solo di preziosi falsi, di diamanti d’imitazione, sono in campo solo pietre autentiche – una perfetta metafora della sua preoccupazione: non sta per creare un’imitazione, ma un’opera d’arte irriproducibile.
La biblioteca personale di Proust non ci è pervenuta, e del resto il libro era per lui solo un elemento dell’attività complessa della lettura – “piacere divino” nell’infanzia, quando, immersi, all’aperto, nel libro preferito (Capitan Fracassa di Théophile Gautier, per esempio), si perde cognizione del sole, dello “stagno che non esiste più”, del ronzio degli insetti, del luogo e dell’ora, che riaffiorano invece nel ricordo, sfogliando i libri d’un tempo, “i soli calendari che abbiamo conservato dei giorni andati”. L’incantevole testo Sulla lettura è l’introduzione proustiana alla sua traduzione di Sesamo e Gigli di John Ruskin, la più forte e influente delle passioni di Proust: che in questo testo del critico inglese trova l’elemento principale dell’atto della lettura, le impressioni legate alla decifrazione del libro interiore. Il libro deve “rimanere”; ma se è di qualità, quando lo si affronta, bisogna essere «disposti a lavorare come un minatore australiano», nulla ci può esimere dal lavoro di scavo nella nostra verità interiore, «la discesa nell’intimo di noi stessi», ripete Proust nelle note. Quando si legge un buon libro, argomenta ancora Ruskin, non si deve pensare: «com’è vero!». Ma invece: «Che strano! Non ci avevo mai pensato prima, eppure mi accorgo che è vero». Dopo cinque anni di traduzione di Ruskin, Proust è pronto per passare a «tradurre la povera anima sua».
L’adolescente del Questionario dichiara di amare Georges Sand (François il trovatello avrà un ruolo chiave nel romanzo) e il poeta Musset; lo studente, nel 1886, scarica, su richiesta di un compagno, una lista di autori necessari: Omero, Platone, Lucrezio, Tacito, Shakespeare, Emerson, Goethe, e tra i francesi Villon, La Fontaine, Racine, il poeta libertino perseguitato per sodomia Théophile de Viau, e poi la Sévigné, Descartes, Rousseau, Diderot, Baudelaire, Sainte-Beuve (a cui rimprovererà il metodo critico biografico, ma di cui apprezza i ritratti letterari). Ma erano gli inglesi che più lo toccavano – una pagina del Mulino sulla Floss lo faceva piangere: l’attacco sulle reminiscenze, annotato nel 1908, influenzerà la Recherche.
Proust praticava la cortesia squisita del bel mondo aristocratico, e non faceva stroncature. Scrive a Gide che il suo romanzo I sotterranei del Vaticano sono come un rosone di chiesa, una lampante architettura. Ma la cameriera Céleste è lapidaria: «Non è male», lo aveva liquidato: «Proust non amava e non apprezzava Gide». Al suo geniale consulente bancario, Lionel Hauser, che aveva pubblicato un saggetto, Proust scrive: «forse avremmo fatto meglio a consultarci prima, io sugli investimenti, lei sulla scrittura». A Cocteau poeta sconsigliava la frivolezza, che lo faceva assomigliare a madame de Noailles (la salottiera contessa, modesta versificatrice): crudelissima frecciata, e, con un colpo, trafitti due piccioni. Mirando sempre all’opera, Proust, più che agli scrittori modesti, pensava all’immensa schiera di maestri che potevano fecondarla. Semmai praticava piuttosto l’allegra irrisione. Un personaggio dellaRecherche, Bloch, cita un titolo di Ruskin con una strana dieresi, Stones of Venaïce. Era accaduto che il re mondano di Parigi, Robert de Montesquiou, aveva dedicato a Venezia una poesia a rime baciate: “Venedig, Venise, Venice / qui fait dire à l’Anglais: “So nice!”. Dunque, per far rima con “nice”, Montesquiou pronunciava Venice venàis. Avvisato, Montesquiou soppresse i versi, e fece sparire la prima edizione della sua raccolta (non c’è neanche alla Biblioteca Nazionale di Parigi). Ma aveva fatto i conti senza Proust.